È ok controllare il telefono del partner? Spoiler: no
"Capisco che mi aveva controllato il telefono e aveva trovato uno scambio di messaggi." Sono queste le parole di Ilary Blasi nel documentario prodotto da Netflix “Unica”. Come Francesco Totti, molte persone danno “una sbirciatina” al telefono dei partner alla ricerca di indizi di tradimento. Ma è ok farlo?
Condividi su
Nel 2024 i nostri telefoni e i nostri dispositivi tecnologici sanno moltissimo delle nostre vite. Possiedono i nostri dati bancari, custodiscono i nostri pensieri nelle note, archiviano le nostre foto, conoscono i nostri gusti e sono a conoscenza dei nostri segreti più intimi. I dispositivi tecnologici sono delle vere e proprie casseforti da tutelare. Ma che cosa accade quando i partner le aprono? È corretto che lo facciano?
La questione della privacy
La privacy è un tema da non sottovalutare in questo caso. Accedere ai dispositivi del partner può rappresentare una vera e propria violazione della privacy e, come tale, è sanzionata e punita da un punto di vista legale.
In particolare, si fa riferimento all’articolo 15 della Costituzione italiana che riporta quanto segue: “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”. Oltre a violare questo articolo della costituzione, spiare i dispositivi del partner determina una violazione del codice della privacy e chi lo viola, quindi, va incontro alle sanzioni disciplinari previste da tale codice. Perché si parla di leggi e sanzioni? Perché la privacy è un diritto fondamentale dell’individuo. Chiunque ha diritto alla riservatezza e che questa venga rispettata. Nel caso in cui questo diritto non venga considerato e venga oltrepassato, la persona è legittimata a rivalersi nei confronti di chi non ha garantito la sua tutela.
La questione della fiducia
Tralasciando la questione legale alle sedi più opportune, vorrei entrare nel tema della fiducia. La fiducia, come scrive la Treccani, è un “atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità”. Quando ci si fida del partner, quindi, ci si sente sicuri e tranquilli e questo atteggiamento fa da collante alla relazione, determinando la forza del legame. La fiducia non è semplice e richiede anche fatica e impegno ed è il risultato non solo del modo in cui l’altro si comporta, ma anche del proprio mondo interno. Guardare i dispositivi del partner con lo scopo di cercare dei segnali di tradimento, è un comportamento piuttosto comune che deriva da diverse motivazioni, tra cui la più comune è la mancanza della fiducia. Spesso nelle relazioni la fiducia può essere minata, non solo per i comportamenti delle persone che abitano quella relazione, ma anche per altre motivazioni. Come scrivevo poc’anzi, il mondo interno dell’individuo gioca un ruolo determinante. Ad esempio, una persona con un passato di tradimenti e di bugie potrebbe fare più fatica a fidarsi. Oppure una persona molto insicura di sé potrebbe temere di essere tradita o abbandonata, anche senza avvisaglie di ciò. Quindi, è chiaro che non è solo ciò che l’altro fa che porta i partner a non avere piena fiducia, ma anche altri fattori.
Controllare i dispositivi come risposta all'ansia
Il fatto che una persona possa essere spaventata risulta spesso in un comportamento disfunzionale e controllante, vale a dire l’invasione della privacy. Il controllo è una strategia che si mette in atto per abbassare l’ansia. Conforta e aiuta a sentirsi più al sicuro. Si pensa che controllando l’altro, nulla potrà succedere, o meglio, ci sono meno probabilità che accada. Si pensa che controllare possa diminuire l'ansia. Controllare, infatti, dà la fugace sensazione di governare l’incontrollabile, come un tradimento.
Controllare l’altro aiuta davvero?
Controllare l’altro, però, non aiuta davvero (ricordo, tra l’altro, che non è corretto legalmente). Il controllo è una strategia che non aiuta la relazione, perché mina la fiducia e crea delle rotture nel rapporto. Inoltre, il controllo in realtà aumenta l’ansia, creando un circolo vizioso che porta a controllare sempre di più l’altro. In alcuni casi, anzi, il controllo dei dispositivi diventa una vera e propria dipendenza. Da un punto di vista psicologico è sicuramente più utile comunicare all’altro i propri timori, cercando di dissipare i dubbi e i malintesi. Infine, suggerisco anche di parlarne con un professionista per approfondire da dove deriva il bisogno di controllare l’altro e per gestire in modo più funzionale i timori, nonché per nutrire la propria sicurezza personale e quindi la fiducia nei confronti dell’altro. Tra l’altro, nel caso in cui la paura derivi da episodi passati di tradimento, il lavoro con uno psicologo può aiutare ad elaborare quegli episodi riducendo il loro impatto sul presente!
Condividi su