Con l’arrivo delle feste per le donne aumenta il lavoro (non retribuito)
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Quando ci infastidiamo perché una mamma, una nonna, una zia, un’amica, una qualsiasi donna della nostra vita inizia a parlare dell’organizzazione del Natale già ad ottobre stiamo inconsapevolmente sottovalutando una questione di genere che invece dovrebbe essere ben chiara agli occhi della società. Per molte donne infatti, le festività natalizie corrispondono a un esponenziale aumento dell’unpaid labour, ovvero del lavoro non retribuito: se tutto andrà bene, verranno ricompensate dalla gratitudine di familiari e amici, ma ci sono ottime probabilità che le loro fatiche verranno date per scontate, perché la società di stampo patriarcale ci ha insegnato che quello della cura della casa e della famiglia è un compito femminile. Accadeva quando le donne non avevano un impiego al di fuori di casa, ma succede anche oggi nonostante molte abbiano delle professioni full-time: "Lo chiamano amore, noi lo chiamiamo lavoro non pagato", recita uno slogan nato negli anni Settanta nell'ambito della campagna Wages for Housework, che reclamava il diritto al salario per chi svolge lavoro domestico. Da allora nulla è cambiato: il lavoro di cura della casa e degli altri membri della famiglia, ricade ancora per la maggior parte sulle spalle delle donne, che lo fanno gratuitamente. Specialmente durante le feste.
La cura pesa sulle spalle delle donne
Con dati che possono variare a seconda delle latitudini, si tratta di un fenomeno globale: secondo le Nazioni Unite, le donne svolgono due volte e mezzo le mansioni di cura rispetto agli uomini. Di media, si tratta di 4 ore al giorno di lavoro non pagato, rispetto a un’ora e mezza dell’uomo, ovvero 28 ore alla settimana contro 10. La disparità è altissima, e si traduce in “minore possibilità per le donne di entrare e rimanere nel mercato del lavoro, impedendo loro di realizzare il loro potenziale economico”. Eppure, il loro lavoro non retribuito contribuisce ampiamente all’economia di una nazione, e spesso “Compensa la mancanza di servizi sociali e infrastrutture”, scrive UN Woman in un report dedicato. Secondo i dati dell’organizzazione, il lavoro domestico e di cura non pagato vale tra il 10 e il 39 per cento del PIL di una nazione, ben più di altri settori (debitamente retribuiti) come quello dei trasporti, o quello manifatturiero.
Anche quando le donne hanno accanto a loro hanno membri della famiglia che aiutano, (partner, figli adulti, fratelli) e ai quali possono delegare qualche compito, portano comunque su di loro il peso dell’organizzazione, che aumenta il carico mentale: uno studio condotto dai ricercatori di Harvard nel 2019 ha riscontrato che anche il ‘lavoro cognitivo’ delle donne è molto più alto di quello degli uomini. Sono sempre le donne ad anticipare i bisogni e i desideri della famiglia, a cercare il modo di esaudirli, a prendere decisioni su come e cosa fare, e a monitorare l’intero processo organizzativo.
Queste nozioni sono utili per avere un quadro generale della questione, e mettere nero su bianco il fatto che le donne trascorrono già molte ore alla settimana a prendersi cura di casa e famiglia (ore che spesso si vanno a sommare a quelle del mestiere ufficiale e retribuito). Durante le feste di fine anno, tra pranzi, cenoni, regali, accoglienza di ospiti e organizzazione generale, tutto questo aumenta in maniera sensibile, e di conseguenza anche l'ansia e lo stress di dover rendere le festività 'magiche' per tutti.
Organizzare il Natale è un lavoro
Pensare ad un menu che accontenti tutta la famiglia, dal figlio vegano alla zia che segue la dieta paleo, passando per il cugino fissato con il cibo fit e i nonni che amano i piatti tradizionali, non è facile. E dopo averlo immaginato, occorre fare la spesa, cucinare. Preparare la casa ad accogliere gli ospiti, magari acquistando decorazioni nuove o tirando fuori dal sottoscala gli scatoloni impolverati che contengono quelle vecchie. Occorre poi pensare ai regali, andare a comprarli, nasconderli nel caso si vogliano fare sorprese ai bambini. E magari fare tutto questo con un budget ristretto, quindi con la necessità di ulteriore inventiva (e un aumento dello stress). Poi, quando arrivano le fatidiche date, pulire tutta la casa e renderla accogliente, apparecchiare (non prima di aver fatto l’inventario delle stoviglie, dei posti a tavola, della mise en place). Servire, tagliare, scaldare le vivande. Quindi sparecchiare, sistemare gli avanzi, ripulire. Con buone probabilità, ci saranno anche dei bambini piccoli a cui badare, dei genitori anziani da seguire, o una famiglia allargata che, puntualmente, durante i grandi ritrovi finisce per avere accese discussioni che rovinano la giornata organizzata con tanto impegno. È vero che tutti questi compiti possono essere anche condivisi, distribuiti, ma la maggior parte di essi graverà sulle spalle di una o al massimo due donne della famiglia, come vuole la famigerata tradizione. “Le donne sentono una forte pressione, esercitata dagli altri ma anche da loro stesse, di rendere ‘magiche’ le feste… sperimentano richieste multiple e contrastanti, e non sempre riescono ad assolvere a tutte. Il tempo sembra non essere mai abbastanza” afferma la filosofa e professoressa di studi di genere Peg O'Connor sulle pagine della rivista Psychology Today. “Nulla fa rima con stress più che le festività”.
Anche l’obiezione secondo cui alle donne ‘piace’ o sarebbero più inclini a fare tutto questo rientra in una visione piuttosto stereotipata. Uno studio del 1990 rilevava come le donne si sentissero invece obbligate a portare a termine le varie mansioni pre-festive, come fare i regali, e si sentissero altrettanto costrette ad assumere il ruolo di ‘custodi’ della famiglia, di gestione del parentado: “Lo prendono come un vero e proprio lavoro”, affermava la ricerca. È cambiato qualcosa in 30 anni? Pare di no: anche nel 2017 una ricerca dell’università del Nebraska ha riscontrato come nel 91 per cento delle famiglie sia una donna ad avere il ruolo di custode della tradizione e della famiglia, e non sempre per sua scelta. In ogni caso, anche se a una donna (una, non tutte) ama organizzare le feste in famiglia, la fatica che comporta non può essere ignorata, e il peso che porta sulle spalle non dovrebbe essere dato per scontato.
Quando 'tradizione' equivale a disparità
Insomma, sotto le spoglie della tradizione e di una certa dose di sessismo benevolo secondo il quale le donne sono più portate, più brave, e più felici di organizzare le festività per tutta la famiglia, si cela un ampio divario di genere. Non sorprende che questa disparità, ben radicata nel rapporto uomo-donna, si rilevi molto di più nelle coppie eterosessuali che in quelle dello stesso sesso: laddove i ruoli di genere non sono allineati con la visione tradizionale, si tende a dividere più equamente i compiti di cura della casa e della famiglia, riscontrano diversi studi. In particolare, secondo una ricerca condotta nel 2020 dall’università di Stoccolma, le coppie lesbiche tendono a dividere il lavoro non retribuito in maniera molto equa: “Un comune stereotipo è che le coppie dello stesso sesso adottino i ruoli ‘tradizionali’ di moglie e marito nella loro intimità domestica… Sono invece numerose le ricerche che attestano come le coppie dello stesso sesso dividano i compiti in maniera più equa delle coppie eterosessuali”.
I ruoli di genere che vedono la moglie come unica, brava casalinga e il marito come incapace di svolgere alcuna mansione domestica (una visione che oltre ad essere un cliché sessista è anche molto infantilizzante nei confronti degli uomini), impongono alle donne un carico fisico e mentale enorme durante le festività.
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