La fine di un amore è sempre dolorosa. Sì, anche per chi lascia
“Mi ha lasciato, è una brutta persona!”. Quante volte, parlando con qualcuno a te vicino avrai sentito questa frase e quante volte ti sarà capitato di pensarlo. Ma è davvero così? Una persona che lascia è una brutta persona?
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Comunemente esistono numerosi pregiudizi nei confronti di chi lascia. Chi compie questa scelta viene additato come insensibile e poco attento ai sentimenti altrui e, quindi, si parla poco del dolore che può vivere anche tale individuo. Lasciare non è affatto una scelta semplice e indolore. Anche la persona che sceglie di terminare una relazione non è immune alla sofferenza e alla fatica.
Perché ci si lascia?
Non ci si sveglia al mattino decidendo di lasciare l’altra persona. Non si decide di punto in bianco, anzi. Alla conclusione di lasciare ci si arriva attraverso un ascolto di sé e attraverso la consapevolezza. Le relazioni attraversano un ciclo di vita tutto loro. Ci si conosce, ci si innamora, si crea un legame più profondo e maturo, ma ci si può anche rendere conto che quella relazione non fa più al caso nostro, che non si condividono più i progetti di vita o che non ci si ama più. Rendersi conto e prendere coscienza di queste eventualità (che possono capitare!) non è assolutamente cosa semplice, anzi. È molto doloroso e crea moltissima confusione.
Le persone si chiedono: “ma è davvero così?”, “sono io che non mi rendo conto di quella cosa?” oppure “non è che è solo una fase?”. Questo perché stare con un’altra persona è stata una scelta e mettere in discussione le proprie decisioni non è scontato. Si pensi, ad esempio, alla scelta universitaria. Quanto è complicato diventare consapevoli e legittimare che quella decisione non fa per sé? Si immagini, poi, quando queste scelte coinvolgono anche un’altra persona. Quanto si complica il tutto.
Eppure anche l’amore finisce e le strade possono dividersi. Possono cambiare i progetti di vita come, ad esempio, quando uno dei due desidera un figlio e l’altro no, oppure possono cambiare gli interessi e le attrazioni oppure può accadere un evento di vita che porta ad allontanarsi. Non è nulla di così assurdo o di così infrequente, anzi.
Ciò che complica questa eventualità è sicuramente quando quella scelta non è condivisa. Ci sono molti casi in cui i partner concordano insieme che non ci siano più ragioni affinché la relazione prosegua, ma ci sono anche molti casi in cui ciò non viene condiviso. E questi sono i più complicati, emotivamente parlando.
I sensi di colpa
Soprattutto quando la scelta non è condivisa, la persona che lascia può vivere dei sensi di colpa che derivano dalla paura di ferire l’altro. “Mi sento in colpa perché lo sto facendo soffrire”. Questo senso di colpa non è sicuramente facilitato dalla frase dalla quale siamo partiti. Sentire che si è visti come brutte persone non facilita la scelta, ma la complica notevolmente.
È vero, l’altra persona soffrirà, ma non ci si può sentire responsabili delle emozioni altrui, soprattutto perché non si sta facendo nulla di male. Si sta prendendo una decisione per il proprio benessere e anche per quello della coppia. Perché se è corretto dire che l’altra persona soffrirà se viene lasciata, si immagini cosa può significare stare con una persona che non desidera più condividere una relazione. Inoltre, prendere questa strada è un segno di rispetto verso se stessi e verso l’altro. Un segno di lealtà e onestà che rappresenta sia l’amore che si è provato per l’altra persona che per sé.
Il giudizio e la solitudine
Chi lascia soffre per diversi motivi. Non solo perché aveva investito in quella relazione e, quindi, si trova a dover abbandonare un progetto di vita, ma anche perché in molti casi si trova a vivere in un vortice di complicazioni. Da una parte c’è quanto scrivevo prima, ossia il giudizio degli altri sul considerarla insensibile e “cattiva”, ma anche perché, in alcuni casi, si può vivere un periodo di isolamento. Infatti, soprattutto quando le relazioni sono perdurate a lungo, la rete sociale della coppia si mescola e le amicizie sono spesso comuni. Nel momento in cui una relazione finisce, il gruppo di amici potrebbe sentirsi in difficoltà perché pensa di doversi schierare. Un po’ come se fosse una guerra con fazioni. Nonostante questo non abbia molto senso, purtroppo, accade e spesso porta la persona che lascia ad avere la peggio, perché coloro che fanno parte della rete sociale hanno intrinseco dentro di loro quel pregiudizio di cui si parlava prima. Inoltre, anche nei casi in cui quelle fazioni non vengano a crearsi, non è scontato che la rete sociale (in cui si inserisce anche la famiglia) comprenda l’intreccio delle emozioni che si provano a causa della complessità della scelta presa. E, quindi, può essere difficile condividere con gli altri ciò che si sta vivendo ed elaborarlo, aumentando ancora di più la sofferenza.
Ripartire
Non solo chi viene lasciato, ma anche chi lascia deve fare i conti con la ripartenza. Per un certo periodo, ossia anni o mesi, ci si è immaginati il futuro relazionale, e non solo, in un determinato modo. C’erano sogni, progetti e aspettative. Che con la decisione di interrompere il rapporto, finiscono. E vanno ricostruiti. E ciò richiede tempo e fatica emotiva. Anche per chi ha preso quella scelta.
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