Il sesso può anche non piacere (e se ne può fare pure a meno)
“Dottoressa, io tutto questo hype per il sesso non lo capisco. Ne faccio anche a meno, non è così importante per me”. Il sesso può anche non piacere e questa è una verità. Ma cosa ne pensa la sessuologia?
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“Il sesso è come il denaro: solamente quando è troppo è abbastanza”, sosteneva John Updike. E, in effetti, per molte persone è così. Il sesso non può mancare dalle loro vite e soltanto quando è molto lo considerano soddisfacente. E non c’è nulla di male in questo. Tuttavia, non c’è nulla di male anche quando il sesso non piace così tanto e non è così necessario.
Il desiderio sessuale
Ne ho parlato spesso, il desiderio sessuale è altamente soggettivo e dipende da tanti fattori. Organici, psicologici, sociali e di contesto. Ogni persona ha un proprio livello di desiderio sessuale e per questo non tutte le persone hanno bisogno dello stesso numero di rapporti sessuali. Molto spesso queste differenze creano collisioni all’interno delle relazioni perché i partner vorrebbero che l’altro avesse un livello identico di desiderio sessuale. Abbastanza difficile, direi, dato che non sono la stessa persona. Il sesso spesso viene considerato come strumento per misurare lo stato di salute della relazione. “Più sesso si fa più si è sintonizzati”: è questa la narrazione generale.
Il sesso come unità di misura della relazione
La salute della relazione, però, non dovrebbe essere misurata esclusivamente col sesso. Il bisogno che le persone hanno di fare sesso varia, come scrivevo prima, e spesso non ha molto a che fare con la relazione. Si pensi, ad esempio, alle persone che si identificano nello spettro dell’asessualità. L'asessualità potremmo descriverla come l’assenza di desiderio sessuale. Le persone asessuali, in generale (si parla di spettro, con molte declinazioni), possono sentirsi estremamente attratte romanticamente da altre persone e quindi desiderare una relazione con loro, ma non da un punto di vista sessuale. Infatti, in questo caso, intrattengono relazioni in cui la sessualità non è importante, anzi, si colloca in un gradino molto basso della scala dei loro bisogni. Tra l'altro, oltre che di bisogno, si parla anche di significato attribuito al sesso. Non è solo il bisogno pulsionale a muovere verso il sesso, ma anche il significato che si attribuisce a tale attività. Infatti, può essere che non se ne senta il bisogno e che non lo si consideri come indice di salute della relazione e che, per questo, se ne possa fare a meno.
Il sesso può anche non piacere
Il sesso può essere visto come un’attività come un’altra che poco aggiunge alla vita individuale e relazionale. Che si può scegliere se praticare, o meno. Alcune persone, per mera preferenza individuale, potrebbero prediligere altro per vivere l’intimità relazionale. Non esiste soltanto il sesso, infatti. Esistono i baci, le carezze, il contatto fisico, come gli abbracci e altri modi di vivere l'intimità.
Lo stigma di chi non ama il sesso
Se la narrazione collettiva è quella del sesso come vitale, necessario, mai abbastanza e fondante le relazioni, ne deriva che chi non lo ama, può sentirsi sbagliato e sentirsi stigmatizzato. La sessualità è fluida, libera ed estremamente soggettiva. Non esiste un modo giusto o sbagliato di viverla e starci.
Ciò che non è giusto, semmai, è fare pressione su chi sceglie di non vivere il sesso come la società sembra imporre. Tra l’altro, il fatto che recentemente si parli più di sesso ha spinto, paradossalmente, le persone a pensare che l’unica via corretta di vivere il sesso sia quella descritta da John Updike. Tuttavia, non è così. Anzi, ciò di cui recentemente si divulga è la libertà. Di decidere se il sesso piaccia, o meno.
Come distinguere la preferenza da una situazione clinicamente rilevante?
“Si ok, dottoressa, però capita che le persone siano poco interessate al sesso perché hanno una disfunzione sessuale o perché vivono una qualche forma di disagio”. Certo, questo può accadere. Così come accade il contrario. Persone che hanno bisogno di “troppo” sesso non per preferenza, ma perché vivono un disagio. Chiaramente per fare un’adeguata diagnosi, se si ha un dubbio, è bene rivolgersi a un professionista formato.
Tuttavia, esiste un primo criterio utile (non esaustivo, ma indicativo) per fare una distinzione. Come vive quella persona la sua attività sessuale?
La vive serenamente o con disagio? Il disagio significativo è un primo strumento per capire un po’ meglio dove ci si trova. Se nel mondo delle preferenze o della disfunzione.
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