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Perché annoiarsi fa bene al cervello (soprattutto in vacanza)

Annoiarsi non è una perdita di tempo. La psicologia spiega perché i momenti di inattività fanno bene al cervello, soprattutto durante le vacanze.

Niente escursioni, niente viaggi, niente programmi di crescita personale, niente challenge, niente libri, niente. Durante le vacanze quest'estate potrebbe essere salvavita riscoprire la noia: tutti i benefici dimenticati dell'annoiarsi tra cui un'abilità che abbiamo perso e che si chiama Default mode network.

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La noia gode da sempre di una pessima reputazione, ma oggettivamente non la merita. Essere annoiati, annoiate, non significa sprecare il tempo: significa concedere alla mente una pausa dagli stimoli continui. Infatti è proprio quando non siamo nella ruota del criceto che il cervello inizia a elaborare idee, riflettere, mettere ordine nei pensieri e trovare collegamenti nuovi. Per questo la noia non è un nemico da combattere ma una condizione utile al nostro equilibrio psicologico.

cosa dice Harvard sull'importanza di annoiarsi (ogni tanto)

Secondo un articolo della Harvard Business Review, imparare ad accettare la noia è fondamentale per il benessere mentale e per dare un significato più profondo alla propria vita. Quando smettiamo di riempire ogni momento con attività o distrazioni e ci concediamo qualche istante di totale inattività, il cervello inizia a vagare liberamente, rielaborare esperienze, mettere in relazione idee diverse e affrontare con maggiore lucidità questioni personali e problemi complessi. Oltretutto la noia offre diversi benefici: intanto permette al cervello di riposare dall'impegno continuo richiesto dalle attività quotidiane e dalla società.

Ma crea anche lo spazio mentale necessario per interrogarci su ciò che conta davvero, come i nostri obiettivi, i valori e ciò che ci rende felici. Il problema è che oggi tendiamo a evitare qualsiasi momento di noia e non appena abbiamo qualche minuto libero tendiamo a riempirlo. Secondo la Harvard Business Review, questa ricerca continua di stimoli può avere conseguenze negative: riduce la capacità di riflettere sul significato della propria vita e, nel lungo periodo, può essere associata a livelli più alti di ansia e depressione.

il default mode network: sconcentrarsi dalle cose

Sono molte le ricerche nel campo della psicologia che mostrano che i momenti di inattività favoriscono la creatività e la capacità di risolvere problemi (e vale anche per i bambini e le bambine). Perché quando la mente non è costantemente concentrata su un compito, entra in funzione quella che gli studiosi chiamano default mode network, una rete cerebrale coinvolta nell'immaginazione, nella memoria e nella riflessione su sé stessi, sé stesse. Significa che letteralmente la noia crea lo spazio necessario perché il pensiero possa svilupparsi liberamente.

Il problema è che oggi facciamo di tutto per evitarla perché ci fa paura, perché ci è stato insegnato - dalla società - a essere performanti sempre. Appena si presenta un momento di vuoto, prendiamo lo smartphone, scorriamo i social, guardiamo un video o ascoltiamo un podcast. Ogni attesa, ogni pausa e ogni istante di silenzio vengono riempiti da nuovi contenuti, produttivi o no.

la noia è la migliore alleata delle vacanze estive

Così facendo, però, priviamo il cervello di un'esperienza che gli è necessaria quanto il riposo lo è per il corpo, allora le vacanze possono diventare la regina delle occasioni per interrompere questo meccanismo vizioso e tossico. Con meno impegni e ritmi più distesi, diventa possibile accettare qualche momento senza programmi, senza notifiche e senza l'ansia di dover essere - o dimostrare di essere - performanti.

Riscoprire la noia significa in sostanza smettere di considerare ogni momento libero come un problema da riempire o in una battuta di caccia verso la prossima opportunità da cogliere. Imparare a tollerare il vuoto significa nient'altro che imparare ad ascoltare i propri pensieri e a riscoprire il piacere di fare le cose con calma o di non farle affatto. La noia non è tempo perso è uno spazio di libertà che la società dell'iperconnessione tende a cancellare, ma di cui abbiamo bisogno