Come affrontare la paura di dichiararsi?
Dichiararsi a qualcuno è comparabile, per la maggior parte delle persone, ad un vero e proprio atto di coraggio. Questo perché spaventa e preoccupa. Come affrontare la paura di dichiararsi? Leggilo nell’articolo.
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"Chi non osa afferrare le spine non dovrebbe mai desiderare la rosa” scriveva Anne Brontë in The Narrow Way. E, in effetti, questa frase riflette l’idea che per ottenere qualcosa di prezioso bisogna essere disposti a correre dei rischi.
Perché dichiararsi, e quindi, esplicitare i propri sentimenti, è un passo complesso che porta con sé dubbi, paure ed emozioni contrastanti, ma che può condurre a intraprendere la relazione che si desidera.
Perché si ha paura?
La paura è un’emozione universale che si attiva quando ci si trova in situazioni di pericolo. Il pericolo, in questo caso, è uno: non essere ricambiati. Comunicare cosa si sente significa esporsi e mettere a nudo le proprie emozioni. Situazione resa ancora più stressante dal fatto che non si sappia che cosa pensi l’altra persona. Quindi, si va a scatola chiusa. Ecco qual è il rischio. Non si sa cosa contenga la scatola. Ma perché lo si teme tanto? Perché la maggior parte delle persone legge il fatto che l’altro non provi le stesse sensazioni o gli stessi affetti, come un vero e proprio rifiuto. Un rifiuto della propria persona. Tuttavia, quando non si viene ricambiati, l’altro non sta rifiutando chi fa la proposta, ma significa che non nutre gli stessi sentimenti. Il che è ben diverso.
È un po’ come il caso di un paese che si visita quando si viaggia. Ci sarà a chi piace tantissimo e prova emozioni fortemente positive, mentre ci sarà qualcuno che non prova la medesima cosa. Questo, però, non ha a che vedere col paese in questione, bensì si lega alla persona che fa la sua “valutazione”, i suoi gusti, il suo modo di interpretare e vedere le cose, e così via.
La paura del rifiuto
Sebbene il discorso che ho appena scritto sia ben compreso razionalmente , non è semplice da interiorizzare. Non è semplice far proprio l'assunto che una frase come “non provo lo stesso”, non significhi “non sei abbastanza” o “non vai bene”. E questo accade perché, a causa della bassa autostima o di esperienze passate, le persone temono di non essere all’altezza.
Tuttavia, come accennato poc’anzi, quella scelta è una scelta, appunto. E chi sta dall’altra parte la prende per diverse ragioni. Desideri personali, caratteristiche che la attraggono, disponibilità emotiva o meno, fase della vita. E così via. Nulla a che vedere direttamente e con “colpa” verso chi dice cosa prova.
Strategie per superare la paura
La paura, in generale, è un'emozione lecita e universale che dice a chi la prova, come ho scritto nel paragrafo precedente, se e quando proteggersi dagli eventuali pericoli. Tuttavia, è un’emozione che può essere gestita, soprattutto se il pericolo non è un animale feroce dal quale scappare. Come? Seguendo queste strategie:
Non dimenticate i diversi scenari
Una strategia utile può essere domandarsi quali possano essere gli ipotetici scenari futuri.
Il quesito da porsi è: “cosa potrebbe succedere una volta che mi dichiaro?”. E qui si possono aprire moltissimi scenari. Quello che ci si immagina più frequentemente è l’eventualità del rifiuto, associato ad immaginari imbarazzanti e svilenti per la persona che lo subisce -capite il perché della paura?-. Tuttavia, esiste anche quello più piacevole in assoluto, ossia l’altra persona ricambia esattamente ciò che provate e, anzi, è felice della mossa compiuta. Esistono poi ulteriori scenari, come il caso in cui l’altra persona non ricambia in quel momento, ma desidera conoscervi meglio, ad esempio.
Di sicuro, non avete la sfera di cristallo, quindi non potete prevedere cosa accadrà nel futuro. Come dico sempre ai miei pazienti, l’unico modo che si ha per conoscere cosa succederà è vivere quell’esperienza e attraversarla. Ricordandosi che lo scenario catastrofico non è che uno di quelli possibili e che, di certo, non ha il 100% di probabilità di accadere! Accettatele le spine, se desiderate la rosa.
Smettetela di evitare
L’evitamento, come sostiene la terapia strategica, è una tentata soluzione ad un problema che si vive. In questo caso, il problema è dichiararsi, perché espone chi lo fa ad un disagio. Ed ecco che l’evitamento protegge, ma nel breve termine. Mentre nel medio e lungo periodo comporta un aumento della paura e che la situazione rimanga in stallo. Provarci e vedere che cosa accada è sicuramente una soluzione più utile e proficua.
Non prendetela sul personale
Chiaramente lo scenario del “rifiuto” può verificarsi. Tuttavia, ciò che va ricordato è che il rifiuto non è alla persona, ma alla possibilità di intrattenere una conoscenza e/o alla reciprocità dei sentimenti provati.
Le relazioni, e i loro albori, si basano sull’attrazione (romantica o sessuale, che sia), la quale dipende da talmente tanti fattori che attribuirli ad una sola variabile (la persona in generale) sarebbe assurdo. Persino la riuscita di una pizza non dipende solo dalla ricetta, ma dal tipo di forno, dalla temperatura, dagli ingredienti utilizzati e così via. Perché quando, invece, si tratta di relazioni si riduce così tanto?
Quindi, non prendetela sul personale. Accogliete il fatto che non si può piacere a tutti e che questo è fisiologico e non è una colpa.
Fa male, lo so, ma quando si dice che “al cuor non si comanda”, è vero. È proprio così e non vale la pena forzarlo. Anzi, apprezzate la sincerità di chi sta dall’altra parte.
Aumentate le probabilità
Sembrerà banale, ma dichiararsi aumenta le probabilità di riuscita. Questo perché fa sì che vi sia un movimento verso l’altra persona. Immaginate se entrambe le persone evitino di dichiararsi e si trovino in un limbo lunghissimo in cui mai nessuno si dichiara. Pensate lo “spreco” di tempo (passatemi il termine)! Infatti, a proposito di probabilità, la percentuale di possibilità che l’altra persona dica di sì ad una proposta passa automaticamente dallo zero percento al cinquanta percento, per il semplice fatto che lo state chiedendo. Vantaggioso, no?
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