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attrazione extrarelazionale Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Dovresti dire al tuo partner se trovi qualcuno attraente?

Dovresti dire al tuo partner se trovi qualcuno attraente?

“Amore, mi attrae un’altra persona”. Comunicare o meno al partner l’attrazione per altri individui al di fuori della relazione monogama è un vero e proprio dilemma per i più. Cosa si dovrebbe fare? Leggi l’articolo per scoprirlo.

di Erika Desambrois

Le relazioni sono un mondo complesso, ricco di sfumature e per questo motivo spesso portano la persone a sentirsi confuse rispetto al modo in cui si sentono e a ciò che accade. Le relazioni sono attrazione, ma non solo e non sempre. L’attrazione, a sua volta, è un mosaico di componenti e conoscerle può aiutare a rispondere alla domanda dalla quale siamo partiti.

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Cos’è l’attrazione? 

Consultando l'enciclopedia Treccani, l’attrazione si definisce come “con senso passivo, l’essere attratto, sentimento di viva simpatia o di trasporto: provare, sentire a. per qualcuno o per qualche cosa

Tuttavia, quando si entra nel mondo della sessuologia, l’attrazione è complessa, nel senso che non è semplice definirla, perché si declina in diverse sottodimensioni. 

Per chi di voi ha letto il mio articolo sull’asessualità, ricorderà che le persone appartenenti allo spettro dell’asessualità non provano attrazione sessuale verso le persone in generale. Tuttavia, potrebbero sentire attrazione estetica e/o romantica verso gli altri. Questo perché esistono distinte forme di attrazione. Le principali e più note in letteratura sono: sessuale, romantica ed estetica. 

Per riassumerle brevemente: 

L’attrazione sessuale è il trasporto sessuale che si avverte nei confronti dell’altro;

L’attrazione romantica, invece, è il trasporto affettivo verso l’altro e che fa pensare “con questa persona potrei avere una relazione anche non esclusivamente sessuale”, ad esempio;

L’attrazione estetica, invece, è il sentire un piacere estetico nel relazionarsi con e/o vedere quella persona.

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Spesso le dimensioni dell’attrazione coesistono nei confronti della stessa persona, ma non sempre è così. Infatti, sono indipendenti tra di loro. Come può accadere nello spettro dell’asessualità, d’altronde. 

Il dilemma dell’attrazione esterna 

Comprendere le dimensioni dell’attrazione è utile per intuire quanto l’attrazione sessuale e/o estetica verso qualcun altro spesso non ha nulla a che vedere con la relazione di coppia che si vive. Tuttavia, sentirle spaventa e conduce a moltissime domande.  Molte persone si rivolgono alle consulenze con lo scopo di comprendere cosa fare con la propria relazione dato che sperimentano attrazione estetica e/o sessuale per qualcuno di esterno. Sentire attrazione è fisiologico. Al pari di quando si osserva un’opera d’arte e la si trova bellissima e ci si emoziona. Oppure al pari di quando si ascolta un audio erotico o si guarda un video pornografico. Si sentono emozioni e si sperimentano sensazioni. 

Cosa fare con l’attrazione 

L’attrazione si riferisce principalmente a emozioni e sensazioni, non necessariamente a comportamenti. L’azione e la decisione di cosa farsene di quell’attrazione arrivano successivamente, quando ci si domanda come agire quanto si è sperimentato. Le strade sono molteplici e non fa parte della mia professione stabilire al posto degli individui cosa sia meglio fare.  Ciò che suggerisco alle persone è innanzitutto domandarsi se lo si voglia comunicare o meno al partner, che è la domanda dalla quale sono partita. E soprattutto perché. In secondo luogo ci si può interrogare sul comportamento: “desidero trasformare quell’attrazione in interazione con la persona esterna alla relazione?”. Se sì, come

Comunicare l’attrazione 

Come scritto numerose volte, la comunicazione nutre le relazioni, in qualsiasi forma, e può essere un vero e proprio strumento, di conoscenza e di salute relazionale. Nel momento in cui si percepisce attrazione per qualcun altro al di fuori della relazione monogama lo si può comunicare, sfruttandolo come momento di confronto. Attenzione, lo si può. Dal mio punto di vista non esiste il verbo "dovere" nelle relazioni. Sono talmente complesse che incasellarle nel dovere sarebbe un errore grandissimo. Prima ancora di comunicarlo è buona cosa domandarsi il perché lo si voglia dire. In alcuni casi le persone lo fanno semplicemente perché avvertono sensi di colpa nei confronti della loro relazione o perché hanno paura che tali sensazioni abbiano un significato di rottura relazionale. Partire da questa consapevolezza aiuta ad ascoltarsi e aiuta anche nella comunicazione. Quindi, lo si può comunicare e cogliere questo momento come occasione per confrontarsi insieme a proposito di diverse tematiche legate alla sessualità con l’altro. 

Chiaramente non si può sapere come l’altra persona accoglierà una tale comunicazione, ma non è possibile avere alcun controllo a riguardo. Certo, potrebbe portare a una rottura perché per l’altro può essere intollerabile, colpire alcuni suoi valori o insicurezze, ma non sempre è così. 

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(getty images)

Infatti, spesso nella mia pratica clinica, ho osservato che dirselo ha condotto anche a un desiderio reciproco tra i partner di esplorare nuove modalità relazionali, come ad esempio le non-monogamie etiche. Dunque, dirselo, è diventato fondamentale per aiutare a comprendere quale strada si voglia seguire a livello relazionale e/o sessuale.

 

Le relazioni monogame, e le relazioni in generale, sono una scelta e non un obbligo. Sperimentare attrazione (di tipo diverso) è possibile, ma si può decidere consapevolmente come occuparsene e, soprattutto, se farlo. 

Non esistono solamente le monogamie come possibilità relazionale, anzi, le non-monogamie offrono numerose possibilità che può valere la pena indagare. 

Come comunicarlo? 

Nella comunicazione, in generale, esistono diversi stili possibili. Uno tra questi è quello “assertivo” che consiste, semplificando, nel comunicare le proprie emozioni e i propri bisogni nel rispetto proprio e altrui. 

Ad esempio, la conversazione può partire dal modo in cui ci si sente nei confronti di tale attrazione e dalle riflessioni che si sono fatte in merito, lasciando anche all’altro lo spazio per comunicare cosa prova. Si pongono domande, non si prevarica e si accolgono i punti di vista differenti.