Narciso siamo noi: selfie, specchi, video call servono più a noi che agli altri
L'essere umano non è programmato per guardarsi allo specchio così tanto.
Tra selfie, videochiamate e dirette social passiamo un sacco di tempo a osservare il nostro stesso volto, ma non è necessariamente un bene.
(anzi: non lo è affatto)
C'era una storia dell'orrore che girava negli anni Novanta. La storia raccontava che se ci si ferma davanti a uno specchio troppo a lungo si impazzisce. Ma non siamo sul dark web, quindi lasciamo le leggende metropolitane agli anni Novanta (e ai canali di Youtube) e parliamo invece di quanto spesso incorriamo nel riflesso del nostro stesso viso. E del fatto che forse la nostra salute mentale è già vacillante.
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Si potrebbe dire che il distanziamento fisico che ci è stato imposto dal Covid ha aumentato, nel 2020, il volume di tempo che passiamo a guardarci in viso. Non perché abbiamo tempo libero da passare allo specchio della nostra toletta, ma perché, quando siamo in videochiamata, è più facile che guardiamo nel nostro riquadro più che in quello degli altri. Si potrebbe dire, ma non è che prima ci osservassimo meno. Selfie, mirror selfie o dirette social sono spazi, non "occasioni". E sono spazi che ci offrono un'immagine di noi dettagliatissima, di cui potremmo non essere soddisfatte al cento per cento. Non solo rughe o asimmetrie (le abbiamo tutte, ciao) ma ci sono gli elementi per lo sviluppo di dismorfie rispetto alla nostra vera faccia e a come è diversa da quella capovolta, filtrata e in posa che osserviamo sullo schermo (o allo specchio).
dismorfia portami via
Non è raro che ci troviamo a fissarci su noi stesse fino pure a distrarci durante una video chiamata o una riunione online. Ma tale opportunità di concentrarsi sul proprio aspetto per periodi di tempo prolungati può distorcere la percezione di sé stesse tanto da non vedersi più chiaramente. In alcuni casi vedere video di se stesse può contribuire alla diagnosi di disturbo da dismorfismo corporeo, un disturbo dell'immagine corporea per cui si è costantemente fissate sui difetti percepiti nel proprio aspetto.
La vista quotidiana dei nostri volti allo specchio o facendosi dei selfie ha effetti sul nostro cervello e sulla nostra psiche: la pratica infatti attiva un'area del cervello chiamata area fusiforme facciale (FFA dal termine inglese fusiform face area). Si tratta di una zona del sistema visivo umano specializzata nel riconoscimento dei volti. Ciò può aumentare l'autoconsapevolezza e l'autocoscienza ed essere quindi un'attività ottima per lo sviluppo personale ma può anche amplificare l'autocritica e l'ossessione per il proprio aspetto esteriore.
selfie, selfie delle mie brame
Se osservarsi occasionalmente è naturale, guardarsi ossessivamente in ogni superficie riflettente (al netto dell'essere sintomo di insicurezza) ci spinge a sintonizzarci in automatiico sui dettagli di viso, corpo e capelli e cosi facendo perdiamo la visione generale e prospettica di noi. Il cervello quindi può abituarsi a una visione frammentata alterando il modo in cui vediamo e giudichiamo noi stesse.
Smettere? Più facile a dirsi che a farsi. I social media hanno letteralmente spostato l'attenzione dell'essere umano dal contenuto al contenitore, cioè da quello che le persone hanno da dire all'aspetto delle persone (l'algoritmo preferisce i selfie). E sì, la bellezza è spesso un privilegio (ne abbiamo parlato tantissimo) ma davvero non ci siamo mai guardate tanto quanto stiamo facendo in questi anni.
Emozioni allo specchio
Quando parliamo con le persone, sia dal vivo che online, e le osserviamo, inconsciamente reagiamo alle loro espressioni facciali ed entriamo in risonanza con le loro emozioni. Empatizziamo, mostriamo - anche inconsciamente - apprezzamento oppure disprezzo. Ma che succede quando, sia dal vivo che online, guardiamo noi stesse così tanto?
Narciso allo specchio
Secondo il mito dell'antica Grecia, Narciso era un bellissimo giovane di cui tutto il mondo (donne, uomini e la ninfa dei boschi, Eco) era innamorato. Non ricambiando nessuno e nessuna, si invaghisce per la prima volta quando si ferma a bere in una pozza d'acqua e vede il suo riflesso. All'inizio pensa di trovarsi di fronte a un altro giovane, perciò si innamora di lui fino a sentirsi frustrato e disperato perché ogni volta che allunga la mano per toccarlo il giovane scompare tra le acque increspate. Ma non può fare a meno di restare lì a guardarlo (a guardarsi) e alla fine si consuma e muore. La tragedia in questa storia è che Narciso era amato da tutti e aveva tutta la vita davanti ma, sordo e cieco alle meraviglie del mondo reale, si concentrava solo sul proprio riflesso.
Se il mito fosse ambientato al giorno d'oggi Narciso si innamorerebbe del proprio selfie. Traduzione: ci stiamo perdendo quello che abbiamo intorno.