2 minuti di lettura

Capire la demisessualità oltre lo stigma dell’attrazione puramente emotiva

La demisessualità è una sfumatura della sessualità umana, che per troppo tempo è stata confusa con una disfunzione sessuale. Tuttavia è tutto fuorché questo. 

Che cosa significa essere demisessuale? 

Quando si parla di sessualità, sembra chiaro sostenere che esista una complessità. Complessità di modi in cui la si vive, di ciò che fa stare bene e di ciò che si cerca. Le persone sono complesse e complessi sono i loro comportamenti. Attenzione, con complesso non intendo difficile, intendo multi sfaccettato e ricco di sfumature.

I 5 segnali per capire se sei innamorata

Che cos’è la demisessualità

Partiamo dal termine “demisessualità”, che contiene la parola “demi”, ossia a “metà”. A metà tra l’asessualità - la mancanza di attrazione sessuale - e l’allosessualità - la presenza di attrazione sessuale verso le altre persone.
La demisessualità, infatti, si inserisce nello spettro dell’asessualità e sancisce una componente dell’identità sessuale dell’individuo. Se è vero che la persona asessuale non prova attrazione sessuale nei confronti degli individui, la persona demisessuale la prova solo a condizione che abbia stabilito una forte connessione emotiva con l’altro. Una connessione emotiva profonda che diventa, più che altri connotati come le caratteristiche fisiche, un veicolo dell’attrazione sessuale e di ciò che ne consegue.
Quindi, le persone demisessuali non soffrono di disfunzioni sessuali o altre forme di difficoltà legate alla sessualità. I correlati fisici e mentali del desiderio e dell’eccitazione “funzionano” (mi si conceda questo termine per rendere l’idea) benissimo, ma la conditio sine qua non è che vi sia una forte connessione con l’altro. Punto. Niente di più e niente di meno.
La demisessualità, tra l’altro, non stabilisce l’orientamento sessuale della persona, perché non si lega all’attrazione per un genere specifico. Infatti, una persona demisessuale potrebbe definirsi eterosessuale, bisessuale, omosessuale o come preferisce. Perché la dimensione dell’attrazione “solo se vi è un forte legame affettivo”, non stabilisce di per sé verso chi quell’attrazione si dirige.

La demisessualità come attrazione puramente emotiva 

Lo stigma della demisessualità

In una società che sembra dirigersi verso la liberazione della sessualità, può essere difficoltoso parlare di (o identificarsi nella) demisessualità.
Questo perché spesso si tende ad enfatizzare l’attrazione fisica e il desiderio sessuale. Il messaggio che, spesso, permea nella società è “se non senti attrazione e non hai rapporti spesso, c’è qualcosa che non va in te”. Ed ecco che chi si identifica come demisessuale rischia di sentirsi sbagliato e inadeguato. Tuttavia non dovrebbe essere così. E questo lo sostengo a prescindere dalla demisessualità.
Come scrivo spesso, la sessualità dovrebbe essere libera. Nel senso che dovrebbe essere vissuta sulla base delle preferenze individuali e delle modalità che fanno sentire meglio le persone. Rimanendo sul tema dell’attrazione e del desiderio, moltissimi individui non desiderano avere rapporti con persone che non conoscono perché non costituisce una loro preferenza. E va bene così. 
Tutto questo per dire che non esiste solo la demisessualità (che non è una scelta o una preferenza!), ma esistono anche le preferenze individuali che rendono meravigliosamente complesso il mondo della sessualità. E, quindi, gli stigmi non hanno senso di esistere perché chi stabilisce cosa sia o non sia normale? 

La demisessualità non è una disfunzione sessuale 

Demisessualità e relazioni 

Proseguendo il discorso sulle difficoltà che possono incontrare le persone demisessuali, una menzione la meritano le relazioni. Ma non nel senso che le relazioni per le persone demisessuali siano complicate, ma nel senso che spesso può essere complesso interfacciarsi con gli altri. E questo accade perché, molto spesso, le persone basano la conoscenza dell’altro sul sesso. “Voglio sapere se siamo compatibili e se stiamo bene insieme anche attraverso i rapporti”. Detto ciò, sembra chiaro come per una persona demisessuale la conoscenza con l’altro può diventare complessa perché, come scrivevo prima, quella sessualità arriva solo a condizione che prima vi sia un forte legame affettivo. E quindi, interfacciarsi con qualcuno per il quale, al contrario, il legame affettivo sia conseguenza, anche, della sessualità può rendere il tutto un po’ più complicato e può esporre a rifiuti o incomprensioni.
Fondamentale, anche in questo caso, è la comunicazione. La condivisione con l’altro di ciò che si sente, dei propri bisogni e del modo in cui si abita il mondo della sessualità.

Come vive le relazioni una persona demisessuale? 

In conclusione, la demisessualità non è una disfunzione e non nasce da una qualche forma di disagio psicologico. Non è che una variante fisiologica del modo di muoversi all’interno delle relazioni e della sessualità. Non è una scelta o una “moda”, come a volte sento dire (e non solo riferendosi alla demisessualità!), ma una caratteristica intrinseca della persona, da conoscere e approfondire e che merita la stessa attenzione dell’allosessualità.