Capiamo tutto ma non la scelta razionale di tenersi qualcuno che non amiamo (o amiamo poco) solo perché ci ama
Il risultato è che abbiamo normalizzato consigli allucinanti come "scegli qualcuno che ti vuole più di quanto tu non voglia lui (o lei)".
Condividi su
Non è raro, per quanto sia vergognoso, sentire consigli relazionali come quello secondo cui è meglio uscire con qualcuno che ci vuole più di quanto noi vogliamo lui, o lei. Sembra una strategia di sopravvivenza emotiva sensata perché si tratta di prevenire eventuali dolori legati a relazioni sbilanciate.
Ma non lo è. Pur di sentirci al sicuro siamo veramente scese, scesi così tanto in basso da scegliere scientificamente qualcuno per la certezza che lui o lei ci desideri più di quanto non facciamo noi?
Chiunque abbia amato più di quanto è stato amato/a conosce bene il vuoto angosciante che resta dopo una rottura, diciamo, forzata dalle circostanze. O peggio, conosce il vuoto angosciante del rimanere in una relazione sapendo che si sta dando molto più di quanto non si riceva, quando la relazione è squilibratissima e soprattutto manca l'amore.
razionalizzare i sentimenti significa non provare sentimenti
Ma qui non si parla di amore non corrisposto ma della messa in discussione del sentimento che si sceglie di provare oppure no, nell'idea regina che è meglio abbassare le aspettative e ricevere più di quanto si dà, piuttosto che dare tutto e ricevere briciole. Ma se da un lato la paura di soffrire è legittima dall’altro questa mentalità rischia di trasformare le relazioni in transazioni. E per chi non ha una calcolatrice al posto del cuore già non dovrebbe avere alcun senso. Ci si proteggerebbe dalle batoste, ok, ma a che prezzo?
Si sacrifica l’autenticità di un sentimento che è fatto anche di paure e di dare più di quanto non sia fatto di ricevere. Rinunciando alla vulnerabilità, e quindi anche all’intimità vera, nei fatti si rinuncia all'amore.
Ora, non si tratta di giudicare chi adotta questo approccio perché è chiaro che spesso arriva dopo ferite profondissime e dopo relazioni che era meglio non attraversare. Capiamo che a qualche livello è una forma di saggezza, come se stralci di maturità sentimentale spingessero a scegliere partner stabili, gentili, presenti anche a discapito del fatto che non li vogliamo "veramente", non quanto abbiamo voluto o vorremo qualcun altro meno stabile, gentile o presente.
come siamo arrivate, arrivati, a questo scempio?
Le radici di questi ragionamenti si intrecciano con l'adagio In amore vince chi fugge e, ancor più orrendo, dalla malsana tendenza a compatire chi viene tradito, mentre chi tradisce è la parte forte, vincente quasi. Questa cultura che premia la distanza e disprezza la vulnerabilità ha ristrutturato l’architettura delle relazioni per decenni, promuovendeo l’idea che chi ama meno abbia il potere. Ma il potere su chi, su cosa?
Perché se l'idea è che chi ama davvero, o di più, o in modo più evidente, romantico, curante, è di certo la parte "debole" della coppia significa non avere capito niente di come funzionano le persone, sé stessi compresi (e avere i valori completamente sovvertiti).
Il problema non è solo etico, è pure esistenziale. Perché se amare poco per scelta può sembrare una vittoria tattica, in realtà è un modo raffinato di barare e perdere comunque. Anzi di perdere due volte: la prima con la rinuncia a sentire in modo naturalmente profondo, la seconda quando scopre che l’amore ricevuto e basta non scalda il cuore (e forse manco il letto). Perché si scopre. Una relazione in cui uno/a ama e l’altro/a si limita ad accettare quell’amore non è una relazione, è un esercizio di tolleranza.
L’amore, per sua natura, richiede una tensione verso la simmetria emotiva. Forse dovremmo ricordarcelo pure quando scegliamo di non rispondere ai messaggi, di ritardare una chiamata di proposito, di evitare di agire cura quando istintivamente ci viene di farlo. E se ci sono motivi validi per cui mettiamo dei paletti ai nostri comportamenti dovremmo interrogarci sulla relazione e, nel caso, chiuderla. Sempre meglio che mortificare l'idea di amore (e di relazione sana) simulando qualcosa che non esiste.
Condividi su