I look più chiacchierati della storia del Festival di Sanremo
Sette decadi di canzoni, stili e personalità diversi che, attraverso mise impeccabili, personalità eccentriche e dettagli scandalosi, hanno contribuito alla storia del costume italiano
La 74° edizione del Festival di Sanremo è ormai alle porte: il prossimo 6 febbraio prenderà il via la kermesse musicale più attesa del mese, o meglio dell’anno, alla cui conduzione ancora una volta ci sarà Amadeus.
Il Festival della Canzone Italiana cattura chiunque, pervadendo l’immaginario collettivo di immagini che, di anno in anno, diventano rappresentative della storia dello spettacolo, fonte di ispirazione per i posteri, emblema della contemporaneità. Qualsiasi italiano, senza troppe esagerazioni, almeno una volta lo ha seguito. Merito dello show oltre la gara, del potere della moda che accompagna la musica: non è raro che spesso si parli più delle scelte stilistiche che della competizione canora, grazie a look irriverenti e glorificati, pionieristici e detestati, polemici e giustificati.
Levante parla dei commenti ricevuti sul suo cambio look
Il potere della moda
Sebbene la musica rimanga il cuore pulsante della kermesse, la critica, ufficiale e non, dedica consuetamente molta attenzione al potere visivo dell’esibizione, alle scelte dei costumi e a quello delle installazioni che spesso sono parte fondamentale di messaggi e concetti che la semplice e sola esibizione della canzone non riuscirebbe a comunicare e far percepire. Qui una rassegna dei look più iconici e scandalosi che hanno rivoluzionato e influenzato la moda e il costume italiano, concorrendo a rendere il Festival di Sanremo un evento mediatico la cui notorietà travalica i confini nazionali per spingersi oltreoceano.
Nada e la sua Swinging London
Tra i primi look a rappresentare la bellezza della propria generazione, quello di Nada del 1969, che ha tutto il sapore della Swinging London che impazzava in quegli anni. Nada ha 15 anni quando sale sul palco dell’Ariston: è la cantante più giovane, con tanto talento e una bellezza particolare. Indossa un abito cortissimo bianco, leggermente svasato, con le maniche ricoperte da tante margherite, in coordinato con un paio di boots in vinile anche loro bianchi. Capelli lunghi, lisci, sciolti, con la riga al centro. Le basta quella sola esibizione per far diventare Ma che freddo fa una hit e per entrare nella storia di Sanremo e della cultura italiana.
Edizione 1961
Prima di lei, però, una menzione all’abito, non così irriverente, ma decisamente indimenticabile, di Mina del 1961, quando si esibisce a Sanremo con Le mille bolle blu. Ispirandosi al titolo della canzone, Rosetta Gussoni Reclari, la sua sarta di fiducia, le confeziona un abito in chiffon bianco dal colletto tondo e la gonna a corolla a pois blu, stretto in vita da una piccola cintura e rifinito da una fila di piccoli bottoncini. Il pattern? Ovviamente tante bolle blu. Di quella esibizione, memorabile è il gesto con le dita che la cantante fa per far tremare il labbro mentre pronuncia la parola "blu".
Da ricordare anche lo scandaloso Adriano Celentano, durante la stessa edizione, che provoca l’audience con un gesto inaudito per quei tempi. 24mila baci è il brano rock’n’roll che rompe la tradizione melodica del festival, ma a far discutere è il suo papillon slacciato sul palco. Con fare scapigliato, l’atteggiamento irriverente e le sue movenze ipermolleggiate, Celentano desta scalpore, ma diventa allo stesso tempo inimitabile.
Oriente e futurismo
Nel 1984 la storia dei look la scrive Patty Pravo, nei panni di geisha avvenirista. Con uno stile ibrido, a metà tra le tradizioni orientali e l'avant-garde aliena, la cantante calca le insidiose scalinate dell’Ariston cantando Per una bambola, ballata suadente, di cui sottolinea la raffinata potenza con una performance spettacolare, aiutata dal movimento del ventaglio a coprirle il volto sul finale dell’esibizione. L’abito drappeggiato con maglia metallica lo realizza per lei Gianni Versace, sancendo così il successo stilistico della cantante il cui look, divino, non ha eguali ancora oggi.
Iconico e scandoloso come Loredana
Provocatoria, irriverente e assolutamente sovversiva è Loredana Bertè nel 1986, con la canzone scritta per lei da Mango, Re. Con un abito Gianni Versace in pelle, borchie punk e calze a rete ma, soprattutto, con un finto pancione, Loredana regala a Sanremo l’effetto shocking, uno scalpore assoluto per l’allora puritano Festival, non pronto a vedersi sbattuto in faccia il dibattito sul ruolo delle donne incinte nella società. Il suo scopo è quello di sensibilizzare il pubblico sul tema della gravidanza: “Forse la gente crede che una donna incinta debba per forza soffrire in un letto e aspettare il lieto evento con un medico e una levatrice a fianco, invece che ballare e cantare, ed essere sé stessa soprattutto in quei momenti così importanti per lei”. Il look è diventato iconico, tanto che nel 2011 Lady Gaga l’ha imitata al Radio 1’s Big Weekend di Carlisle.
Nel 1987, il look scandalo è esibito da Patsy Kensit, attrice e cantante degli Eight Wonder all'epoca fidanzata con Liam Gallagher, ospite dell’Ariston quell’anno. Durante l’esibizione, il vestitino monospalla lascia intravedere il seno, un innocente mulfunction di cui si è parlato a lungo.
Femminismo ultra pop
Nel 1991 Sabrina Salerno e Jo Squillo portano al Festival Siamo donne, un manifesto femminista ultra pop, che è anche un inno di ribellione. Poco ligie alle regole di Sanremo per cui ci si esibisce solo con abiti da grande soirée, le due cantanti ostentano una femminilità sbarazzina, ma consapevole e una grinta tradotta in completi sparkling e catsuit aderentissime. Il look di Sabrina è tutt'ora attualissimo: bikini argento e giacca nera oversize.
Camaleontico come Oxa
Scegliere la più iconica tra le mise sfoggiate da Anna Oxa nel corso della sua lunga carriera al Festival è operazione difficilissima. Camaleontica, irriverente, sensuale, il suo stile va dal mannish post punk, che la vede debuttare con Un’emozione da poco nel 1978, a quello estremamente sensuale di fine anni ‘90. Per l’esibizione di Senza pietà del 1999 è Tom Ford, alla direzione creativa di Gucci, a disegnare per lei l’abito: un top nero e pantaloni fluidi vagamente country, tempestati di cristalli e piccole frange, dai quale spunta un tanga nero, non più inteso come capo underwear, ma come indumento da esibire.
Naked o quasi
Nel 2005, Lola Ponce, ospite di Sanremo, calca l’Ariston con solo una vestaglia trasparente e biancheria. Un naked dress che è un inno alla libertà più pura.
Nel 2011, a creare scandalo, è Belen Rodriguez che mostra agli occhi del mondo il suo accessorio indelebile: il tatuaggio di una farfalla sull’inguine. La showgirl lo esibisce con estrema nonchalance e naturalezza, scendendo la scalinata e tenendo ben aperto lo spacco dell'abito bicolore, azzurro e rosa. A decretare se la sua presenza sull’Ariston sia stata fruttuosa, la parola rimane alla critica. Sta di certo che quel momento in pochi lo dimenticheranno.
Trasformismo 2.0
Tra le esibizioni più memorabili degli ultimi anni, una menzione d’onore va ad Achille Lauro e al suo trasformismo. Nel 2020, il cantante è stato coinvolto da un incredibile successo, non tanto per le sue doti canore, ma per quelle performative. Nelle vesti di quattro personaggi diversi, San Francesco, David Bowie, la marchesa Luisa Casati Stampa e la regina Elisabetta I Tudor, Achille è stato incoronato il vincitore di stile dell’edizione. Le sue esibizioni sono state delle vere e proprie performance artistiche, i cui abiti, realizzati da Alessandro Michele, ex direttore creativo di Gucci, hanno contribuito notevolmente al successo. Nel 2021 è ritornato sull’Ariston come ospite, questa volta nei panni di Mina.
Sparkling a suon di flapper
Degna di nota, la selezione di abiti sfoggiati da Elodie nel 2021, nei panni di co-conduttrice: dallo scintillante abito con spacco vertiginoso di Atelier Versace, alla nuvola di tulle rosso scarlatto firmata Giambattista Valli. Quello decisamente indimenticabile è un abito firmato Oscar De La Renta, indossato durante la performance di mash-up canoro. Un nude look dalle maniche ampie con frange shimmering, a tenere lo stesso ritmo della cantante durante l’esibizione. Una sorta di versione aggiornata dell’abito charleston anni Venti. Scintillante, dinamico e trasgressivo come allora, il minidress le regala un appeal ultra sexy da flapper contemporanea.
Genderless
Il 2022 è l’anno di Blanco e Mahmood, che si aggiudicano la vittoria con Brividi, sfoggiando un’eleganza estremamente contemporanea. Blanco sceglie Valentino, con i suoi volant e le sue trasparenze, mentre Mahmood opta per la fluidità di Riccardo Tisci per Burberry, che ridisegna i confini di genere tra camicie bianche con cristalli, gonne lunghe e cravatte di pelle.
Chiara e il femminismo
Co-conduttrice del Festival di Sanremo 2023 durante la prima e l’ultima serata, Chiara Ferragni. I suoi look sono emblematici: vuole parlare di femminismo, di autoespressione, di libertà e di empowerment femminile e lo fa proprio attraverso degli abiti, custom made by Schiaparelli e Dior.
Il Festival continua ad essere una grande macchina d’intrattenimento televisivo, ma la moda contribuisce notevolmente al successo dello spettacolo: le mise esibite ogni anno si traducono in messaggi, concept, opinioni e punti di vista politici, sociali e culturali, diventando delle lenti d’ingrandimento in grado di rileggere il cambiamento della storia del costume italiano.