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Oggi è la Giornata Mondiale dell’Orgoglio LGBT: ecco la sua storia

Oggi, 28 giugno, si festeggia la Giornata Mondiale dell’orgoglio LGBT: all’interno del mese dedicato al Pride, questa giornata particolare rappresenta la memoria storica dei moti di Stonewall, ossia la rivolta queer che nel 1969, a New York, apriva la strada al movimento di liberazione omosessuale.
di Alice Michielon
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Ma a cosa servono Pride Month e gay pride? Una domanda che potresti aver sentito porre da qualche scettico sul tema, che forse non si capacità dell’assenza di un “etero pride”. Ma i cortei arcobaleno che questo mese hanno inondato le strade delle città di tutto il mondo non sono solamente uno sfoggio della propria individualità, del proprio io.
I cortei, nonostante la festosità, servono a mostrarsi al mondo senza vergogna, rivendicando il diritto di essere sé stessi sempre e di poter esprimere liberamente la propria identità di genere e la propria sessualità, senza timori. LGBT, in quanto acronimo, desidera sottolineare le diverse sessualità e identità di genere di chi non si identifica eterosessuale e/o nel genere a cui è stato assegnato alla nascita (diversamente da coloro che si definiscono cisgender).

Qui alcuni articoli da leggere per acquisire consapevolezza e conoscenza sull'argomento:

Il primo Gay Pride

Come dicevamo poco sopra, sono del 1969 le prime proteste americane della comunità queer allo scopo di aprire la strada moderna della liberazione omosessuale: l’obiettivo primario era sconfiggere le persecuzioni che da tempo tormentavano la comunità. La lotta politica “di nicchia”, poi, si è trasformata in una rivendicazione dei diritti, per poter plasmare una società inclusiva e tollerante.
Il Gay Liberation Front, fondato nel 1970, lavora per questi obiettivi: questa è l’associazione che ha organizzato il primo Gay Pride della storia, che ha raccolto a Central Park più di diecimila persone, desiderose di celebrare i moti di Stonewall.

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Il simbolo della bandiera arcobaleno

La bandiera arcobaleno, l’avrete capito, è il simbolo del movimento di liberazione omosessuale: ogni colore rappresenta un simbolo del New Age, una filosofia di vita in cui l’immagine dell’arcobaleno rappresenta l’auspicato raggiungimento della pace e dell’armonia.

  • rosa: sessualità
  • rosso: vita
  • arancione: salute
  • giallo e verde: natura
  • turchese: magia e arte
  • blu: serenità
  • viola: lo spirito
Negli anni, i colori si sono ridotti a 6: eliminati il rosa e il turchese, la bandiera progettata nel 1978 dall’artista americano Gilbert Baker è diventato il vero simbolo di resistenza contro l’odio.

L’acronimo LGBTQI+

Negli anni, le lotte contro i pregiudizi e lo stigma verso gli omosessuali si sono allargate, accogliendo in sé (secondo i tanto amati principi di tolleranza e inclusività) anche tutte le altre realtà queer.
Per evitare di farsi chiamare con l’espressione “comunità gay”, gli attivisti degli anni Novanta hanno deciso di coniare il termine “LGBT”, ossia: Lesbian, Gay, Bisexual e Transgender (lesbiche, gay, bisessuali e transessuali). Negli anni si sono aggiunte altre lettere al fine di aprire le braccia della comunità a ulteriori sfumature del mondo queer.

  • LGBTQ: si aggiunge la Q per identificare il mondo queer in generale ma, essendo questa una parola volgare spesso usata in origine come insulto, la Q oggi indica il verbo “questioning”, ossia domandarsi. Che cosa? La propria sessualità, per potersi conoscere meglio
  • LGBTQIA: si aggiunge la I per gli intersessuali e la A per gli asessuali
  • LGBTQIAPK: se la P corrispondere al termine pansessuale e/o poligamo, la K sta per “kink”, un’espressione inglese che identifica una pratica sessuale “atipica” che due persone consenzienti amano eseguire