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Aggiornato alle 3 minuti di lettura

Bianca Censori e il suo stile controverso 

Bianca Censori and Kanye West
Bianca Censori and Kanye West  (getty images)

Tra stupore e provocazione, manipolazione e oggettificazione, l’architetta classe 1995 catalizza l’attenzione dei benpensanti a ogni apparizione pubblica

di Arianna Chirico

Da quando è convolata a nozze con Kanye West il 20 dicembre 2022, il suo stile alquanto audace e trasgressivo l’ha sempre esposta ai riflettori, scatenando, nella maggior parte dei casi, dibattiti su moda e buon gusto, libertà espressiva e decenza pubblica. La discussione inizialmente era stata innescata non tanto per la sua propensione a nude look, trasparenze e abiti costruiti quasi mai per coprire il corpo ma piuttosto per mostrarlo, ma per una preoccupazione generale che la credeva vittima dell’estro pletorico del consorte. Poi, i tabloid sono impazziti e hanno trovato nella vicenda il pretesto su cui accanirsi e su cui scaraventare l’odio dei social, oltraggiati dalle sue nudità come attentato al buon costume. Premesso che alcune scelte stilistiche possano risultare eccessive e/o non piacere, fino a che punto è lecito polemizzare a riguardo se queste rappresentano la libertà espressiva di un individuo? 

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La vita prima di Ye

Prima di Kanye, Bianca Censori era una progettista architettonica di Melbourne, la cui vita, attitude e stile risultavano essere decisamente diversi. Recentemente è tornato virale un video pubblicato prima che la coppia rendesse ufficiale la propria relazione, in cui Bianca parla del suo lavoro con una voce carismatica, una dialettica invidiabile e una sicurezza che non sembra più appartenerle. Nel video elenca i nomi di alcuni dei più rinomati designer con cui ha lavorato in passato e mostra una passione consolidata per il suo lavoro, di cui parla con fierezza e orgoglio. Non è chiaro se attualmente stia ancora svolgendo la sua professione, ma è indiscutibile il suo makeover in fatto di stile e attitude, che la rendono agli occhi del mondo apparentemente sottomessa alla volontà del consorte. Molti avevano ipotizzato che Kanye West l’avesse obbligata al silenzio, a rispettare le regole del decalogo della “brava ragazza” silenziosa e obbediente: una sorta di bambola da sfoggiare e da trasformare a suo piacimento. 

Bianca Censori and Kanye
Bianca Censori and Kanye  (getty images)

Manipolazione e controllo

C’è stato un momento in cui diverse fonti avevano confermato che fosse Kanye West a dettare in tutto e per tutto lo stile della moglie, esercitando su di lei potere e possesso tali da averne il controllo totale. La manipolazione esercitata sull’architetta era stata avvalorata dal fatto che la donna avesse chiuso tutti i canali social e allontanato famiglia e amici, facendo tabula rasa della sua vita precedente, mentre lui pubblicava foto di lei decisamente esplicite, con caption, a detta di molti fan, al limite dell'offensivo. Inoltre i look scelti per ogni comparsa pubblica lasciavano percepire un’oggettificazione del suo corpo così evidente da risultare disturbante. Una persona vicina a Bianca aveva raccontato: “Kanye ha fissato una serie di regole per Bianca, che includono non parlare mai in pubblico e indossare ciò che lui vuole che indossi”. Del resto anche la stessa Kim Kardashian aveva raccontato di come il rapper, padre dei suoi 4 figli, l'avesse influenzata prepotentemente dal punto di vista stilistico senza risparmiarsi di farle notare che, senza i suoi consigli di stile, assomigliava a un “personaggio dei cartoni animati”. 

Marni FW
Marni FW  (getty images)

Strategie condivise

A confermare l’atteggiamento intimidatoriamente tossico e pericoloso esercitato da Kanye West su Bianca, sono state soprattutto le preoccupazioni dei genitori Alexandra e Leo, a lungo allarmati dal repentino cambiamento della figlia. Volati a LA, i genitori non sono riusciti però a dissuaderla: Bianca li ha rassicurati, ribadendo di non essere plagiata dal marito, ma di esercitare liberamente il proprio arbitrio.

Di fronte alle sue negazioni, si è aperta una nuova prospettiva sulla vicenda: si ipotizza che la coppia abbia attuato una strategia condivisa, un accordo consensuale, per cui ogni pretesto pubblico si trasforma in un momento performante in cui la provocazione contribuisce ad accrescere l’hype su di loro, a generare copertura stampa, a far parlare si sé. Insomma, la decisione di vestire in un determinato modo sarebbe una sorta di strategia imprenditoriale condivisa. Il piano non sarebbe fare la parte della moglie trofeo, bensì sfruttare ogni momento per aumentare la popolarità e gettare le basi per un vero e proprio impero imprenditoriale.

Bianca Censori
Bianca Censori  (getty images)

Il makeover di Bianca Censori 

Scelta consapevole (ci auguriamo per lei che sia così) o meno, il makeover di Bianca Censori negli ultimi due anni è innegabile: tutto è cominciato dai capelli, che da una lunga chioma castana ha trasformato in un deciso pixie cut biondo platino. Da un punto di vista stilistico invece, gli abiti cut out e i top attillati sono stati sostituiti da un’estetica popolata da capi monocromatici, latex, trasparenze e tessuti stretch, ma anche da pellicce, trench impermeabili o in pelle, balaclava; dalla tendenza pantless e dagli stivali infradito di Miu Miu, che ha indossato in ogni occasione possibile.

Abiti inesistenti, collant color carne, body effetto seconda pelle, costumi iper succinti indossati in sostituzione di top per girare in città, insieme allo stile bra free, che pone sotto i riflettori il suo seno sotto aderente e sottilissima lycra per un effetto see through, l’hanno resa oggetto di scandalo e discussione, nonché la nemica del buon gusto contro cui combattere ad ogni costo.

Bianca Censori
Bianca Censori  (getty images)

La questione dovrebbe aprire ad una nuova riflessione: se quelle di Bianca Censori sono delle scelte stilistiche consapevoli e ragionate, prive di qualsiasi forma di controllo e sottomissione, perché l’opinione pubblica è così accanita contro di lei? Non sarebbe forse il caso di usare il discorso sui look di Bianca come un mezzo per abbracciare e accettare la vera accezione di inclusività, di libertà espressiva, di anticonformismo e di diversità, in un mondo in cui ci si ostina all’omologazione per la paura di essere tutti così meravigliosamente unici? Probabilmente sì.