Weaponized Incompetence: quando dice "non lo so fare" ma è una scelta (politica) e la relazione va in frantumi
L’inettitudine maschile è spesso una tattica di potere silenziosa che svuota la relazione e distrugge la reciprocità.
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Non esiste chi non sa fare, esiste chi non vuole fare. Punto. Non stiamo parlando di reali difficoltà o mancanze di strumenti: stiamo parlando di uomini adulti che non sanno come si fa la lavatrice, di compagni che si dimenticano di fare la spesa, di padri che non sono capaci di preparare uno zaino per la scuola.
Persone perfettamente in grado di usare un conto corrente, installare una smart TV, memorizzare le regole del fantacalcio, ma magicamente incapaci quando si tratta di cura. Non è un deficit cognitivo. È weaponized incompetence ("weapon" significa arma): incompetenza usata come strumento di potere.
Un’arma, appunto, silenziosa e normalizzata ("che vuoi farci: è un uomo") che con cui gli uomini rimangono privilegiati, mentre le donne che hanno bisogno di sentirsi importanti per il loro partner si trasformano nelle loro madri. Ed è per questo che molte relazioni finiscono senza che venga verbalizzato il nocciolo della questione. O almeno, dovrebbero finire.
Una relazione non finisce quando qualcuno non sa fare le cose, finisce quando qualcuno sceglie di non saperle fare. La weaponized incompetence non rompe le relazioni con un’esplosione ma le svuota lentamente fino a trasformarle in un rapporto di gestione, di genitorialità, non di cura reciproca. E diciamocelo serenamente: ci crediamo quando le donne dicono che non hanno più desiderio, stima o interessi erotici se sono costrette a funzionare come l'unico adulto responsabile.
la weaponized incompetence: incompetenza "armata", normalizzata, dei maschi
Chi esercita questa "arma" ottiene il massimo beneficio con il minimo sforzo: scarica il peso rimanendo una specie di ospite incasa senza sentirsi mortificato o compatito. È una strategia millimetrica e, quel che è peggio, socialmente accettata. Nessuno chiama violenza il fatto che qualcuno si rifiuti sistematicamente di imparare o crescere. Ma questo è: una violenza che il più delle volte si gioca dentro alle relazioni eterosessuali, dove il carico mentale ed emotivo finisce sempre sulle spalle della donna.
È lei che sa dove si trovano i cucchiaini da gelato, è lei che si ricorda degli appuntamenti, è lei che nota che è finito il caffè e occorre comprarlo (ed è lei che lo compra, di solito) mentre l’altro si ritira dietro una maschera di bonaria incapacità rimanendo impunito e leggermente compatico, ma per questo amato ancora di più ("è un bambinone", detto col sorriso alle amiche).
Ma il problema è che non è un bambino, è un adulto a cui manca la volontà di comportarsi come tale. E infatti, se non finisce, qualsiasi relazione dovrebbe finire perché la weaponized incompetence distrugge l’asimmetria fondamentale su cui si regge qualsiasi legame sano: quella tra due soggetti adulti. Quando uno dei due smette di assumersi responsabilità, l’altro smette inevitabilmente di vederlo come un pari. E senza parità non c’è relazione, c’è dipendenza reciproca: uno ha la cuoca, stiratrice professionista, governante e segretaria 24/7, l'altra ha l'illusione di essere fondamentale, che non verrrà mai lasciata o tradita perché "senza di me non saprebbe cucinare un piatto di pasta". Ma, cara, esistono le app di delivery, i ristoranti e soprattutto i video tutorial.
"non ricorda mai niente": certo che no, c'è qualcun altro che lo fa al posto suo
Se una persona dice di non sapere badare a sé stessa ai livelli basilari, è perché c'è qualcun altro che lo fa al posto suo. Quando sarà costretta a nutrirsi, a lavare i vestiti, a comprare il caffè, stiamo tutte certe, certi, che troverà le risorse. Ma perché dovrebbe, finché c'è la partner-madre? È una trappola costruita ad arte in cui nessuno è realmente felice, ma uno dei due almeno è comodo. Infatti il paradosso è che questo tipo di legame può andare avanti per anni come infatti rapporti così sono andati avanti per secoli. Ci si costruisce sopra una casa, una famiglia, abitudini e narrazioni molto convincenti. Ma non è necessariamente amore. Piuttosto è un’economia dello scambio in perdita, in cui solo uno dei due investe e l’altro si limita a godersi l’infrastruttura.
Eppure, nella narrazione tossica dell’amore eterosessuale questa dinamica viene spesso scambiata per affetto. La donna che si occupa di tutto è vista come perfetta e instancabile. L’uomo che non si ricorda mai niente e non sa fare niente è tenero, un po’ goffo, che però ama a modo suo. Eccola, la weaponized incompetence che rovina le relazioni con la lusinga. Lasciamo che le cose crollino ogni tanto e vediamo chi si alza per raccogliere i cocci.
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