Fringe mania: non si vive di solo minimalismo
Tra dinamismi estetici e geometrismi etnici, le frange sono tornate ad adornare il womenswear per la Spring Summer 2024
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Simbolo di movimento e libertà, dalle flappers anni Venti al groove anni Settanta, le frange hanno cavalcato la storia del costume tra alti e bassi, da vezzo chic da elargire a piccole dosi a trend mordi e fuggi, fino a tramutarsi in tendenza quanto mai solida.
Lunghe, svolazzanti ed esagerate per abiti e gonne che vivono un movimento audacemente libertino: più corte e rigide per top tridimensionali; impreziosite di paillettes, pietre e perle per un tocco decisamente glamour e indimenticabile, le frange conquistano le passerelle della Spring Summer 2024 fino a spingersi alle ultime collezioni presentate a febbraio per la Fall Winter 2024-2025.
Origini esitanti
Rese iconiche dalle flappers, chic da Twiggy e Cher, rock e audaci da Ringo Starr e Elvis Presley, pare che le frange siano comparse la prima volta in Mesopotamia attorno al 3000 a.C, in una forma più grezza, disposte in verticale, per creare capi vestimentari. Lo dimostrano le statue arrivate dal passato, che rivelano la loro esistenza su gonne e scialli. Divennero elemento decorativo e ornamentale, ma anche funzionale per i nativi americani, che utilizzavano frange in pelle per conferire dinamicità ai capi durante le danze rituali e/o per proteggersi dalla pioggia. Non a caso, secoli dopo, durante la conquista del west, le frange contraddistinsero i look da cowboy.
In epoca moderna, la diffusione delle frange è strettamente collegata all’arte, a una società e al suo costume che si stavano facendo più cosmopolita e inclusivi. Basti pensare all’influsso dell’Oriente e dell’Africa nelle prime avanguardie di inizio ‘900, con le sue figure piatte, ieratiche e ricoperte di ornamenti, tra cui le frange, e alle esposizioni internazionali, nei cui padiglioni si alternavano le meraviglie di ogni angolo del pianeta.
Società e costume
Ce ne sono tracce nelle creazioni del padre della couture, Frederick Charles Worth, così come nelle collezioni di Paul Poiret o in quelle di Madeleine Vionnet e nelle prime proposte della stessa Chanel.
Negli anni Venti, le frange divennero il simbolo di un modo di vivere più libero, caratteristico delle flappers, che a passi di Charleston, amavano scatenarsi danzando a suon di jazz e fox trot. Il dress code prevedeva abiti impreziositi da centinaia di frange in movimento, per dare più dinamicità alla figure durante la danza. I costumi erano brillanti, in palette colori chiare ma luminose, come il beige, il cipria o il color crema. Il romanzo di Francis Scott Fitzgerald, The Great Gatsby, tracciò una ineguagliabile panoramica dello stile e del costume dell’epoca, da cui poi sono stati ispirati film omonimi che hanno riportato il fascino degli anni Venti nella cultura pop.
Il cinema e la musica
Negli anni Trenta la tendenza frange si affievolì, tornando in auge nei Fifties. Al cinema, prima muto e poi in corsa verso la sua epoca d’oro, le frange conquistarono tutte le dive hollywoodiane: da Lya De Putti, Theda Bara, Marlene Dietrich, Greta Garbo e Joan Crawford, seducenti e spietate, a Rita Hayworth, che negli anni ‘50 incantò il mondo intero col suo abito fatto interamente di frange e paillettes e Marylin Monroe e Judy Garland, che le interpretano con un’ironia di cui spesso il pubblico non colse le malinconie. Grazie a star del cinema come Marlon Brando e John Wayne e della musica country e rock come Elvis Presley, anche gli uomini iniziarono a indossarle sulle giacche.
Nel 1967 Yves Saint Laurent presentò una collezione totalmente ispirata ai costumi di alcune popolazioni africane. Negli anni ‘70, star come Twiggy e Cher furono le principali sostenitrici di uno stile country chic, mentre grazie alle subculture hippie e folk, le frange si sposarono con tessuti scamosciati e uno stile etno-boho, fino a diventare elemento distintivo di molte star musicali del tempo, da Ringo Starr a Maureen Cox e Tina Turner.
Spring Summer 2024 e micro-frange
Per la primavera 2024, le collezioni, presentate lo scorso settembre, hanno colto le sfumature di questo elemento decorativo e hanno declinato le frange sui capi più disparati e negli stili più diversi. Non solo in tessuto, ma anche in pelle, di metallo, decorate da borchie o da luminosi dettagli sparkling, diventano territorio fertile per la creatività dei designer. Ancora oggi infatti questo ornamento è originale e sbarazzino, un dettaglio funny da sfoggiare tanto in estate quanto in inverno.
Per questa spring summer, le frange si fanno inaspettate ed eclettiche, dando vigore ai cappotti di Alexander McQueen, agli abiti di Dior o alle gonne di Givenchy. Le più autentiche sono le micro-frange, sottili ma potenti, che aggiungono movimento e texture, dinamismo e originalità a capi e accessori. Ne hanno fatto un tratto distintivo moltissime maison: Gucci le integra in abiti fluidi e accessori; Bottega Veneta le sceglie come leitmotiv dell'intera collezione; Tom Ford le rende luminose e metallizzate.
Burberry, custode dello stile classico britannico, le adotta in un gioco di equilibri tra modernità e tradizione; Giorgio Armani le declina su maniche e colli; Akris, che persegue un minimalismo didattico, dimostra come questo sottile dettaglio possa adattarsi a ogni estetica; Prada insegna la meticolosità sartoriale attraverso frange dai mille fili, cristalli e ricami; ma anche Mugler, Roberto Cavalli e Rabanne.
Le frange ci insegnano che l’ordinario può essere trasformato, senza troppi preamboli pitagorici, in straordinario, offrendo infinite possibilità di sperimentazione a chi, attraverso gli stili più diversi, vuole esprimere la propria individualità secondo un’autentica interpretazione della moda.
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