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Amarsi per sempre (o comunque a lungo) non vuol dire amarsi ogni minuto di ogni giorno

Amarsi per sempre (o comunque a lungo) non vuol dire amarsi ogni minuto di ogni giorno
(getty)
L'idea che amare qualcuno significhi amarlo sempre è fuorviante.
Esiste una sana ambivalenza sentimentale che abbiamo paura di coltivare. 
di Eugenia Nicolosi

La felicità dentro a una relazione non può essere legata all'ipocrisia di chi la abita, né a una volontaria e perpetua condizione di distrazione. E chiunque si prenda il lusso di ragionare sulle cose, ne coglie inevitabilmente angoli bui e strettoie. Ecco perché è umano amarsi a lungo,  perfino per sempre, ma non ogni minuto di ogni giorno.

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"ti amerò per sempre", ma non "sempre"

Amarsi per sempre non significa amarsi ogni minuto di ogni giorno. Giurare a qualcuno, in buona fede, che lo si amerà "per sempre", non significa in automatico che non ci saranno momenti di fastidio, apatia e distanza o cali di intensità. E non è un fallimento né emotivo né tantomeno morale. È una condizione strutturale dell’esperienza umana.

Si chiama ambivalenza romantica ed è in sintesi proprio la compresenza di affetto e irritazione o di desiderio e distanza. Chi sostiene di non averla mai provata, soprattutto in relazioni lunghe, non sta dimostrando superiorità emotiva ma superficialità percettiva o, peggio, sta rivelando i propri meccanismi di rimozione. L’assenza totale di ambivalenza infatti potrebbe indicare soltanto una cosa sola: o non si sta guardando davvero l’altro, oppure non ci si sta guardando davvero dentro.

Le relazioni lunghe espongono per forza a differenze strutturali nelle abitudini o nelle visioni, tirando fuori le fragilità individuali, i traumi e i trigger di ciascuno. È matematicamente improbabile attraversare anni di convivenza (anche solo emotiva) senza che emergano frizioni. Se non emergono, possono è perché una delle due persone si adatta sempre, quindi non riflette o problematizza la propria posizione, oppure c'è qualcosa di disonesto alla base del rapporto. L’ambivalenza, nei fatti, è il prezzo della genuinità e della consapevolezza.

Decidere di non sentire e chiamare questa rimozione “amore vero”.

Il problema non è che proviamo sentimenti misti verso le persone che amiamo, il problema è che ci hanno insegnato che non dovremmo. Come sempre, sta tutto nelle aspettative sociali e nei miti. In questo caso, in quello dell’amore lineare: se ami davvero, devi sentire quell'amore sempre. E non metterti mai di traverso, né litigare, né provare risentimento o rabbia. E se ti irriti, se dubiti o ti infastidisci allora qualcosa si è incrinato, forse vuol dire che "non ami".

Questa idea è culturalmente potente perché è semplice come le trame dei cartoni animati per i bambini in età prescolare. Le emozioni degli adulti però non sono così semplici, sono semmai sistemi complessi e nfluenzati da contesto, stress, biologia, storia personale. Nella vita reale una relazione stabile attraversa giorni di intimità e giorni di insofferenza perché le persone ci portano dentro il loro vissuto.

Sentimenti ambivalenti arrivano quando si sta dentro

Crediamo che sia perfettamente normale sperimentare sentimenti ambivalenti verso la persona che si ama. Crediamo piuttosto, chi è davvero fuori da una relazione smette di oscillare e non prova più fastidio o rancori (piccoli e gestibili) ma nemmeno entusiasmo. L’ambivalenza, invece, secondo noi è segno che c'è un pensiero, quindi una presenza mentale.

La felicità relazionale d'altro canto non può fondarsi su ignoranza volontaria o su un’autoipnosi romantica permanente. Da dove viene l’idea che amare significhi sacrificarsi, sacrificare ragionamenti e autoanalisi? Da dove viene l'idea che per stare dentro una relazione non ci si debba chiedere "come sto?". Qui sta il nodo culturale. Ma vogliamo chiarire che non è il dubbio a distruggere le relazioni, né l'antipatia momentanea. È la convinzione che il dubbio non debba esistere.

Quando trasformiamo l’amore in una continua prova di coerenza emotiva o di sacrificio, creiamo uno standard impossibile. E allora è naturale che facciamo confusione tra l'amare qualcuno e la scelta di rimanerci insieme.