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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Esiste un numero minimo di rapporti in una coppia?

Piuttosto che domandarsi quale sia il numero minimo di rapporti è più utile capire come si stia vivendo quel fenomeno.
Piuttosto che domandarsi quale sia il numero minimo di rapporti è più utile capire come si stia vivendo quel fenomeno.   (getty images)

“Quante volte è normale fare l’amore in una coppia?”. Questa è una delle ricerche suggerite da Google quando si digita “quante volte fare sesso” nella barra di ricerca. C’è da aspettarsi, quindi, che a domandarselo siano davvero tante persone. Se stai leggendo questo articolo, immagino che anche tu te lo stia domandando. Continua a leggere. 

di Erika Desambrois

Nella mia pagina Instagram, tempo fa, ho aperto una rubrica dal titolo “Ma è normale che…?”, proprio perché una delle domande che più si pongono le persone quando si parla di sesso, o di relazioni, è se sia o non sia normale qualcosa. C’è un bisogno diffuso di sapere se l’esperienza che si vive sia nella norma oppure se ci sia qualcosa di diverso. Ci si confronta con gli altri e si riduce la propria esperienza al consueto. Questo accade anche quando si parla di numero minimo di rapporti. 

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Cos’è la normalità?

Se si ricerca tramite l’enciclopedia Treccani il termine “normalità”, la definizione che se ne ricava è la seguente: “Carattere, condizione di ciò che è o si ritiene normale, cioè regolare e consueto, non eccezionale o casuale o patologico”. Tuttavia, in sessuologia, stabilire che cosa sia regolare non è così semplice. Non è semplice - e non sarebbe corretto - suddividere i comportamenti in normali o non normali. Infatti, esistono diversi criteri di normalità, a seconda del lato dal quale si osserva quel comportamento. Il sesso è fatto dalle persone e le persone sono mosaici splendidamente imperfetti di variabili. A seconda di come si incastrano quelle variabili ne deriva il modo in cui l’individuo vive la sessualità. 

Si pensi, ad esempio, volendo essere estremamente riduttiva, ad una persona cresciuta in un contesto religioso, di matrice cattolica, dove si professa che la sessualità debba essere conseguente al matrimonio e debba avere come fine la procreazione. Per tale individuo la normalità sarà di avere rapporti soltanto dopo il sacramento del matrimonio e con lo scopo di riprodursi. È chiaro che, se mettessimo a confronto tale persona con un individuo non cattolico, ci sarebbe uno scontro di normalità. Entrambi, infatti, porterebbero in campo la loro visione di regolarità, presupponendo sia l’unica, probabilmente. Ma non è così. Proprio perché è soggetta a variabili soggettive

Quanti rapporti avere in una coppia?

Perché sono partita dal concetto di normalità per parlare di questo? Perché le persone cercano una risposta normativa quando si pongono questa domanda dimenticandosi di essere individui, immersi un contesto, aventi stili di vita diversi, strutture di personalità distinte e storie di vita divergenti. Non esiste una normalità quando si parla di sessualità. O meglio, non ne esiste una uguale per tutti. Come scritto nel paragrafo precedente, ogni persona ha la sua normalità, a seconda di quello che è per lei il proprio contesto di provenienza e la propria storia di vita. Quindi, non sarebbe corretto ridurre la propria esperienza a una consuetudine assunta da altri individui. Quando si parla di numero minimo di rapporti da avere, tra l’altro, il gioco diventa ancora più complesso poiché intervengono ancora più variabili rispetto ad altri casi. Il numero minimo di rapporti, infatti, risponde a fattori legati non solo alla cultura, ma anche a variabili organiche, relazionali, di stili di vita e molto altro

Si pensi, infatti, ad una coppia con figli, che vive in una grande città e con due lavori particolarmente stressanti. Il tempo a disposizione per la sessualità non è molto, ma esiste e, quando c’è, la coppia riesce a ritagliarsi dei momenti di intimità qualitativamente interessanti. In media questo accade una o due volte al mese. La sessualità di questa coppia è normale? Per loro lo è. Per il momento di vita che stanno attraversando e per il loro bisogno. Tuttavia, quando si confrontano con altre persone, il rimando che ricevono è che non lo sia. Questo perché il loro concetto di normalità si scontra con quello di qualcun altro che, magari, si trova in un’altra fase della vita, ha bisogni diversi e conduce uno stile di vita differente.

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Qual è un indicatore più utile rispetto al numero?

Piuttosto che domandarsi se uno specifico fenomeno sia normale, oppure no, ha più senso domandarsi come lo si viva. Pensando al caso del numero minimo, ad esempio, è più utile capire se si stia vivendo con disagio quella situazione, oppure se faccia stare bene. Tornando all’esempio della coppia con figli di prima, se per mancanza di tempo ed energie, la loro normalità si attesta su un numero di rapporti mensili meno frequenti, rispetto ad altre coppie, e per loro non è fonte di malessere, va bene così. 

Non esiste un numero minimo di rapporti uguale per tutti o normale per tutti e credo sia ora di dirlo una volta per tutte.