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Sei sei brava ti rimproverano: il report che mette a nudo il sessismo sul lavoro

Donne e lavoro: un'analisi sulle valutazioni condotta da Textio registra come le donne "brave" ricevano in percentuale feedback più negativi o, peggio, incentrati sulla loro personalità anziché sulla loro performance.

Donne e lavoro, tra soffitto di cristallo, gender pay gap ed equilibrismo per far quadrare tutto. Ma non basta: un'analisi sui feedback condotta da Textio registra un dato scandaloso, ovvero, che le donne più brave, che offrono prestazioni lavorative elevate, ricevono il 38 per cento di feedback negativi in più rispetto ai dipendenti e collaboratori uomini. Insomma prendono rimbrotti e cattivi giudizi. Il dato peggiora se le donne sono nere

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l'analisi di textio: le donne sono "antipatiche" o "emotive"

Che le donne competenti e risolute siano più soggette a giudizi negativi rispetto ai colleghi maschi è finalmente stato dimostrato. La società di software di gestione Textio (alleata di molte big companies come Cisco, McDonald’s e Johnson & Johnson) ha pubblicato il report del 2024 rivelando una drastica differenza tra i feedback sul posto di lavoro a seconda del genere o del colore della pelle di una persona.

In breve: l'analisi condotta dalla società Textio su oltre 23mila dipendenti ha rilevato che i dipendenti più performanti ricevono in genere 1,5 volte più feedback rispetto agli altri ma soprattutto, che le dipendenti donne con prestazioni elevate ricevono il 38 per cento di feedback "negativi o problematici" in più rispetto agli altri.

La stessa analisi, sviluppata scientificamente tramite algoritmi, rivela che le persone hanno maggiori probabilità di interiorizzare il feedback che si allinea con gli stereotipi sociali sulla loro identità demografica: il che è particolarmente problematico quando il feedback rafforza stereotipi razziali e di genere negativi, che hanno un impatto sul modo in cui i dipendenti vedono se stessi e il loro potenziale sul lavoro.

Ma la prova delle prove, è che i dipendenti uomini hanno da 2 a 4 volte più probabilità di interiorizzare stereotipi positivi su se stessi, le donne hanno 7 volte più probabilità di interiorizzare stereotipi negativi. Infatti oltre la metà delle donne (56%) ricorda di essere stata descritta come "antipatica" contro il 31 per cento delle persone non binarie e solo il 16 per cento degli uomini.

Solo l'11 per cento di loro è stato descritto come "emotivo" in senso negativo contro il 23 per cento delle persone non binarie e il 78 per cento delle donne (cioè le donne sono tutte emotive?). Secondo i datori di lavoro e le HR sì, dal momento che valutano le donne sul personale, non sul lavoro: le donne vengono spesso definite con termini come "disponibili" e "gentili", ricevendo quindi feedback sulla loro personalità piuttosto che sul loro lavoro il 22 per cento di volte in più rispetto agli uomini.

anche le persone nere sono "emotive": sono tutti emotivi tranne i maschi bianchi

I pregiudizi camminano a braccetto: dove ci sono discriminazioni e stereotipi di genere spesso ci sono anche di natura razzista. Infatti, la stessa analisi sulle valutazioni rivela che, a quanto pare, oltre il 60 per cento degli ispanici/latini e dei neri ricorda di essere stato descritto in modo negativo come emotivo, contro solo il 21 per cento delle persone bianche (di cui appunto, quasi tutte donne) e l'11 per cento delle persone asiatiche. 

Del resto, il 67 per cento degli uomini racconta di essere descritto come "intelligente" e solo il 32% delle donne dice la stessa cosa. Quando si prende in esame l'etnia i numeri diminuiscono ancora con solo il 18 per cento dei lavoratori neri che affermano di essere stati etichettati come "intelligenti" rispetto a quasi il 50 per cento dei lavoratori bianchi (e asiatici). Rispetto a tratti extra performance e che includono quindi termini come "simpatica", "brillante", "genio", "dotata" e "talentuosa", le donne ricevono feedback di questo tipo molto, molto meno degli uomini. Oltre a questo, le donne hanno sette volte più probabilità rispetto alle "persone di altri generi" di interiorizzare i feedback negativi. Nel senso: lo accusano maggiormente.

se sei brava al lavoro ti rimproverano, since 2014

La dinamica con cui le persone vengono valutate sul lavoro è rappresentativa della società, il guaio è che non è cambiato nulla nell'arco di 10 anni. Era il 2014 quando il linguista e dirigente tecnologico (e ora CEO e co-fondatore di Textio) Kieran Snyder aveva pubblicato un primo studio rivoluzionario sulle valutazioni delle prestazioni di centinaia e centinaia di dipendenti (di ogni genere, età e colore). Insomma già allora l'analisi aveva rivelato che le donne più brave e performanti avevano più probabilità di ricevere feedback critici apertamente negativi piuttosto che costruttivi. Un secondo studio condotto otto anni dopo, stavolta con Textio già nata, ha portato alla luce nuovi dati sui pregiudizi: persone nere, latinoamericane, persone over 40 e donne ricevono dei feedback meno utili rispetto ai colleghi maschi e bianchi.

ageismo, razzismo e sessimo: il trio inseparabile

Le persone provenienti da gruppi sottorappresentati ricevono effettivamente feedback di qualità inferiore, con disuguaglianze riscontrate per genere, razza ed età. Mentre le persone sotto i 40 anni vengono descritte come “ambiziose” 2 volte e mezzo più spesso rispetto alle persone che hanno 40 anni o più, le persone asiatiche ricevono più feedback rispetto alle persone di qualsiasi altra etnia (il 25% in più rispetto ai bianchi), mentre gli uomini neri sono quelli che ricevono meno feedback in assoluto. In media, gli uomini neri ricevono un terzo di feedback in meno rispetto alle donne bianche.

E le donne nere? Loro ricevono circa 9 volte più feedback "non attuabili" rispetto agli uomini bianchi sotto i 40 anni. A chi si domanda perché tutto questo è importante: chi riceve feedback costruttivi fa carriera più velocemente, guadagna di più e ha più opportunità di occupare posizioni di leadership. Allora eccoci: non sorprende che le persone più influenzate dalla valutazione delle prestazioni siano anche quelle meno rappresentate nei consigli di amministrazione e nei ruoli dirigenziali di alto livello. Non nemmeno, allora, che le aziende governate da maschi, bianchi ed etero siano quelle che stabilisono che "tutti sono emotivi" tranne chi somiglia ai "capi". Che fare? Adottare o sviluppare programmi di Diversity & Inclusion anche in collaborazione con fondazioni o personalità esperte in modo che chi ragiona per stereotipi la smetta.