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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Non siamo molto body positivity, ma avere degli esempi ci fa bene

Spesso non ci piacciamo, influenzati da ideali estetici irraggiungibili, e non riusciamo ad accettare le forme che abbiamo. Alcuni ritengono che per contrastare tutto ciò sia necessario imparare ad accettarsi a tutti i costi, ma deve essere per forza così? In tutti i casi abbiamo bisogno di ideali e modelli differenti (più corpi comuni) per stare bene e questo lo dice la scienza.
di Chiara Ugolini

Troppo alti, troppo snelli o troppo robusti. Spesso ci piacciamo poco, soprattutto quando si parla del nostro corpo: siamo influenzati da ideali estetici irraggiungibili e non riusciamo ad accettare le forme che abbiamo, anche a causa alle immagini perfette che vediamo sui social. Alcuni ritengono che per contrastare tutto ciò sia necessario imparare ad accettarsi a tutti i costi, altri non proprio. In entrambi i casi, abbiamo bisogno di ideali e modelli differenti (più comuni e simili a noi) per stare bene - e questo lo dice la scienza.

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Le taglie non mentono, ma noi sì

Come ci percepiamo e valutiamo il nostro fisico può non rispecchiare la realtà. L'idea che abbiamo del nostro corpo, in rapporto a come è veramente, non per forza deve influenzarci negativamente, ma ciò ovviamente può succedere nel momento in cui siamo messi di fronti a una realtà che non ci piace: ad esempio, quando dobbiamo comprare dei nuovi vestiti.

A volte avere la conferma della taglia che si indossa (da considerare però sempre che si parla di taglie standardizzate), con tanto di confronto con lo stigma di alcune misure, può essere difficile da accettare. Può capitare infatti di mentire a sé stessi, convincendosi di portare una taglia più piccola anche se si fa fatica a respirare quando si è seduti, o sfruttare questa occasione per porsi degli obiettivi: secondo un'indagine Stileo realizzata su un campione di oltre 2.500 italiani, il 42% degli uomini e il 45% delle donne acquistano abiti più piccoli rispetto alla propria taglia, per incentivare se stessi a dimagrire e poter indossare il nuovo capo come premio del risultato ottenuto.

Ma quanto può fare male non accettarsi per quello che si è veramente? Spoiler: molto e soprattutto può non garantire gli effetti desiderati. La maggioranza degli intervistati dello studio ha ammesso infatti di non aver mai sfoggiati i capi nuovi.

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(getty credits)

Perché non ci piacciamo?

Solo il 13% delle donne e il 25% degli uomini prova dei sentimenti positivi verso il proprio corpo, mentre il 32% delle donne e il 17% degli uomini si sente insicuro nel momento in cui deve fare degli acquisiti d’abbigliamento. Ciò accade per diversi motivi, ma alla base ci sono spesso sentimenti di insoddisfazione individuale riguardo se stessi e il proprio corpo e ad alimentarli possono poi esserci l’impatto che da sempre hanno gli stereotipi estetici e la pressione sociale nel non riuscire a raggiungerli, entrambi amplificati dai social: se prima gli ideali di bellezza si limitavano a vip e personaggi pubblici, ora infatti sono spesso all’ordine del giorno nella bolla dei propri follower. Piacersi senza filtri, senza modifiche e senza apparire come appena usciti da una rivista di moda è praticamente impossibile. 

E se il nostro corpo fosse positivo?

In risposta a una malessere verso se stessi che continua a persistere, da diversi anni sentiamo sempre più spesso parlare di body positivy, cioè quel movimento che vuole incentivare le persone ad apprezzarsi per quello che sono, a prescindere dalle imposizioni della società e dalle opinioni altrui. Per alcuni è più giusto però parlare di body neutrality perché non si dovrebbe essere costretti ad amarsi a tutti i costi ed è sbagliato provare il desiderio di voler cambiare qualcosa di se stessi: questo movimento punta più che altro a imparare ad accettarsi per le proprie caratteristiche, positive e negative, a prescindere che sia o meno come si desidera e a concentrarsi, invece, su ciò che il corpo può fare più che sul modo in cui appare.

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(getty credits)

In entrambi i casi, l'idea è quella di superare i tradizionali standard estetici imposti dalla società, sostituendoli con nuovi esempi e nuovi corpi a cui ispirarsi. Questi nuovi modelli infatti sono fondamentali per aiutare la percezione che si ha di se stessi: secondo uno studio dell’Unsw Sydney, seguire sui social profili o persone che celebrano diverse dimensioni, forme, colori e abilità corporee può aiutare a migliorare l’immagine che si ha di se stessi nella vita di tutti i giorni. Dalla ricerca, infatti, è emerso che le donne di età compresa tra 18 e 25 anni che hanno visualizzato post positivi sul proprio corpo ogni giorno per un periodo di 14 giorni hanno provato meno insoddisfazione verso se stesse e hanno confrontato di meno il proprio aspetto con quello degli altri. I miglioramenti nell’immagine corporea sono stati mantenuti anche quattro settimane dopo aver visualizzato il contenuto.

Andremo mai bene? 

Ogni secolo e luogo fa i conti con i propri standard di bellezza che si evolvono e cambiano nel tempo continuamente: ciò che è considerato bello oggi non lo era fino a qualche decennio e non lo è magari dall'altra parte del mondo. La società da sempre tende a innalzare coloro che rispecchiano gli standard del momento, influenzando gli altri a seguire il loro esempio, anche se a volte sono obiettivi irragiungibili. Ma al di là dell'opinione che gli altri hanno su come deve essere il corpo di qualcuno, dovremmo chiederci qual è la nostra sul nostro, provando a valorizzarci per quello che siano (non coprando abiti troppo stretti) e valutandoci nei pregi e nei difetti, senza soffrirne.