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Stefania Constantini, la donna di ghiaccio che fa sognare il curling

Stefania Constantini
Stefania Constantini  (getty images)

Stefania Constantini ha conquistato  un oro olimpico e uno mondiale nel curling misto con Amos Mosaner: lei rappresenta la calma, lui è passionale. A Cortina d'Ampezzo vivrà la sfida più difficile, vincere nella città in cui è cresciuta.

di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

Immaginate di trovarvi su un campo di bocce, ma con il ghiaccio sotto i piedi. Il concetto è lo stesso: occorre fare più punti dell'avversario, bisogna studiare una strategia, occorrono sensibilità nel tocco e nervi saldi nella gestione delle fasi di gioco. Ma, appunto, con il ghiaccio sotto i piedi. E, soprattutto, maneggiando una stone, molto più pesante di una boccia e da far scivolare su un campo di gioco lungo 45 metri. Una specie di pentola a pressione tra i 17 e i 20 chili dotata di una maniglia superiore, per afferrarla e indirizzarla versi i tre anelli concentrici della casa che, come un bersaglio del tiro con l'arco, assegnano i punti. Ah, non dimenticate. Non c'è solo chi lancia con un elegante movimento in posizione inginocchiata (una gamba piegata a 90 gradi, l'altra allungata dietro). C'è anche chi maneggia una scopa sulla linea di movimento della stone. Si piazza davanti e la precede, spazzando freneticamente la superficie del ghiaccio per modificarla e influenzare la traiettoria curvilinea verso la casa, mentre la pietra si muove a spirale: to curl, in inglese, da cui curling.

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LE ORIGINI IN SCOZIA

Le sue origini sono fatte risalire alla Scozia del XVI secolo, dopo il ritrovamento di una stone datata 1551 durante il prosciugamento di uno stagno a Dumblane, a metà strada tra Glasgow ed Edimburgo. E in Scozia, nell'isola di Ailsa Craig, ci sono le cave con i due tipi di granito (Blue Hone e Ailsa Craig Common Green) con cui si sono realizzate a lungo le pietre, ora affiancate da una varietà del Galles. Una lavorazione dal 1851 nelle mani delle famiglia scozzese Kay, che ha realizzato le stone adoperate ai Giochi da quando il curling è sport ufficiale (tranne che a Salt Lake City 2002), compresa l'edizione del 1924. A Chamonix, oltre un secolo fa, si tenne una gara esclusivamente maschile a scopo dimostrativo. Nel 1998, a Nagano, l'inserimento nel programma e nel 2002 il Comitato olimpico internazionale, con effetto retroattivo, ha riconosciuto anche quelle medaglie dell'edizione francese.

Stefania Constantini
Stefania Constantini  (getty images)

SORPRESA A PECHINO

Il curling, per la strategia, è considerato affine agli scacchi: si può impostare una tattica aggressiva oppure contenitiva, a seconda di chi compone la squadra. Uno sport popolarissimo in Canada e nei Paesi scandinavi, ma dove l'Italia può dire una parola decisiva a Milano Cortina 2026, nonostante le sole 28 società esistenti e gli appena 400 tesserati complessivi. Lo può fare grazie all'ultima nata, la gara mista, andata ad affiancarsi dal 2018 alle classiche sfide a squadre, divise per sesso. Il merito è di Stefania Constantini e Amos Mosaner. Veneta proprio di Cortina d'Ampezzo lei, trentino lui, hanno conquistato a sorpresa una delle due medaglie d'oro per l'Italia a Pechino 2022 (l'altra è stata merito di Arianna Fontana nei 500 metri short track). Una coppia nata nel 2018, prima Mosaner gareggiava con Alice Cobelli, sua compagna di vita. Al primo Mondiale disputato assieme nel 2021 - a Aberdeen, in Scozia - si erano classificati al quinto posto, valido per il pass olimpico. In Cina hanno saputo fare ancora di più, con un primo posto inaspettato e prepotente: nove vittorie su nove incontri nel round robin, la prima fase che assegna un posto in semifinale, dove travolgono 8-1 la Svezia. Quindi, l'8 febbraio, il trionfo all'Ice Cube contro i norvegesi Kristin Skaslien-Magnus Nedregotten, scappati sul 2-0, rimontati con un parziale di 6-0 e infatti battuti 8-5. Undici successi in altrettante sfide: percorso netto. 

Stefania Constantini
Stefania Constantini  (getty images)

INNAMORAMENTO IMMEDIATO

Per Stefania è stato il coronamento di una passione nata nel 2007, quando ha otto anni. Ama gli sport, pratica sci, nuoto e tennis, ma sente che le manca qualcosa. Sono attività in cui si impegna da sola, lei vuol fare parte di una squadra. Un giorno accompagna una amica al palazzetto di Cortina, dove gli sport di ghiaccio hanno la loro casa. Prova con il curling, l'innamoramento è immediato. Perché puoi giocare con altri contro altri («Ci sono amicizia e rispetto con gli avversari»), perché è singolare nell'abbigliamento (una scarpa scivola sul ghiaccio, altra no), perché ha movimenti tutti suoi («Il nostro gesto tecnico per eccellenza è la scivolata: la prima volta che l'ho fatta, mi è piaciuta subito») e perché è uno sport di testa: «Mi ha preso subito perché è cerebrale e, al tempo stesso, adrenalinico». Occorre elaborare una strategia, occorre ragionare punto su punto, incontro dopo incontro, non si deve mai perdere la lucidità in confronti che durano fino a due ore. E questo è il grande punto di forza di Constantini che, dopo il bronzo nella gara a squadre all'Europeo 2017 a San Gallo, trova la dimensione giusta con Mosaner, di quattro anni più anziano. «Ci compensiamo: io sono calma, lui è fuoco, pur se sembra glaciale. È fortissimo e ha tanta esperienza. Amo la pressione ma la mia, non quella di cui possono caricarti gli altri. Facciamo solo scelte condivise, la chiave è stata trovare un equilibrio tra noi due». 

DAL NEGOZIO AL TEMPO PIENO

Un equilibrio che a Pechino raggiunge l'assetto perfetto, andando premiare l'unità di una famiglia che ha sostenuto Constantini in ogni passo, credendo nelle sue qualità di atleta: mamma Monica, maestra alla scuola elementare, e papà Andrea, prestatore d’opera ed ex hockeista, insieme con due fratelli. Una famiglia come mille altre, in cui Stefania deve dare una mano alternandosi con il curling. Quando si qualifica per Pechino, lavora come commessa in un negozio di abbigliamento a Cortina: «Mi sono licenziata per concentrarmi sui Giochi. Mi piaceva come lavoro, ma non potevo continuare. Ringrazierò sempre il mio capo, mi ha appoggiata in tutto». Una mossa determinata anche dall'arruolamento nelle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della polizia. Constantini aveva partecipato al bando poco prima, entrare in una realtà così strutturata, in cui ci si può dedicare allo sport senza dover pensare ad altro, è stato decisivo. Il curling chiede molto: allenamenti tutti i giorni, sul ghiaccio e a secco, con pesi ed esercizi per il cuore. Il fisico deve fare i conti con la stone, i movimenti su e giù per la pista e il supporto a una mente che deve essere sempre lucida.

Stefania Constantini
Stefania Constantini  (getty images)

RITORNO VINCENTE

E, incredibilmente, ci si può anche far male. Come succede a Mosaner che, pochi mesi dopo Pechino, al Mondiale a squadre di Las Vegas riporta uno strappo intermediale del quadricipite sinistro che lo allontana dalle gare. Constantini fa prima coppia con Sebastiano Arman, quindi con Francesco De Zanna, manca però il feeling giusto. Come si vede nel 2025 a Fredericton, in Canada. Lei e Mosaner tornano in coppia e, come a Pechino, è percorso netto: undici vittorie in undici incontri, primo oro assoluto italiano a un Mondiale di curling. Hanno un solo momento critico in semifinale. Con l'Estonia la partita si chiude sul 6-6, serve un intervallo di gioco in più (un extra end) per designare il vincitore: Stefania piazza al centro della casa la stone del 7-6. La finale di sabato 3 maggio li pone di fronte ai fortissimi scozzesi Jennifer Dodds-Bruce Mouat, già battuti 7-4 nel round robin. E anche l'ultimo atto non ha storia, finisce 9-4 per l'Italia. Stefania, con Amos, è di nuovo la più brava di tutti. Pronta a dimostrarlo anche ai Giochi del 2026, dove avrà un avversario in più: gareggerà di fronte agli amici di Cortina e nello Stadio del ghiaccio dove tutto è iniziato. Una nuova e suggestiva sfida alla sua naturale capacità di non perdere il controllo.