Il divario di genere nella Salute non è (solo) una questione femminile: ecco perché
Affrontare il problema del divario di genere nella Salute non solo migliorerebbe la salute e la vita di milioni di persone, ma potrebbe anche far crescere l'economia globale di almeno 1 trilione di dollari all'anno.
Un nuovo rapporto del World Economic Forum conferma il fatto che le disparità nell’assistenza sanitaria tra uomini e donne (divario di genere o gender health gap) non è una questione "di genere" ma anche, soprattutto, economica. Il divario di genere nella salute colpisce tutti: famiglie, società, posti di lavoro. Eppure, nel mondo, sono ancora milioni le donne che in tutte le fasi della vita non possono accedere all’assistenza sanitaria, alle cure e al sostegno di cui hanno bisogno.
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Divario di genere nella salute: numeri
Secondo il rapporto le donne vivono in media più a lungo degli uomini, ma trascorrono il 25 per cento in più della loro vita in condizioni di salute non buone. Lo conferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, che aggiunge che condizioni come la sindrome premestruale, la depressione e le malattie ginecologiche sono tra i fattori pricipali a limitare il contributo femminile alla crescita del PIL.
Negli ultimi due secoli, l'aspettativa di vita – sia per gli uomini che per le donne – è aumentata dai 30 ai 73 anni. Ma questo non ha implicato miglioramenti nella ricerca medica e scientifica per migliorarne la qualità, almeno non per le donne che trascorrono gran parte della vita in cattive condizioni di salute e con diversi gradi di disabilità. Una donna in media trascorre circa nove anni in cattive condizioni di salute, il che influisce sulla sua capacità di essere presente e/o produttiva a casa, nel mondo del lavoro e nella comunità e ne riduce il potenziale di guadagno. Affrontare il problema del divario di genere nella Salute (che vedremo a seguire come si manifesta in Italia, nello specifico) non solo migliorerebbe la salute e la vita di milioni di donne, ma potrebbe anche dare impulso all'economia globale di almeno 1 trilione di dollari ogni anno.
Per "salute delle donne" si intende spesso solo la salute sessuale e riproduttiva che è però il primo errore: il divario rispetto alla ricerca e all'accessibilità sanitaria non riguarda solo le condizioni specifiche del sesso femminile (mestruazioni, endometriosi e menopausa) ma anche le condizioni di salute generali che possono colpire le donne in modo diverso (maggiore carico di malattia) o in modo sproporzionato (maggiore prevalenza).
salute ed economia sono collegate
Fondamentalmente, uno stato di salute pubblica migliore impatta sulla prosperità economica. Il gender health gap globale al momento equivale a 75 milioni di anni di vita persi ogni anno, l'equivalente di sette giorni per donna all'anno. Affrontare tale divario potrebbe generare un impatto equivalente a quello di 137 milioni di donne che accedono a posizioni a tempo pieno. Il che potrebbe potenzialmente far uscire le donne dalla povertà e consentire a un maggior numero di loro di provvedere a se stesse e alle proprie famiglie. Affrontare le cause di questo divario di genere – ovvero la minore efficacia dei trattamenti per le donne, la peggiore erogazione delle cure e la mancanza di dati – richiede chiaramente una mole di investimenti non indifferente, ma sarebbero ripagati dalle stesse condizioni economiche che si creerebbero. Il miglioramento della salute delle donne avrebbe quindi un impatto economico positivo ma non solo: è ovviamente una questione di equità e inclusività.
salute: il divario di genere in italia
Non sono molti gli studi che hanno affrontato il tema della parità di genere rispetto alla salute e all’assistenza sanitaria, sia in Italia che nel mondo. Quelli che lo hanno fatto hanno trattato in particolare le differenze nella spesa sanitaria pro capite, sia pubblica che diretta, le morti evitabili con prevenzione e terapie, l'spettativa di vita alla nascita, l'accesso a trattamenti e terapie innovative, la presenza di servizi sul territorio e i tempi di attesa per l’accesso alle cure.
Uno studio pubblicato su Gender Med Journal registra come rispetto alle speranza di vita alla nascita, a livello europeo le donne vivono sei anni in più rispetto agli uomini (84 anni contro 78), ma il 33 per cento delle donne, contro il 28 per cento degli uomini, non si ritiene in buona salute. Per quanto riguarda l’Italia, l'aspettativa di vita delle donne è cresciuta con un divario nei tassi di mortalità che nel nostro Paese tende a ridursi da tempo. Anche sul fronte dell'obesità e delle patologie cardiovascolari, dove tradizionalmente il vantaggio femminile era evidente, la situazione tende lentamente a riequilibrarsi.
Ma le disuguaglianze sanitarie da un punto di vista di genere sono evidenti quando si tratta di parità di accesso alle cure. Una fonte particolarmente autorevole, da questo punto di vista, è l’EIGE (Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere), che calcola l’uguaglianza di genere a livello europeo sulla base di sei domini principali (lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute) e due ulteriori (violenza contro le donne e disuguaglianze intersezionali).
Nella sua relazione del 2019, l’EIGE rileva che, “malgrado i risultati ottenuti negli ultimi decenni e le misure adottate dalla Commissione, i progressi verso un’uguaglianza effettiva sono molto lenti”. L’Unione Europea è più vicina alla parità di genere nei settori della salute (88,1 punti su 100) e del reddito (80,4 punti) che in quello del potere economico e politico (51,9 punti). I bisogni sanitari non soddisfatti in Europa sono più elevati per le madri e i padri single (6 per cento e 8 per cento rispettivamente) e per le donne e gli uomini con disabilità (8 per cento e 7 per cento rispettivamente).
In Italia, secondo l’Istat, la situazione dei ritardi e delle rinunce alle prestazioni sanitarie necessarie a causa delle liste d’attesa è particolarmente critica, coinvolgendo nel 2015 il 13, per cento degli uomini e il 18,4 per cento delle donne.
Il tema del caregiving delle donne
Un aspetto particolare e per niente secondario, del disagio delle donne in ambito sanitario riguarda la cura e l’assistenza che le donne forniscono, sia in ambito familiare che all’interno della rete familiare allargata, ai malati e ai disabili. Evidenze interessanti da questo punto di vista sono state trovate dalla FAVO (Federazione Associazioni Volontariato Oncologico) che, con il su Rapporto sulla condizione dei malati di cancro analizza le condizioni lavorative e sociali dei caregiver dei malati di cancro, che l'indagine ha rivelato essere per il 57 per cento donne e per il 43 per cento uomini, con la stragrande maggioranza tra i 35 ei 65 anni di età.
Le attività che la "badante" svolge per assistere il malato sono varie, e vanno dal trasporto (94,4 per cento dei casi) al sostegno morale e psicologico (77,1 per cento), al rapporto con l'équipe assistenziale (70,3 per cento), alla gestione delle attività quotidiane attività esterne (53,5 per cento), mansioni esterne (52,0 per cento), sostegno all'osservanza delle prescrizioni (45,1 per cento) e sostegno economico (33,3 per cento), rapporti con gli altri badanti e badanti (17,5 per cento), cura e igiene della persona (16,0 per cento) Le ore dedicate alla cura del paziente sono in media 40 settimanali, ma vengono superate nella maggior parte dei casi, arrivando a superare le 70 ore settimanali. Non stupisce che la situazione delle giornate lavorative perse e dei posti di lavoro persi da parte delle donne caregiver siano più del doppio rispetto agli uomini.
All’interno della questione (molto più ampia) dell’uguaglianza di genere, quella delle disuguaglianze nella salute e nell’assistenza sanitaria è chiaramente di fondamentale importanza. E non solo con riferimento al benessere delle donne e alla giustizia sociale rispetto al genere, ma anche sulla base della convinzione che il benessere e la salute delle donne sono centrali per un benessere collettivo e per la crescita sociale ed economica.