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Aggiornato il: 4 minuti di lettura

Sintonizzarsi con chi è in lutto per aiutare chi amiamo a superare la perdita

Ci sono molti modi per aiutare qualcuno ad affrontare un lutto o il processo di una perdita: ne parliamo con Ilaria Albano, la "Psicologa Scortese"
di Eugenia Nicolosi

Come si sta vicino a qualcuno che sta affontando una perdita? Non si tratta necessariamente, soltanto, di consolare ma anche di rallegrare? Distrarre? Ancora, non necessariamente. Il tema è appunto questo: il dolore è un processo e anche se sembra che niente di ciò che si fa possa aiutare non è vero. Abbiamo chiesto a Ilaria Albano, la Psicologa Scortese dei social, e abbiamo preso pure spunto da Harvard. 

Per una cultura positiva del lutto con Lisa Martignetti, "funeral planner"

Il dolore è un processo graduale: lutto, perdita, fine di una storia

Non c'è una gerarchia del dolore né un solo modo di sperimentarlo. La perdita di una persona cara, dell'animale domestico, del / della partner non "valgono di più" della fine di una storia: si tratta sempre dell'elaborazione di un lutto. Ci sono semmai dei livelli di lutto. La dottoressa Ilaria Albano, alias Psicologa Scortese, spiega che secondo una teoria molto famosa (di Kübler-Ross) esistono varie tappe di fluttuazioni emotive che si vivono durante un lutto: Negazione, Rabbia, Contrattazione, Depressione, Accettazione.

"Queste fasi possono essere sperimentate in maniera frammentata e in diversi momenti e modalità. In psicologia consideriamo il lutto non solo come la morte di una persona cara, ma più in generale come una perdita significativa. Può riguardare la fine di una storia d'amore, un trasferimento, persino la perdita del lavoro. Ovviamente, ogni tipo di perdita è unico e l’intensità del dolore varia a seconda della situazione e del legame con ciò che è stato perso. Quindi anche i lutti considerati minori meritano spazio e rispetto".

Si tratta quindi di un processo, non una condizione statica. E ovviamente non passa da un giorno all'altro. Nel frattempo come si può essere di sostegno? Piccoli gesti come inviare un biglietto o una pianta,  portare qualcosa da mangiare o pensare alle faccende domestiche della persona che sta soffrendo possono e un'enorme fonte di conforto per una persona in lutto.

Una donna molto amante dei cani che aveva perso da poco il marito (prematuramente) ricorda con gioia di quando una sua amica intima le ha portato dei cuccioli che avevano bisogno di uno stallo e di cure per un fine settimana. Perché raccontiamo questo? Perché è utile essere flessibili e aperti al modo in cui la persona pensa e vive. Ci sono persone che trovano conforto nel parlare continuamente di chi non c'è più e altre che rifuggono l'argomento finché non sono pronte, senza sapere bene se mai lo saranno (sì, alla fine lo saranno). 

Ilaria Albano, su social @psicologascortese
Ilaria Albano, su social @psicologascortese 

Secondo una ricerca fatta ad Harvard ci sono delle regole che valgono sempre quando si sta di fianco a qualcuno in lutto o che deve affrontare una perdita: la prima è fare nomi. Non si deve temere di menzionare il defunto. Non renderà sarà quello a rendere la persona più triste, se non gradisce la cosa ci si ferma subito, diversamente dire quanto quella persona era speciale secondo Harvard è molto meglio di uno sbrigativo "Mi dispiace per la tua perdita". 

aiutare (davvero) significa comprendere e legittimare

Non chiedere "Come stai?" Perché a risposta è ovvia, diverso è invece domandare "Come ti senti oggi?". Offrire speranza. Le persone in lutto spesso dimenticano che a un certo punto le cose andranno per forza meglio, si tratta solo di processare il dolore. Chiaramente non si tratta di minimizzare ma di dirle o dirgli che non c'è fretta di reagire ma che a un certo punto accadrà in modo naturale. Questa frase infatti riconosce e legittima lo stato di lutto pur infondendo fiducia, nella persona che soffre, che le cose miglioreranno. Allo stesso modo evitare di dire "è meglio così" a meno che la persona in lutto non lo dica per prima.

Non limitarsi a chiedere se si può fare qualcosa ma farla. Domandarlo trasferisce il peso della scelta sulla persona in lutto, che potrebbe essere riluttante a fare una richiesta o a esprimere perfino bisogni reali. Invece si porta la cena, il pranzo o si sbrigano affari urgenti e di cui la persona non può occuparsi. Inoltre, dare assistenza pratica in cucina e aiutare con la spesa è anche colmare quel vuoto che di solito si avverte di piu: gli orari dei pasti e la scelta di cosa mangiare sono quei momenti tipici di condivisione per cui in automatico sono o potrebbero essere i momenti in cui il senso di vuoto si fa più intenso.

Gli errori più comuni secondo la "Psicologa Scortese"

Abbiamo posto a Ilaria Albano, in libreria con il suo libro Il metodo scortese, quali sono invece le cose che è meglio non fare e non dire quando si vuole stare vicino a qualcuno a cui si tiene e che sta soffrendo. "Sono sempre quelle solite frasi lì: Devi essere forte, Devi andare avanti, Devi amare te stesso. Anche se le pronunciamo mossi da buone intenzioni, queste frasi, oltre a non favorire l'elaborazione del lutto, invalidano le emozioni di chi le sente, trasmettendo un messaggio spesso pericoloso: dobbiamo performare, anche nella sofferenza. La conseguenza è che, oltre a star male per la perdita, si sta male anche perché non ci si considera sufficientemente adeguati e forti, come si dovrebbe".

Le abbiamo domandato anche se chi affronta un lutto ha delle precise aspettative verso chi lo circonda: ovviamente "cgni persona è diversa - risponde la dottoressa - pertanto si possono avere aspettative più o meno diverse verso chi ci circonda. Molte persone elaborano meglio il dolore facendo ricorso solo alle proprie forze, altre sono altamente bisognose".

In tal senso Albano chiarisce che "non è affatto facile, nè obbligatorio, stare accanto a qualcuno che sta soffrendo. Una prima cosa molto importante da fare è capire che non esistono frasi o azioni miracolose in grado di riparare la sofferenza delle persone attorno a noi. È molto difficile accettare che le nostre azioni hanno un limite e che non siamo in grado di cancellare il dolore di chi abbiamo accanto. Ma possiamo fare tanto, anche solo con la nostra presenza: stare insieme in maniera autentica, nel dolore e spesso anche nel silenzio, far capire che va bene così, rispettando tempi e umore di chi abbiamo accanto. Stare insieme nel dolore può essere un gesto di grande conforto".

Ilaria Albano: "Sintonizzarsi, anche in un doloroso silenzio"

In che modo? "Si può offrire presenza, anche solo per condividere il silenzio. Si può offrire ascolto, permettendo alla persona di sfogarsi senza giudizi. Oppure, si può dare un supporto pratico, come fare la spesa o occuparsi di piccole incombenze. Ogni persona e ogni lutto richiedono un diverso tipo di approccio, quindi, se vogliamo stare accanto a qualcuno che ha appena subito una perdita, il primo passo è sintonizzarci quanto più possibile sui suoi bisogni, senza dare per scontato nulla".