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Freelance o dipendente, quale modalità di lavoro fa per te?

freelancer o dipendente: pro e contro 

Possibilità, necessità, ambizioni, priorità e predisposizioni caratteriali: ci sono tanti aspetti da considerare quando ci si trova di fronte al bivio tra la libera professione o il lavoro da dipendente. Se siete indecise su quale strada professionale intraprendere, ecco un "bignami" di pro, contro e differenze tra le due modalità.

C’è un momento nel percorso verso il proprio futuro professionale in cui ci si imbatte inevitabilmente in un’annosa questione: è meglio puntare ad un ruolo da liberi professionisti o venire assunti da un’azienda? Quando c’è la possibilità di scegliere (e non è detto che accada) il dilemma tra lavoro autonomo e lavoro dipendente affligge molte persone, perché in base a questa scelta potrebbero aprirsi scenari professionali e personali completamente diversi. Sì, perché le differenze tra queste due tipologie di impiego non si limitano alle formule contrattuali, ma vanno a toccare anche la vita privata, le abitudini, le inclinazioni personali. Fermo restando che quando si è indecisi rivolgersi a dei professionisti (consulenti del lavoro, esperti di formazione, commercialisti, avvocati in diritto del lavoro) è sempre indispensabile per avere un quadro completo della situazione, ecco un piccolo compendio dei pro, i contro e le differenze tra lavoro dipendente e lavoro autonomo.

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Lavoro dipendente: evviva la sicurezza

I lavoratori dipendenti, formalmente detti lavoratori subordinati, prestano le loro competenze professionali, che possono essere sia manuali che intellettuali, ad un datore di lavoro in cambio di una retribuzione. Il datore di lavoro si impegna a impartire le istruzioni al dipendente e a fornirgli le materie prime necessarie a portare a termine i propri compiti. Il loro rapporto è regolato da un contratto, che può prevedere varie formule (a tempo determinato, indeterminato, di apprendistato, intermittente e così via) e mette nero su bianco la modalità di lavoro (orari, retribuzione, mansioni). La legge italiana prevede che si possano avere anche due contratti di lavoro dipendente, purché si rispettino certi requisiti, come non superare il limite massimo di ore lavorative settimanali (48) e nessuno degli ambiti di lavoro venga danneggiato da eventuale concorrenza sleale (per esempio nel caso si utilizzino le informazioni reperite in un'azienda per nuocere all’altra). 

Tra i punti a favore di un impiego di questo tipo c’è ovviamente la stabilità, ovvero la certezza di ricevere uno stipendio ogni mese, senza preoccuparsi di trovare clienti, vendere più merce o di chiudere fatture. Inoltre, sono contemplate ferie, malattie e vengono versati i contributi per la pensione. Naturalmente questi aspetti contribuiscono non poco alla serenità quotidiana, anche se c’è da ammettere che in un mercato del lavoro poco sano come quello italiano la sicurezza non è mai garantita: i contratti infatti non sono particolarmente tutelati, ed esiste sempre la possibilità che il rapporto di lavoro venga interrotto bruscamente. Ma nella migliore situazione possibile, il contratto come lavoratore subordinato garantisce una certa sicurezza se paragonato alla condizione lavorativa del libero professionista. 

Se siete una persona che ama la routine, o che ne ha bisogno per essere più produttiva, il lavoro da dipendente probabilmente fa per voi: ogni giorno inizia e finisce alla stessa ora, ed è possibile pianificare tutte le proprie esigenze attorno ad una schedule fissa. Molte persone trovano questa soluzione perfetta per la loro organizzazione pratica e mentale. Infine, un ‘pro’ a favore del lavoro subordinato è la possibilità di godere di un supporto strutturato, che può aiutare a crescere professionalmente: spesso tramite l’azienda si può usufruire di corsi di formazione, si hanno opportunità di avanzamento di carriera, e in alcuni casi anche benefit come buoni pasto e assicurazioni. 

Stabilità o gabbia dorata?

Per contro, la ‘stabilità’ a certe persone può andare stretta. Il lavoro dipendente, con le sue imposizioni, gli orari fissi, la necessità di comunicare ferie con un certo anticipo e di comprovare le malattie con certificati, può dare l’impressione di trovarsi rinchiusi in una gabbia dorata (e forse nemmeno troppo dorata se la paga non soddisfa pienamente). A meno che non si lavori per un’azienda che contempla una gestione flessibile degli orari, e magari offra la possibilità di fare smart-working, è molto probabile che la giornata lavorativa 9-18 a lungo termine porti ad insofferenza: può essere difficile avere tempo per sé stessi, per la famiglia, per i propri interessi, e a lungo andare si può soffrire per il pendolarismo obbligatorio.

lavoro dipendente 

Chi ama prendere decisioni e avere il controllo del proprio tempo può trovare limitante il lavoro da dipendente, nel quale bisogna rispondere e sottostare ad un superiore o a politiche aziendali. Inoltre, sebbene si abbia la sicurezza di uno stipendio, questo spesso rimane costante negli anni, nonostante aumenti del costo della vita, e se si è impiegati a tempo pieno diventa difficile, se non impossibile, integrare con un altro impiego per arrotondare. C’è chi lo fa, ma con notevole sacrificio. In ultima istanza, c’è da considerare che il modello di lavoro flessibile, che spesso nel nostro paese va a braccetto con il concetto precarietà, ha reso anche il lavoro da dipendente piuttosto instabile, quindi la sicurezza come già accennato non è certo garantita sul lungo termine (il mitico 'posto fisso' è un lontano miraggio). Ma questo aspetto del lavoro subordinato non è per tutti negativo: molti sondaggi rilevano che i lavoratori della Gen Z preferiscono il job hopping, ovvero la pratica del cambiare volontariamente posizione professionale con cadenza regolare. 

Lavorare in autonomia: libertà e indipendenza

Il lavoro autonomo non implica invece alcun rapporto di subordinazione. Non si ha un capo o un datore di lavoro, ma piuttosto un committente o un cliente (o più di uno, ovviamente) con il quale ci si impegna a portare a termine un progetto dietro un corrispettivo economico, come nel caso dei freelance o liberi professionisti (che spesso sono figure legate all'arte, ai mestieri creativi, allo spettacolo, al turismo, ad alcuni professionisti del settore sanitario) oppure si è i 'capi' di sé stessi, come nel caso di commercianti, imprenditori, artigiani. Le differenze tra lavoratori autonomi e liberi professionisti o freelance possono essere principalmente fiscali - avere una ditta oppure no, prestare competenze occasionali oppure vendere beni - ma tendenzialmente sono accomunati dalla modalità di lavoro indipendente.

Senza dubbio il principale vantaggio di questa tipologia di lavoratore è la libertà. Si può scegliere quando lavorare, in che orari e quali giorni della settimana, da dove farlo e come organizzarsi: in base alle proprie attitudini e propensioni, oppure a seconda di altri impegni nella sfera privata, si può decidere se lavorare di mattina, di pomeriggio, di sera o persino di notte; e se farlo da uno studio, da casa, dal bar o dalla spiaggia (non a caso, con l’avvento di internet e delle professioni i cui compiti sono eseguibili online è nato il fenomeno dei nomadi digitali, ovvero di coloro che viaggiano da un posto all’altro portando con sé semplicemente il computer e un po' di gadget tecnologici). Ovviamente chi possiede un'attività dovrà fare i conti con orari di apertura e chiusura generalmente a favore di pubblico e clienti, ma nulla toglie che possa decidere in autonomia quali esercitare. Non c’è nessun superiore a cui rispondere, e, nel caso dei freelance, si può scegliere in autonomia quali progetti accettare e quali rifiutare. Inoltre, è possibile decidere in quale direzione spingere la propria attività, quali strategie adottare, su quale target puntare. mentre il lavoratore autonomo spesso si deve dotare di collaboratori (ma non è detto), di solito i lavoratori freelance operano da soli: il fatto di non avere colleghi da incontrare ogni mattina può essere un vantaggio o uno svantaggio a seconda delle inclinazioni caratteriali e degli ambienti, ma spesso chi sceglie questa modalità non ama gli small talk da ufficio.
Infine, se le cose vanno per il verso giusto le entrate economiche possono essere ben più alte rispetto ad uno stipendio fisso. Le fonti di reddito inoltre si possono diversificare in base agli impegni, alle competenze, le capacità. 

L’incertezza come costante

Tra i contro del lavoro indipendente c’è ovviamente uno stato di incertezza più o meno costante. Chi ha una carriera ben avviata in un settore prolifico può stare abbastanza tranquillo, ma l’esperienza insegna che molti dei mestieri che si svolgono in autonomia sono soggetti alle fluttuazioni del mercato, ai cambiamenti politici e ai mutamenti sociali. Il libero professionista può avere entrate piuttosto instabili, così come il commerciante: possono esserci mesi in cui si lavora tanto e si guadagna di conseguenza, e mesi in cui i clienti scarseggiano. La difficoltà nel gestire i flussi economici è una delle sfide maggiori per i freelance e gli imprenditori, che rischiano di sovraccaricarsi in alcuni periodi con il timore che vengano tempi di magra.

lavorare da freelancer: tutto quello che c'è da sapere 

Da molta libertà deriva molta responsabilità, non solo perché bisogna essere in costante auto-promozione, sempre alla caccia di nuovi contatti e nuovi clienti, ma anche perché occorre occuparsi da soli di tutto, dalla parte burocratica fino alla contabilità e alle tasse, dalle fatture alla dichiarazione dei redditi. Nella maggior parte dei casi occorre dotarsi di una partita Iva, che non sempre è di facile gestione se non ci si destreggia abilmente tra fisco e contabilità. Ovviamente ci si può far aiutare da un commercialista, ma è una figura professionale che va pagata a sua volta. La libertà che dà l’autonomia ha un prezzo, e spesso questo prezzo corrisponde a una certa dose di stress. Inoltre, non si gode di ferie retribuite o malattia, e occorre pensare da sé al fondo pensionistico e a previdenze varie. 

Qual è la scelta giusta?

Quando si ha la possibilità di scegliere tra un mestiere da dipendente e uno da freelance occorre prendere in considerazione molti fattori. Non solo come si vuole lavorare e in che settore, ma anche come si desidera vivere. Chi ha bisogno di stabilità e sicurezza, e preferisce un ritmo di lavoro regolare, probabilmente dovrebbe puntare sul lavoro subordinato. Chi, invece, desidera avere il controllo completo del proprio tempo, delle proprie attività ed è disposto a correre dei rischi per avere più libertà e potenziale di guadagno, potrebbe trovare la propria strada nel lavoro autonomo. Entrambe le opzioni offrono vantaggi e svantaggi, e una prospettiva differente nel delicato equilibrio tra sicurezza e libertà. 

lavoro dipendente: pro e contro 

Per concludere, è importante sapere che esiste una terza opzione, una sorta di via di mezzo tra il lavoro autonomo e quello dipendente, ed è il lavoro parasubordinato. Com’è facile intuire dal nome, si tratta di una modalità di impiego che ha delle caratteristiche dell’uno e dell’altro: in pratica si ha un datore di lavoro per il quale si esegue un servizio, un progetto, e di solito il rapporto è regolamentato da una collaborazione continuata e continuativa (il famoso co.co.co.), ma il rapporto prevede la possibilità di lavorare autonomamente, senza vincoli di luogo e orario. Il lavoro parasubordinato ha i suoi vantaggi, tuttavia la definizione di questa modalità ibrida è piuttosto labile, così come l’interpretazione giuridica dei suoi limiti: non a caso, spesso viene utilizzata in maniera scorretta per camuffare rapporti di lavoro continuativi.