Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
3 minuti di lettura

"10 anni insieme e vuole sperimentare il poliamore": come faccio ad accettare che ami altre persone? La Posta del cuore di alfemminile risponde

Quando una relazione lunga cambia forma e compare il desiderio di poliamore, non è solo una questione di accordi: è un confronto con l’idea di esclusività, di perdita e di cosa significa ancora "essere scelti".
di Alice Michielon

Siamo insieme da dieci anni, e detta così sembra una di quelle frasi che dovrebbero avere un peso stabile, quasi una prova automatica di solidità, come se il tempo da solo bastasse a tenere insieme le cose anche quando tutto il resto comincia a muoversi.

E invece ultimamente lui mi ha detto che sta pensando al poliamore, o meglio che vorrebbe sperimentarlo, che sente di poter amare più persone contemporaneamente senza che questo tolga valore a noi, e io l’ho ascoltato cercando di restare calma, facendo domande sensate, annuendo anche nei punti in cui dentro di me qualcosa si muoveva in modo abbastanza evidente.

Perché la domanda che mi è rimasta addosso non è tanto "è giusto o sbagliato", ma qualcosa di molto più difficile da nominare, e cioè come si fa ad accettare che la persona che hai sempre considerato "tua" possa amare anche qualcun altro senza che questo significhi automaticamente perderla.

Cosa significa davvero scegliere il poliamore in una relazione lunga

C’è qualcosa nel poliamore che, almeno nella teoria, viene sempre raccontato come un ampliamento delle possibilità affettive, come se si trattasse di una forma più evoluta di amore, o più libera, o semplicemente meno ingabbiata dentro le categorie classiche di esclusività.

In parte questa lettura può anche avere un senso, almeno finché la si osserva da una certa distanza emotiva.

Perché quando però la questione entra dentro una relazione che esiste già da dieci anni, e quindi dentro una storia che non è più un’ipotesi ma una struttura di vita quotidiana fatta di abitudini, ricordi condivisi, piccoli rituali che nessuno racconta mai ma che tengono insieme più di quanto si pensi, allora il discorso si sposta immediatamente su un piano diverso.

Perché è così difficile accettare che il partner ami anche altre persone?

Il punto, almeno per come credo la stia vivendo tu, non è tanto capire se il poliamore funzioni in generale, quanto piuttosto capire cosa succede dentro di te quando immagini lui che prova qualcosa di profondo per un’altra persona.

La paura di perdere l'esclusività nella coppia

La reazione, almeno all’inizio, non è mai particolarmente lucida.

È più una specie di contrazione, come se una parte della mente cercasse immediatamente di riportare tutto dentro una logica conosciuta, quella dell’esclusività, quella in cui l’amore si misura anche attraverso il fatto di essere l’unico punto di riferimento affettivo importante.

Poi però questa logica entra in crisi, perché lui non sta parlando di amare meno, ma di amare anche, e questa piccola parola in più cambia completamente la struttura della frase.

Si possono amare più persone senza amare di meno?

Perché nella testa, almeno nei momenti peggiori, non si tratta di aggiungere una persona alla sua vita, ma di sottrarre qualcosa di te alla sua vita, come se l’amore non fosse espandibile ma avesse sempre un volume fisso.

E forse è proprio qui che si apre una delle difficoltà più scomode da affrontare, cioè l’idea che l’amore possa essere simultaneo senza essere necessariamente divisivo.

Una cosa è dire "puoi amare più persone", un’altra è immaginare cosa significa vedere quella frase diventare concreta, vedere il partner tornare a casa dopo un incontro con un’altra persona e provare a non leggere in ogni gesto un confronto implicito, anche quando nessuno lo sta facendo davvero.

La gelosia nel poliamore non riguarda sempre il possesso

Immagino che una parte della difficoltà non sta nemmeno nel fatto che il partner possa provare emozioni per qualcun altro, ma nel tuo non avere più il monopolio del racconto della sua intimità.

Nel sapere che ci saranno pezzi della sua giornata, delle sue parole, dei suoi silenzi, che non passeranno più solo attraverso di te, e questa perdita di centralità, più che la gelosia in senso classico, è quello che crea più rumore.

Sperimentare il poliamore significa anche elaborare un cambiamento

C’è anche un’altra cosa che colpisce, e forse qui mi contraddico un po', ma mi sembra importante dirla così com’è.

Da un lato capisco perfettamente il bisogno di esplorare forme diverse di relazione e non mi sento di ridurlo a una moda o a una fuga.

Dall’altro però mi chiedo se esista davvero un modo per accettare questa cosa senza attraversare una forma di lutto rispetto all’idea di coppia che avevi costruito fino a questo momento.

Perché è difficile non riconoscere che qualcosa si sta spostando, anche quando si cerca di restare razionali; quel qualcosa non è solo la struttura della relazione ma proprio il modo in cui mi immaginavo dentro quella relazione, cioè come unica interlocutrice affettiva nella quotidianità.

Come capire se il poliamore è compatibile con la relazione

E allora la domanda si complica, perché non è più soltanto "posso accettarlo?", ma "che cosa sto accettando esattamente?", e soprattutto "chi divento io dentro una relazione in cui non sono più l’unica destinazione possibile dell’amore del mio partner?".

Non ho una risposta chiara, e forse non è nemmeno il tipo di domanda che ne richiede una immediata.

Però mi sembra che resti un punto fermo: qualsiasi forma di apertura relazionale non può essere raccontata solo come libertà senza considerare anche la fatica emotiva che comporta per chi quella libertà la riceve senza averla necessariamente cercata nello stesso modo.

Il poliamore non è giusto o sbagliato: la vera domanda è un'altra

Forse, alla fine, la parte più difficile non è capire se il poliamore sia giusto o sbagliato, ma capire se esiste ancora un modo in cui voi due possiate riconoscervi dentro la stessa storia, anche quando quella storia smette di avere un solo centro.