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RELAZIONI 2.0 Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Mandarsi meme (e reel) per dirsi le cose

Mandarsi meme o reel vuol dire pensarsi e conoscersi. Che sia un nuovo linguaggio?
di Eugenia Nicolosi
Mandarsi meme (e reel) per dirsi le cose

Sebbene il futuro delle piattaforme social è incerto (sì Twitter parliamo di te), di certa c'è una cosa: oggi si costruiscono intere conversazioni solo mandandosi meme e reel. Persone che cadono, persone che ballano, animali buffi, gente che si trucca, gaffe di personalità politiche o dello showbusiness, ricette finite male: meme e reel sono un linguaggio per cui spesso non servono nemmeno parole. Evocano situazioni, rispondono a domande, ne pongono altre e tengono il punto su questioni politiche, sociali, culturali e di costume. E possono passare settimane intere in cui l'unica cifra comunicativa tra una persona e la sua cerchia ristretta è quella di foto, grafiche e video inviati via messaggio. Che significa anche che tra alcune persone le parole sono anche, spesso, inutili. E che c'è una sintonia.

Se ti mando un meme è perché ti voglio bene

Nonostante siano in circolazione da pochissimi anni i meme sono parte della nostra cultura e si sono evoluti al punto che da modo facile per farsi due risate sono diventati anche un modo per restare in contatto con amici e familiari lontani, esprimono amore anche in qualche modo, senza dubbio affetto e affinità. Perché occorre conoscere il senso dell'umorismo del destinatario o della destinataria per inviare un meme e un reel e ottenere con essi successo, quindi il bello è proprio sapere che ci si conosce: sappiamo per cosa ride quella persona, che ne pensa di qualcosa, quale tipo di cultura possiede. E glielo dimostriamo.

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Un linguaggio universale (o quasi)

Sarebbe un errore quindi, dire che inviarsi reel e meme è a tutti gli effetti un linguaggio? Forse no. Del resto ci sono delle chat – di cui ho personalmente contezza – in cui ci si parla solo con le emoji.

I linguaggi sono infiniti e si può conversare anche soltanto attraverso lo scambio di sguardi e gesti, se con l'altra persona si condivide il background culturale nel quale si radicano quelle gestualità tipiche, per esempio, delle regioni del sud Italia. E infatti si tratta di codici: l'invio di meme è chiaramente e ormai universalmente considerato come un approccio, come un tentativo di connessione, anche tra chi non si conosce. È l'offerta a sorridere insieme di qualcosa di semplice, come il video dell'oca che corre in corridoio producendo quel rumore di zampa palmata. Sono uno strumento utile alla costruzione di un legame e al suo mantenimento.

E se Twitter dovesse chiudere? Panico, preoccupazione e ironia sul social

E in amore?

Va da sé che il top del top sarebbe trovare un partner o una partner con il nostro stesso senso dell'umorismo, sempre che ne vogliamo uno. Ma non sempre capita. E forse pratiche come l'invio di meme e reel possono funzionare perché mostrano se “quella persona” possiede o meno il nostro senso dell'umorismo, se si è compatibili in quel senso oppure no. Anche perché un meme è divertente soltanto se si conoscono i contorni di quell'immagine o di quel video, nel senso: da dove sono tratti, che significa quella frase e la polemica, il personaggio o la vicenda contro cui si abbattono. In ogni caso, inviarsi meme e reel significa comunque che ci si sta pensando. Si può ridere moltissimo per qualcosa per cui l'altra persona sorride appena o per niente, ciò nonostante renderla partecipe del nostro momento allegro significa dirle che le vogliamo bene, che stiamo pensando a lei. Che rida di gusto come facciamo noi per lo struzzo Emmanuel (o forse è un emu) che si piazza davanti la telecamera, oppure no.

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Una psicologa dell'Università di Oxford dice che l'invio di meme e dei reel ha dei benefici sul piano della salute mentale. E lo dice con un reel diffuso dall'account Instagram dell'Università di Oxford.

fanno bene alla salute

Lei è la psicologa Mary Kempnich e spiega che inviare immagini e video divertenti ai propri cari è un linguaggio d'amore e d'affetto perché non occorre una risposta, servono a dire loro che siamo lì da qualche parte e abbiamo pensato a loro. Ha inoltre spiegato che l'invio di meme è un ottimo modo per mantenere le amicizie perché è una forma di comunicazione "a basso ostacolo" che "non richiede assolutamente tempo né impegno".

I meme esistono da prima dei social

Il termine "meme" è stato coniato nel 1976 dal biologo evoluzionista Richard Dawkins per descrivere un fenomeno in cui i geni si replicavano e si evolvevano da persona a persona. Oggi come oggi questo termine è stato adottato per descrivere il simile processo che si verifica su Internet quando immagini o video divertenti diventano virali per quanto vengono modificati e ripetuti.

I meme sono diventati nel tempo uno stile a sé nella comunicazione online e ovviamente alcuni sono così noti – come l'anziano signore che rappresenta i boomer (nonno Harold), la bambina davanti la casa incendiata, l'altra bambina bionda con l'espressione perplessa – da essere diventati iconici di stati d'animo o posizioni su un argomento. Non servono nemmeno più scritte a contorno. Sono intere frasi. Alcune divertentissime.