Business in the front, party in the back: storia ed evoluzione del mullet
Il mullet è difficile da categorizzare, è allo stesso tempo lungo e corto, ne esistono numerose varianti e (fortunatamente!) non si è mai connotato di un genere specifico. Oggi, il particolare taglio di capelli gode nuovamente di una grande popolarità, ma quando abbiamo iniziato ad apprezzare il mullet? Come si è evoluto nel corso del tempo? In questo articolo scopriamo la storia di questo antico taglio di capelli fino al suo successo nel contemporaneo.
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Da qualche anno il mullet è diventato un taglio di grande popolarità, genderless e al contempo audace, facile da portare per tutte le tipologie di volto, attraverso le innumerevoli varianti. Ma, nonostante sia uno dei tagli di capelli più antichi, il mullet è stato per lungo tempo malvisto dall’opinione comune, considerato di cattivo gusto e destinato alle sottoculture che, come spesso accade nella storia, hanno gettato le fondamenta per renderlo gradualmente cool e popolare nel contesto mainstream. Durante il lockdown, tutti abbiamo avuto l’occasione di sperimentare look diversi, compresi i tagli di capelli “fai da te” e abbiamo visto il mullet godere di una popolarità crescente, fino ad arrivare anche in passerella, portato indifferentemente da modelle e modelli e raggiungere le celebrities, sempre più numerose a scegliere questo hairstyle fluido.
Storia ed evoluzione: il mullet dall’antichità agli anni ’90
Il termine “mullet” che letteralmente vuol dire “triglia”, deriva molto probabilmente dall’espressione australiana “looking like a stunned mullet” ossia “sembrare una triglia stordita” ed è entrato nell’Oxford English Dictionary in riferimento al tipico taglio anni ’90. Tuttavia i capelli portati corti sul davanti e lunghi sul retro, hanno origini molto antiche: secondo lo studioso Alan Henderson, autore del libro Mullet Madness!: The Haircut That's Business Up Front and a Party in the Back, il mullet, grazie alla sua versatilità, veniva utilizzato già nella preistoria, quando il taglio corto sul davanti lasciava libera la vista mentre i capelli lunghi dietro proteggevano il collo e la nuca dalle intemperie. Ci sono delle testimonianze della presenza del mullet nell’antica Assiria, in Egitto e in Grecia, dove il mullet era estremamente popolare tra i guerrieri proprio per la sua forma che ricorda un elmo. La statua romana dell’Apollo del Belvedere testimonia l’utilizzo del mullet nell’antica Grecia e successivamente anche nell’antica Roma. É durante il XIX secolo che il cristianesimo, venuto a contatto con la tribù Nez Perce del Pacifico nord-occidentale, porta all’abbandono di questo stile a favore di un look più "civilizzato" e conforme. Da quel momento il mullet è diventato nell’immaginario comune un simbolo di ribellione alle convenzioni: negli anni ’70 David Bowie si presenta al pubblico attraverso il suo alter ego ultraterreno Ziggy Stardust con un mullet color carota, poco tempo dopo il taglio di capelli diventa emblematico per la sottocultura punk che vuole provocare gli ideali comuni di buon senso. Dagli anni ’80 fino all’inizio dei ’90, il mullet accresce la sua popolarità e diventa il simbolo degli artisti, dei musicisti e della comunità queer: diversi tra loro ma tutti emblematici, i mullet di Prince, Patti Smith, Lionel Richie, Dolly Parton, Rod Stewart e Joan Jett. É sulla fine degli anni ’90 che il mullet perde la sua popolarità a favore di altri tagli di capelli, per ritornare in grande stile qualche anno fa.
Il rinnovato successo del mullet, dalle sperimentazioni durante il covid 19 fino alle interpretazioni dei brand più amati
É ormai da qualche anno che il mullet, nelle sue innumerevoli e differenti versioni, è ritornato tra i tagli di capelli più desiderati principalmente dai millennials e dalla Gen Z. I saloni dichiarano che hanno sempre più richieste di questo particolare taglio di capelli e sui social numerosi sono gli hashtag e addirittura i profili dedicati al mullet, ma quando è avvenuta questa transizione? Durante il Covid 19 molte persone hanno voluto sperimentare nuovi tagli di capelli e rivangare tendenze passate, contando sul fatto che, se il risultato non fosse stato positivo, avrebbero aspettato a casa la crescita dei capelli. Il 2021 ha visto la massima popolarità del mullet, scelto indifferentemente da uomini, donne e persone non binarie, essendo un taglio fluido e versatile, capace di adattarsi a tutte le tipologie di viso. I brand di moda hanno voluto omaggiare il particolare taglio di capelli durante le sfilate, anche grazie all’hairstylist Guido Palau che, da vero trend setter degli hair styling, ha iniziato a diffonderlo, da Junya Watanabe in stile punk fino a Gucci e Stella Mc Cartney, ed è così che il mullet negli ultimi anni è stato una costante durante le settimane della moda.
Quale mullet scegliere? Le versioni delle celebrities che ci hanno conquistate
Anche le celebrities non hanno resistito al fascino del mullet: da Miley Cyrus che ha adottato per lungo tempo lo stile, a Rihanna che ciclicamente ritorna al mullet, fino all’attrice e icona di stile Zendaya che ha sfoggiato il mullet qualche tempo fa durante la presentazione di Malcom & Marie. Ma il mullet è un taglio senza genere e anche molti uomini, dello spettacolo e non, hanno optato per questo taglio: Lil Nas, Timothy Chalamet e recentemente la star di Aftersun e Normal People, Paul Mescal. Le differenti versioni del mullet si adattano alle diverse tipologie di volto, dalla versione rasata con frangetta, perfetta per chi ha i lineamenti squadrati, a quella più morbida e scalata, perfetta per il viso più tondeggiante, ma può essere corto o lungo, riccio o liscio, scalato in stile rock. Il mullet non si definisce per sua scelta e proprio per questo ha infinite possibilità di esistenza.
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