E se abbracciassimo il disordine (con buona pace di Marie Kondo)?
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Da quando è esplosa la figura di Marie Kondo sono esplose anche le manie dell'ordine e la cultura del decluttering. Soltanto che i tempi cambiano - eccome se lo fanno - e tra crisi economiche, conflitti, pandemie e perché no, mode che fanno giri immensi e poi ritornano, anche le più ferventi seguaci della filosofia del "butta via tutto" si sono arrese a una casa in disordine. O almeno, non ordinata in modo maniacale come la vorrebbe utopicamente chi scrive (se non proprio come da indicazioni di Kondo).
marie kondo ha mai avuto ragione?
Infatti nel tempo c'è stato chi ha problematizzato la faccenda. Per esempio il New York Times, con un pezzo dal titolo The Origin Story of Marie Kondo’s Decluttering Empire "Le origini dell'impero del decluttering di Marie Kondo". Che inizia mettendo alla berlina l'atteggiamento della esperta giapponese di "come avere case ordinate" nei confronti della conservazione dei libri: lei dice che se ancora non letti significa che non verranno mai letti e che, una volta letti, i libri non dovrebbero essere conservati per essere riletti. E a chi scrive questa pratica sembra quasi barbara. Questa donna prodigio del riordino ha iniziato la sua carriera da bambina. "Ho passato più della metà della mia vita a pensare a mettere in ordine", scrive nel suo libro, Il magico potere del riordino. Ma c'è una versione più concreta della storia di Marie Kondo. E si trova tra le pagine della rivista online giapponese Shin-bunka. Sostanzialmente l'ascesa e la carriera di Kondo sono il risultato di una grossa operazione di marketing che però non può attecchire in modo permanente (sempre per i tempi che cambiano) soprattutto nei Paesi occidentali, dove le cose che non si usano non si buttano (al massimo si donano). Ma soprattutto dove proviamo affetto per le cose che ci ricordano momenti e persone. Ed è qualcosa che appartiene alla stessa cultura giapponese, a dirla tutta: nel folklore nipponico gli oggetti con almeno 100 anni di vita sviluppano una coscienza propria e si trasformano in uno spirito-oggetto (tsukumogami). E anche se Marie Kondo incoraggia(va) le persone a separarsi dagli oggetti che non riescono a suscitare gioia, questo test della gioia sembra adatto a una società individualista e recente, come quella degli Stati Uniti (o anche dell’Australia, senza offesa). La questione della "gioia" degli oggetti è una misura di valore molto, troppo, ristretta.
Il valore di un oggetto non è solo il piacere che ci dà ma anche il suo posto in una rete di responsabilità e cura verso chi ce lo ha donato, l'ambiente da cui è stato estratto e i ricordi che conserva. Piuttosto che dall’impulso della gioia infatti, dovremmo giudicare gli oggetti dal significato che hanno. A quel punto avremmo la casa sicuramente più vuota ma le cose che terremmo sono le più antiche, le meno funzionali forse, ma di certo quelle con più storia.
E cosa vogliamo che sia un po' di disordine se la contropartita è solo tenere a portata di mano e di vista tutti questi horcrux? Per chi non è fan della saga di Harry Potter: oggetti che conservano pezzi di anima di qualcuno. Inoltre, anche se ovviamente non ci sono dati che li confermano, esistono dei vantaggi nell'essere disordinate.
L'ordine può essere di conforto ma a volte vale la pena lasciare andare un po' il controllo. Gli autori di A Perfect Mess: The Hidden Benefits of Disorder ("Un disastro perfetto: i vantaggi segreti del disordine") hanno preso la impopolare parte del disordine nel dibattito tra ordinati e disordinati, tra casa impeccabile e casa reale. E per vincere, Eric Abrahamson e David H. Freedman hanno raccolto studi ed esempi sui sorprendenti benefici del disordine.
I benefici del disordine
Il disordine è relativo. Lì dove "ordine" significa per tutti mettere per esempio i dischi o i libri in ordine alfabetico, per qualcuno significa che sono disordinati dal punto di vista cronologico o tematico. E viceversa. Nel senso: se i libri sono ordinati secondo la data di pubblicazione o di scrittura, in automatico non saranno in ordine alfabetico. Il che è un principio di confusione, ovviamente: organizzare in un modo significa fare confusione in un altro.
I prodotti chimici utilizzati per la pulizia fanno più male che disordine: scrivono gli autori che “…la maggior parte degli esperti di asma e allergie ora sostengono che l'esposizione a fattori scatenanti comuni non può effettivamente causare questi disturbi, come si credeva una volta. Indovina un po', però, la colpa è delle case molto pulite. I ricercatori della Curtin University of Technology in Australia hanno scoperto che i bambini esposti ai fumi dei prodotti per la pulizia della casa, tra gli altri prodotti chimici, avevano una probabilità fino a quattro volte maggiore di sviluppare asma, anche quando l’esposizione rimaneva entro quelli che sono attualmente considerati livelli di sicurezza. il fattore di rischio, stranamente, è un livello insolitamente basso di allergeni in casa.
Ascoltare le canzoni in modo casuale è meglio che in ordine alfabetico: “potresti pensare al fatto che dopo che Apple ha lanciato l'iPod, il dispositivo ideale per classificare ordinatamente migliaia di canzoni, ha scoperto con sorpresa praticamente di tutti che la funzione più popolare era la “riproduzione casuale” - capacità che riproduce i brani in ordine casuale.
Il vantaggio di conservare la "spazzatura": si legge ancora che quasi chiunque abbia superato i quarant'anni ha avuto l'esperienza di realizzare con una fitta di dolore che le loro collezioni di figurine, videogiochi, fumetti o Barbie valgono una fortuna oggi. E questo al netto del valore sentimentale che hanno.
disordine (buono) vs caos (cattivo)
La verità è che esistono due tipi di disordine in casa: il disordine superficiale e il disordine profondo. Il primo è poco preoccupante ed è anzi inevitabile: è difficile avere una casa immacolata anche nel migliore dei casi – è quasi impossibile se è frequentata da bambini. Quello da tenere d'occhio è il caos profondo. E presa questa consapevolezza, sono molte le persone che stanno abbracciando una nuova ondata di realismo e quindi la magia del disordine. La stessa Marie Kondo ha abbracciato il disordine dopo quasi un decennio da quando ha parlato di "gioia" nel piegare i pantaloni in quadrati perfetti.
Come riportato sul Washington Post una casa super ordinata non è più la sua priorità: "Ci ho rinunciato e questo è un bene. Ora mi rendo conto che ciò che è importante è divertirmi a passare del tempo con i miei figli a casa." La sezione dei commenti sotto l'articolo è esplosa. Alcuni utenti sono oggettivamente parecchio arrabbiati per essere stati spinti per anni a credere che ordinare compulsivamente fosse uno standard di vita accettabile mentre percepivano l'ipocrisia di Kondo che oggi cambia idea. E infatti quello standard è impossibile da raggiungere, non si dovrebbe fare né pensare ad altro che a riordinare tutto il giorno per ottenere un risultato vagamente somigliante a quello che Kondo promuoveva come "casa normale". Ma c'è stato anche del sollievo: qualcuno che ha costruito una carriera parecchio redditizia facendo ordine sta ammettendo che le priorità cambiano quando la vita cambia.
Il ripensamento di Kondo è genuino? Non lo sapermo mai. Ma Kondo potrebbe anche banalmente essere astutamente al passo con i tempi, attingendo a una nuova ondata di realismo su come sono le nostre vite. Ma non commettiamo l'errore di trasformare anche questa "tendenza" e abbracciare il disordine in un comandamento di vita.
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