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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Un fantasma nella stanza: le relazioni a distanza (e le illusioni) nell'era degli smartphone

Uno degli scatti del progetto “There are so many ghosts at my spot” dell'artista Karman Verdi
Uno degli scatti del progetto “There are so many ghosts at my spot” dell'artista Karman Verdi  (instagram)
Le nuove tecnologie hanno facilitato le relazioni a distanza: amicizia, amore, affetto genitoriale si sono riadattati alle regole sociali ed economiche. 
Ma va "davvero" bene?
di Eugenia Nicolosi

Le nuove tecnologie a portata di smartphone permettono alle relazioni di svolgersi anche a distanze geografiche considerevoli. Un bene per molte coppie, famiglie e cerchie di amici che devono adattarsi alle circostanze economiche e sociali attuali. Ma, queste nuove tecnologie colmano realmente i vuoti oppure ci offrono l'illusione di vicinanza, rendendoci più sole e soli?

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relazioni d'amore o di amicizia nell'era della mobilità lavorativa

Nell'ultimo decennio sono state diverse le dinamiche economiche e sociali che hanno reso le relazioni a distanza una realtà sempre più comune per molte coppie, per molte famiglie e per molti legami di amicizia. Tra i fattori principali che contribuiscono a questo fenomeno ci sono, al primo posto, la mobilità lavorativa: la globalizzazione e le opportunità di lavoro in città o Paesi diversi da quelli d'origine spingono molte persone a trasferirsi. La necessità di costruirsi un'indipendenza economica o di tentare di svolgere il lavoro per il quale si ha studiato o, banalmente, di trovare un lavoro che sia regolare e non sottopagato, costringono le persone di ogni età e città ad accettare offerte anche molto lontano da casa. In tal senso hanno un ruolo le pressioni sociali e i cambiamenti delle dinamiche interne alle relazioni: ieri le "mogli" seguivano i "mariti" ovunque dovessero o volessero andare. Oggi le aspirazioni e ambizioni individuali influenzano l'evoluzione di molte storie, per molte coppie, che scelgono di vivere separate pur di continuare a perseguire i propri obiettivi.

Prima del lavoro c'è lo studio: l'accesso a programmi universitari internazionali, scambi culturali o corsi di specializzazione particolarmente buoni hanno portato a una normalizzazione della mobilità - per chi può permettersela - incentivata dalla estrema competitività del mondo accademico e del lavoro. In questo quadro, anche l'insicurezza economica costringe molte persone ad accettare, loro malgrado, anche lavori precari o a breve termine però ben pagati in luoghi lontanissimi dai propri affetti. 

Per chi è single subentrano allora le app di incontri e i social network che per primi hanno di certo facilitato la nascita di connessioni di varia natura e che consentono alle persone di mantenere relazioni a distanza.

la tecnologia e l'illusione della vicinanza

Se tra i chiari vantaggi delle nuove tecnologie c'è che sono universalmente accessibili e consentono a chiunque di partecipare e sentirsi coinvolti e coinvolte, alimentando un sentimento di comunità, c'è anche quello di mantenere un contatto costante, dando alle coppie, alle famiglie e agli amici gli strumenti per colmare, almeno in parte, la distanza fisica. Ma la mancanza di interazioni, di condivisione fisica e di reciprocità nella cura quotidiana può mettere a dura prova le relazioni, aumentando il rischio di incomprensioni e di isolamento emotivo.

La tecnologia aiuta a mantenere una connessione continua tra persone che sono fisicamente lontane grazie a strumenti come videochiamate, messaggi istantanei e social media: applicazioni come FaceTime, WhatsApp e Zoom offrono con rapidità anzi, con immediatezza, l'illusione di un senso di vicinanza dove c'è distanza e l'illusione di condividere esperienze come guardare un film, cenare, stirare o perfino passeggiare.

Ma non sono esperienze reali, sono virtuali. Anche se si è sempre connessi, l'interazione virtuale non sostituisce l'intimità fisica o la profondità di una connessione che si svolge ogni giorno, in presenza. La tecnologia è un sostituto imperfetto, che lascia le persone con un senso di solitudine e alimenta lo stress di dover essere sempre "raggiungibili" e aspettative non realistiche rispetto a ciò che una relazione restituisce. 

Normalizzare la distanza: un gioco pericoloso

Le relazioni sono fatte di tantissime cose e sono tutte diverse tra loro. Insomma non c'è un modo giusto e un modo sbagliato per volersi bene in modo romantico o fraterno, però ci sono degli indici che inevitabilmente stabiliscono la realtà concreta di una relazione: conversazioni su argomenti pratici, ideazione di progetti, condivisione di scelte, cura reciproca, aiuto quotidiano o emergenziale sono gli spazi in cui una relazione si manifesta nella sua concretezza e alla lunga, una relazione per dirsi tale deve occuparne almeno un paio.

La tecnologia non va certamente demonizzata: è uno strumento. Può essere una risorsa straordinaria per mantenere relazioni affettive e romantiche ma deve essere usata con equilibrio e consapevolezza. Coltivare l'intimità richiede uno sforzo che va, o almeno dovrebbe andare, oltre lo schermo: occorrono empatia, ascolto e creatività per mantenere un legame forte, nonostante la distanza. Se utilizzata male infatti la tecnologia rischia di amplificare la solitudine e di rendere evidenti i vuoti, evidenziando tutto ciò che manca, invece di colmarli. E la cosa peggiore che possiamo fare come civiltà è normalizzare l'isolamento emotivo.