L'amore che resta (come quello tra Ambra Angiolini e Francesco Renga): ma è sempre possibile?
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“Grazie al papo dei miei figli per l’amore ed il rispetto che ci portiamo da sempre”. Così scrive Ambra Angiolini nel post di Instagram del 22 aprile dedicato al suo compleanno. Il papà dei suoi figli è Francesco Renga e, dato che la coppia è separata, quella frase ha suscitato clamore. Questo perché si fa fatica a pensare che una coppia separata possa dirsi “ti amo”. Ma è davvero così strano?
Tra i commenti sotto al post spuntano due fazioni. Quella delle persone che sostengono che sia impossibile continuare ad amare qualcuno quando ci si lascia - inneggiando quindi il “tornate insieme”- e quella in cui l’ammirazione verso un amore che prosegue in una forma diversa, la fa da padrona.
Nel 2024 sembra davvero difficile credere che l’amore possa restare, nonostante la relazione di coppia. Dopotutto, avere una relazione e amare sono due cose distinte. Che non sempre coincidono.
Si può amare qualcuno e non averci una relazione così come si può avere una relazione con qualcuno senza amarlo.
L’amore tra ex
Siamo abituati a pensare allo scenario di ex partner che si odiano, che provano rabbia e che, per superare la rottura, cercano in qualsiasi modo di dimenticare ciò che di bello c’è stato. L’amicizia tra ex partner viene vista come qualcosa di strano, lontano dalla normalità. Ma tutto ciò non corrisponde al vero. L’amore può non finire, anche se la relazione non continua. La relazione è un impegno che ci si prende, con diverse forme, una decisione di condivisione del tempo e, magari, degli spazi. Il primo ha a che vedere con un sentimento, la seconda con una sorta di organizzazione di vita - mi si passi la semplificazione.
L’amore e i figli
Non è raro che le persone cerchino di salvare una relazione, con lo scopo di farlo “per i figli”. Questo perché c’è la credenza, errata, che una coppia separata conduca ad esiti psicopatologici sui figli e che, quindi, per il loro bene, quella relazione vada salvata a tutti i costi.Tuttavia, non c’è nulla di più sbagliato. Gli impatti sui figli, quando una relazione viene tenuta in piedi da un filo sottilissimo, sono decisamente più notevoli. Come dice la stessa Angiolini, il rischio è che quei figli, investiti di una così importante responsabilità, “finiscono per avere sulle spalle uno zaino di pietre da 70 chili che non bisognerebbe mettergli addosso”.
Insegnare l’amore e le relazioni ai figli è anche questo. E la relazione genitoriale è il primo modello relazionale che un giovane essere umano apprende. Insegnare che una relazione può finire, anche se c’è amore. O può finire perché non c’è più amore. E non c’è nulla di male. Insegnare che una relazione non è un patto firmato col sangue, dal quale non si può più tornare indietro. Credo sia l’esempio più grande che un genitore possa dare.
Il ruolo genitoriale
Angiolini e Renga ci insegnano anche che una relazione di coppia che finisce, non si porta via con sé anche il ruolo genitoriale. Sono due cose distinte. Nonostante la coppia giunga al termine, quello che è il ruolo di genitore può proseguire. Un po’ come nel video del 22 aprile dove si vedono due genitori che donano amore ai loro figli, nonostante non abbiano più una relazione di coppia.
Credo questa sia una delle sfide più grandi per uno psicologo che segue una coppia durante una separazione. Aiutarli a continuare a percepirsi ed essere genitori, anche se non più una coppia.
Un amore che cambia forma
L’amore, infine, non è solo quello romantico a cui si pensa in prima battuta. L’amore è anche stima e rispetto reciproco che possono provare anche due persone che non hanno una relazione. Come nel caso di Angiolini e Renga che, superata la delusione e la rabbia iniziali, si sono ritrovati in una forma diversa di amore. Che le persone tanto faticano a conciliare con la fine di una relazione.
Una forma di amore che Angiolini stessa lega a qualcosa di grande che è appartenuto al passato. Ad un amore che li ha fatti scegliere e decidere di condividere il progetto genitoriale.
Quello non si cancella, anzi. Resta dentro chiunque, a prescindere dal definirsi “una coppia”, o meno.
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