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Online, ma non per me. La dipendenza affettiva ai tempi delle spunte blu

Online, ma non per me. La dipendenza affettiva ai tempi delle spunte blu
(getty images)
Benvenuti a Colazione con Alice. Ogni martedì mattina, vi racconto una storia vera come il caffè, amara come certe risposte. Racconti di relazioni piene, rase, sbilanciate — ma anche di noi, quando troviamo il coraggio di volerci intere.  
di Roberta Cerri

Tutto è iniziato qui. Con una spunta blu, un like, una risposta che non arrivava. Nel 2010 Mark Zuckerberg – quello vero, nel film The Social Network – cliccava compulsivamente “refresh” sulla pagina di Facebook per vedere se la ragazza che lo aveva appena lasciato avrebbe accettato la sua richiesta d’amicizia. Non succedeva niente. Eppure, lui continuava a controllare. 

Quindici anni dopo non è cambiato molto: anche noi aggiorniamo la chat, rileggeremo l’ultimo messaggio, aspettiamo che la doppia spunta diventi blu o che un cuoricino popoli lo schermo. È la dipendenza affettiva digitale: la fame d’amore ai tempi delle notifiche. Siamo tutte più connesse che mai e, a volte, basta un’assenza online per sentirci svuotati. Spegnere il telefono non basta: il nodo è dentro di noi.

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Racconto 

Esco e rientro nella chat WhatsApp. Niente. Ultima connessione: online. Chiudo e riapro l’app: ancora niente. È come se stessi facendo il gesto di rianimare un cuore già fermo, sperando che riparta. 

Gli ho scritto ieri sera, alla solita ora in cui ci sentiamo, dopo cena, verso le 21. È la nostra routine da almeno un mese, a parte quando mi avvisa che è in volo. È pilota per Air France. Uno dei due scrive e si apre una lunga chat: racconti, risatine, quella leggera eccitazione che senti quando stai flirtando con una nuova persona. Quel momento magico in cui tutte le possibilità sono ancora aperte. 

Le farfalle nello stomaco si sono trasformate in un nodo. Vincenzo non entra nemmeno a vedere la nostra chat: evidentemente è online con qualcun altro. O altra. Una gelosia sottile, mista a fastidio, mi attraversa come una scossa. Butto il telefono sul divano, come se fosse un mazzo di carte truccate che mi ha appena fatto perdere una partita. 

Metto le mani sul viso, poi riprendo il telefono. Niente. Vado su Tinder, dove ci siamo conosciuti. Scorro le sue foto di profilo e noto che una è nuova. Mi sale un fastidio più viscerale: quindi è attivo anche qui, continua a fare match. 

Ok, da un lato ci sta: onestamente? Non ci siamo ancora nemmeno visti di persona. E no, non è colpa mia. Bias sulle donne che chattano per mesi senza volere un incontro? Non è il mio caso. Per me è pure meglio vedersi per un caffè a metà mattina di sabato o domenica, in un posto affollato, che tirarla per le lunghe. Ma Vincenzo dice che vola molto in questo periodo e la sua base è Parigi. 

Questo weekend, però, ci saremmo dovuti vedere. Un giro in Isola, un aperitivo al Botanical Club, poi spostarci all’Anche. La loro cotoletta sbagliata mi piace, e anche il simbolo – un fiore rosso? una stella? una croce ubriaca? – mi ricorda un po’ che sono un’illusa. 

Torno a leggere la chat. Scorro verso l’alto con il dito, quasi a voler risalire il fiume in piena dei messaggi. “Hey, cosa ne dici se ci vediamo verso le 20:00? Così non c’è troppo caldo, facciamo una passeggiata, beviamo qualcosa e ceniamo insieme. Non vedo l’ora di parlarti di persona .” 

Due giorni fa. Due giorni e un paio di voli fa. 

Scorro fino in fondo alla chat, già un po’ annoiata. Visualizzato. AH. VISUALIZZATO. 

Mi elettrizzo: ora mi risponde. Niente. 

Chiudo e riapro. Offline. È come un colpo di vento che spegne una candela. 

Torno su Tinder. Ha modificato la bio: “Se ti piace il brivido del volo, ma anche la calma di un cielo sereno, mi hai trovato. Sono un pilota e amo il mio lavoro. Ma sono ancora in cerca dell’amore. Tu cosa cerchi? ” 

“Che stronzo.” 

Rimetto giù il telefono con un gesto secco. Apro Disney+, mando avanti The Mandalorian per la centesima volta. 

Una notifica. Il cuore mi sobbalza. Allungo la mano come se stessi afferrando un’ancora. Mia madre: “Buonanotte ❤️”. Che delusione. 

Gli scrivo, quasi senza pensarci: “Come va?” 

Fisso lo schermo. Online. Si attiva anche lui. Visualizzato. È nella chat. Attendo. Niente. 

Mi sembra abbastanza eloquente. Non ha più intenzione di incontrarmi. Ce l’ha mai avuta? O voleva solo flirtare digitalmente per riempire i tempi morti tra un volo e l’altro? 

Ma farà davvero il pilota o ha affittato una divisa per attirare le donne e sembrare credibile? “Manco fosse Tom Cruise,” mi dico poco convinta. È davvero sexy. 

Spengo il telefono. La mattina dopo lo riaccendo. Niente. Non ha scritto. Ultimo accesso: 3:40 del mattino. Davvero? Il Mr. vado a letto presto perché ho un lavoro di grande responsabilità. 

Seriamente. 

Apro Tinder. Cambio lo stato in Unmatch. Mi pare il minimo. Motivo? Non mi interessa più. Ci fosse qualche insulto, forse sceglierei quello. 

Mi manca comunque. Incredibile come si possa costruire una routine fatta di parole, audio e foto. Anche momenti intimi… poi niente, di colpo. 

“Scommettiamo che non le incontra nemmeno, le ragazze che conosce su Tinder?” 

Mi viene in mente Eliana. Anche lei si sentiva con uno che sembrava finto tanto era perfetto. Si sono dati appuntamento quattro volte. Quattro. E ogni volta lui è sparito facendo un unmatch. Che tipo di problemi deve avere? 

“Hey, ho avuto giorni un po’ complicati. Come va?” 

Lui. È lui. Vedo l’anteprima sullo schermo. Dopo un brivido che mi attraversa, mi sale un nervoso indescrivibile. 

Non mi interessa più. Non posso lasciarmi risucchiare ancora. 

Chiudo la chat. Archivio. Silenzio. 

Per sempre. 

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