Donne e cura, ma solo verso gli altri: la salute personale messa (sempre) in secondo piano
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Abbiamo già parlato del fatto che gli uomini etero sposati godono di una salute migliore? Si, qui. Accade perché le donne si prendono cura dei loro cari e delle loro care ma questo, ci dicono i dati, a discapito della propria salute. Istat infatti conferma che quasi 9 donne su 10 denunciano un cattivo stato di salute (contro solo la metà degli uomini).
prendersi cura: ma di chi? le donne e l'altruismo sanitario
Sappiamo che le donne (madri o non madri) svolgono la maggior parte del lavoro di cura, quel lavoro "invisibile" e non retribuito che consiste nell'organizzazione e svolgimento della manutenzione della casa, nell'organizzazione e messa in pratica dei pasti, dei compiti in casa se ci sono bambini e bambine, nell'assistenza ai parenti che ne hanno necessità e nella pianificazione delle cure mediche: dai controlli di routine alle emergenze, sono le donne a farsi carico - mentalmente e fisicamente - del rapporto dei componenti della famiglia con il sistema sanitario.
La notizia è che, oltre a un ovvio gap di genere nel riposo e nel sonno dovuto ai ruoli preordinati (non occorre che si "chieda" a una donna di dormire meno, lo fa perché pensa alle cose che deve fare), c'è un problema di salute pubblica. Secondo i dati dell'Hologic Global Women's Health, studio sulla salute delle donne, più di un terzo delle italiane di età pari o superiore a 60 anni ha problemi di salute che limitano le loro attività e in generale trascurano la propria salute.
Analizzando i dati si incrociano cinque dimensioni della salute femminile: prevenzione, salute emotiva, opinioni sulla salute e sulla sicurezza, bisogni di base e salute individuale. Osservate nel loro complesso, le cinque dimensioni della salute delle donne italiane scoprono una realtà oscura: solo la metà delle persone intervistate si dichiara soddisfatta della disponibilità di un'assistenza sanitaria di qualità nella zona di residenza, e il numero diminuisce man mano che diminuisce la fascia di reddito.
in poche si occupano della propria salute (nonostante l'ottobre "rosa")
Ancora: le donne italiane sono le meno partecipi ai programmi di prevenzione oncologica e malattie sessualmente trasmissibili: solo l’11 per cento dichiara di essersi sottoposta a un test oncologico negli ultimi 12 mesi (media Europea 20 per cento) e solo il 5 per cento si è sottoposto a un test per le malattie o le infezioni sessualmente trasmissibili negli ultimi 12 mesi. L’Italia si colloca quindi al 17esimo posto nella dimensione prevenzione nel 2022. Ma non solo: solo il 37 per cento delle donne in Italia si è sottoposto a un esame della pressione arteriosa nell'ultimo anno e, sorpresa, la percentuale è più bassa del 6 per cento rispetto al 2020, anno in cui molti esami erano per giunta rallentati o posticipati a causa della pandemia da Covid-19.
Nel frattempo la European Commission Initiative on Breast Cancer raccomanda che le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni siano sottoposte a test per il cancro al seno ogni due anni. In risposta a tale necessità il sistema sanitario italiano offre screening gratuiti per le donne di questa fascia d'età, ma le italiane non vanno: solo il 20 per cento delle donne dice di recarsi ai controlli. Per esempio ottobre è il mese dedicato alla sensibilizzazione delle donne sulla prevenzione dei tumori: le offerte variano da Regione a Regione ma di solito gli screening sono gratuiti sia per la prevenzione del tumore al seno che a quello al collo dell'utero, basta cercare online "ottobre rosa".
La salute emotiva? Peggio: preoccupate, tristi, arrabbiate
Guardando i numeri legati alla salute emotiva emerge che praticamente tutte o quasi (nove donne su 10) percepiscono la violenza domestica come un problema diffuso nel luogo in cui vivono e che almeno una donna su 10 in Italia riferisce di aver provato emozioni negative di recente, anzi, proprio nel giorno precedente a quello in cui sono state intervistate per la realizzazione dello studio. Che emozioni? Preoccupazione (55% IT, 39% UE, 42% Global), tristezza (33% IT, 26% UE, 30% Global), stress (44% IT, 35% UE, 39% Global), rabbia (12% IT, 15% UE, 25% Global).
Questo è il risultato della mescolanza di più elementi, non ultimo (anzi) il peso del carico mentale: l’associazione Valore D, rivela che il lavoro domestico e di cura non retribuito è svolto esclusivamente dalla popolazione femminile nel 74 per cento dei casi e che le donne italiane dedicano 5 ore e 5 minuti ogni giorno al lavoro di cura e domestico (contro l'ora e 40 impiegata dagli uomini).
Quindi appare evidente che quella che per le donne italiane è stata a lungo la regola ha finito per mostrare i suoi effetti negativi: il condizionamento sociale ha permesso alle persone, donne comprese, di addossare alle donne il ruolo di badanti esclusive e disponibili h24 dei propri figli e flglie, del partner, dei parenti con necessità di cura e quindi la responsabilità della salute altrui, il risultato è che ,secondo i più recenti dati Istat, l'8,3 per cento delle donne italiane denuncia un cattivo stato di salute contro il 5,3 per cento degli uomini.
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