Lo psicologo aziendale: perché a pagare la terapia dovrebbe essere la società per cui lavoriamo
Lo psicologo (o la psicologa) aziendale è una figura inserita in organico e dedicata alla cura di manager, dipendenti e perfino consulenti esterni.
Una specie di risorsa HR che si occupa esclusivamente di benessere mentale.
Un, una, dipendente su tre ha sperimentato forme di burnout, sette su dieci raccontano stress o ansia legati al lavoro. Dentro questi numeri c’è una domanda che molte aziende non possono più liquidare come "questione privata": chi si occupa della salute mentale di chi lavora?
Meditazione serale guidata per ridurre ansia e dormire meglio
Allora anche in Italia, lo psicologo aziendale sta uscendo dalla categoria dei miraggi ed entrando in quella degli strumenti utili per prevenire crisi, conflitti, dimissioni, assenze e malesseri che finiscono per pesare anche sulla produttività.
La figura dello psicologo aziendale serve infatti a leggere quello che spesso nei luoghi di lavoro resta sottotraccia: carichi eccessivi, comunicazione aggressiva, isolamento, rientri difficili, fragilità personali che si incastrano con organizzazioni già fragili di loro.
andare in terapia rimanendo in ufficio
Per anni il benessere in azienda è stato equivocato con la presenza di benefit, vale a dire buoni pasto, palestra, frutta fresca, l'altalena e le piante nella sala comune e altri ammenicoli. Oggi però il tema si è fortunatamente spostato sul campo della salute mentale, che sul lavoro non è più un accessorio ma un argomento centrale attraverso cui si misura la tenuta reale di un’organizzazione.
E il motivo è semplice: il lavoro (o più precisamente le dinamiche socio economiche che lo governano) è la causa principale di ansia, depressione e stati di agitazione permanenti. L’Organizzazione mondiale della sanità inoltre ricorda che ambienti professionali segnati da discriminazioni, carichi eccessivi, scarso controllo sul proprio lavoro e insicurezza occupazionale sono fattori di rischio elevato per la salute mentale.
E come se non fosse sufficiente parlare solo di cura per le persone, aggiungiamo che tutto questo impatta sulla produttività: a livello globale, depressione e ansia fanno perdere ogni anno circa 12 miliardi di giornate lavorative, con un costo stimato in mille miliardi di dollari in produttività perduta.
In Italia il tema è caldo caldo: secondo il Censis, il 31,8 per cento dei lavoratori e delle lavoratrici dipendenti ha sperimentato forme di burnout, con sensazioni di esaurimento, estraneità o sentimenti negativi verso il proprio lavoro. Il 73 per cento ha vissuto situazioni di stress o ansia legate all’attività professionale e il 36,7 per cento si è rivolto a uno psicologo o al counseling a causa del lavoro.
Lo psicologo aziendale, dunque, non serve a fare terapia all’azienda e basta, quando è inserito bene, serve a intercettare prima le crisi, dare ai lavoratori e alle lavoratrici uno spazio riservato, aiutare manager e team a leggere conflitti, sovraccarichi, isolamento, disconnessione da remoto, paura di non essere all’altezza, dinamiche di mobbing o demansionamento.
come funziona (o dovrebbe funzionare) lo psicologo aziendale
In alcuni casi lavora attraverso uno sportello d’ascolto, in altri con sedute individuali online, percorsi di gruppo, formazione dei manager, prevenzione del burn-out e valutazione dei rischi psicosociali. Non è (ancora) obbligatorio per ogni azienda avere uno psicologo interno. Ma in Italia lo stress lavoro-correlato rientra nella valutazione dei rischi prevista dal decreto 81/08: il CNOP ricorda che la valutazione deve riguardare anche i rischi collegati allo stress correlato al lavoro e che l’impostazione è centrata sull’organizzazione, non sul singolo individuo. In tal senso lo psicologo può collaborare come esperto esterno, partecipare alla valutazione, alla formazione e alla progettazione degli interventi correttivi.
Le esperienze italiane mostrano che qualcosa si sta già muovendo. Serenis, piattaforma di psicoterapia online, ha introdotto ore gratuite di supporto per i propri dipendenti e ha raccontato un aumento delle richieste da parte delle imprese. Sulla stessa linea, aziende come Velasca e il portale di welfare TantoSvago hanno scelto la terapia online come benefit per i lavoratori e le lavoratrici.
Anche la società di psicoterapia online Unobravo ha sviluppato un’offerta aziendale: tra le realtà citate che hanno acquistato sedute di terapia psicologica one-to-one per dipendenti e familiari ci sono molte aziende note e operative in molti settori. C’è poi il caso Cambiaso Risso, gruppo internazionale del settore assicurativo e marittimo, che con Mindwork ha avviato un percorso fatto di supporto psicologico in videochiamata, formazione, psicoeducazione e comunicazione interna. L’azienda racconta di aver iniziato a strutturare il welfare psicologico dopo il 2020, quando la pandemia ha fatto emergere disagi fino ad allora latenti, e di aver dovuto lavorare anche sull’abbattimento dei tabù.
le aziende italiane e straniere che dicono di offrire terapia ai dipendenti
Perfino Pirelli, nell’Annual Report 2022, cita percorsi di benessere e stress management per i dipendenti in Italia, mentre in Brasile ha introdotto "plenamente", un programma di salute mentale per tutti i dipendenti con sessioni di supporto psicologico in presenza nelle fabbriche e online per gli uffici.
All’estero va da sé che il tema sia ancora più strutturato. Starbucks, negli Stati Uniti, offre attraverso Lyra Health 20 sessioni gratuite l’anno, in presenza o in video, per ogni familiare idoneo, con accesso a terapeuti e coach. Google dichiara di prevedere counseling attraverso l’Employee Assistance Program, formazione ai manager e, negli Stati Uniti, l’ampliamento dei Wellness Center con counselor autorizzati e psicologi clinici onsite.
Unilever ha costruito un modello globale più ampio: il programma Healthier U ha raggiunto oltre 59 mila dipendenti in 56 Paesi, integra salute fisica, mentale, nutrizione, movimento e servizi di orientamento, e include anche programmi di assistenza disponibili 24 ore su 24. Deloitte, invece, ha introdotto dal 2021 una baseline globale sulla salute mentale in tutti i Paesi in cui opera, con requisiti su formazione della leadership, riduzione dello stigma, supporto e individuazione delle cause del malessere psicologico.