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Aggiornato il: 4 minuti di lettura

Non vorrai mica anche dei figli (o un aperitivo): le folli dichiarazioni di Elisabetta Sgarbi al Salone

Elisabetta Sgarbi
Elisabetta Sgarbi  (getty)
Il tempo "si apre" se non hai figli, se non fai vacanze, se non prendi l'aperitivo: le parole che Elisabetta Sgarbi ha pronunciato al Salone del Libro di Torino, nel merito della conciliazione tra carriera e vita privata, non sono passate inosservate né inascoltate.
di Eugenia Nicolosi

Nelle ultime ore è emerso che è opinione di molti che Elisabetta Sgarbi conduca una "vita di mer*a". La direttrice editoriale di La Nave di Teseo ha, infatti, detto di riuscire a conciliare la produttivissima carriera con la vita privata perché una vita privata non ce l'ha. Non deve conciliare niente: non ha bambini, non prende aperitivi e non fa vacanze. E infatti tra cinema, libri, musica e festival, Elisabetta Sgarbi, sul panorama culturale nazionale, è letteralmente staccata dal resto. 

Ma siamo qui a parlarne perché non ci resta che da dire buongiornissimo a chi si sta svegliando ora: le donne devono scegliere se essere madri o coltivare sogni imprenditoriali e vengono criticate in entrambni i casi perché si sentano spinte a sacrificare la salute mentale (e fisica) nella missione impossibile di fare entrambe le cose. Prima di parlare di "vite di mer*a", occorre chiedersi cosa stiamo facendo per sostenere la genitorialità e l'imprenditorialtà delle donne, perché l'impressione è che come collettività, come esseri umani e come istituzioni, non stiamo sostenendo né l'una né l'altra. E questo si chiama sabotaggio.

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il rammarico di non avere figli, il non rammarico di non fare vacanze

C'è un proverbio che dice "In un mondo di ciechi, chi ha un occhio solo è considerato pazzo". O pazza, in questo caso. La direttrice editoriale di La Nave di Teseo, Elisabetta Sgarbi, è stata intervistata dalla cronaca torinese del Corriere durante il Salone del Libro. L'intervista, non lunghissima e roteante attorno ai progetti di Sgarbi, si conclude anche in modo simpaticamente adeguato, vista la mole degli stessi, con una domanda: Come riesce a fare così tante cose? "Lo dico sempre, con rammarico, non ho figli. E, senza rammarico, direi che non faccio vacanze né aperitivi. Il tempo si apre". Il Corriere decide di titolarci il pezzo, che viene ripreso da una serie di testate online (anche integralmente) e ora questa frase circola su social privata del suo contesto e coperta di commenti annichiliti di utenti che le scrivono "complimenti, che vita di mer...".

Una precisazione va fatta: esiste, deve esistere, una differenza tra non avere figli e non prendersi una vacanza (o un aperitivo) quando si è schiacciate dalla stessa morsa.

Non avere figli capita o direttamente si decide di non farne e si arriva a un punto per cui anche cambiando idea sarebbe fisiologicamente troppo tardi, non prendere un aperitivo né una vacanza è rinunciare a un atto di cura verso sé stesse. Entrambe, ovvio, sono dinamiche indotte da un sistema che non offre spazi di sostenibilità per le donne che hanno ambizioni. Sistema che quindi va contrastato su entrambi i livelli. Ma andiamo con ordine.

Elisabetta Sgarbi
Elisabetta Sgarbi  (getty)

Elisabetta Sgarbi è una figura che nel panorama culturale italiano si staglia come un obelisco tra edifici di due piani, con un percorso professionale che abbraccia l'editoria, il cinema e la promozione culturale (sì: non lo avremmo scritto perché è irrilevante, ma sappiamo che la curiosità uccide il gatto: è la sorella di Vittorio Sgarbi). Si è laureata in farmacia per dedicarsi a una carriera editoriale e ha iniziato lavorando allo Studio Tesi, poi in Bompiani, dove è cresciuta professionalmente, fino a che non è diventata direttrice editoriale - lo è da 25 anni. In seguito alla vendita di Bompiani a Mondadori, Sgarbi ha lasciato la casa editrice per fondare la sua La nave di Teseo insieme, per esempio, a Umberto Eco.

Parallelamente è avanzata professionalmente nel cinema, dirigendo e producendo documentari e film ma anche la Milanesiana, un festival culturale che esplora le intersezioni tra letteratura, musica, cinema, scienza, arte, filosofia e diritto. Non contenta, ha  fondato la Betty Wrong Edizioni Musicali.

i figli sono un optional, una vacanza no. E viceversa

Elisabetta Sgarbi ha una vita per la quale milioni di persone sarebbero disposte a farsi tagliare via un dito. Se non per il prestigio, di certo per i guadagni. Per milioni di altre è invece una vita "di mer+a", perché tutto questo ha significato non diventare madre, né prendere aperitivi. Esiste una trappola. Una trappola fatta di aspettative contraddittorie, moralismi travestiti da consigli e giudizi mascherati da complimenti. Benvenuti, benvenute, nel mondo magico e allucinato in cui ogni scelta femminile è sempre quella sbagliata.

Se una donna decide di fare carriera e non ha, non vuole, figli attira a sé l'etichetta di fredda, troppo ambiziosa (detta con l’accezione delittuosa che si riserva solo alle donne), rinunciataria. Se opta per la maternità e mette in stand-by la sua ascesa professionale o la abbandona del tutto (mancando il welfare, che altra scelta avrebbe?) ecco che "ha rinunciato ai suoi sogni, poveraccia”. La premessa è che non tutte le donne vogliono diventare madri, che non tutte le donne hanno ambizioni professiionali. Ci sono quelle che vorrebbero entrambe le cose, che si rammaricano, come Sgarbi, perché sanno che per averne una occorre rinunciare all'altra. E allora in questa commedia degli equivoci funzionali che non fa ridere nessuno, il punto non è cosa una donna scelga, ma il fatto che osi scegliere.

Ma andiamo oltre quello che ci piacerebbe fosse ovvio ma che, stando ai commenti social all'intervista, ovvio non è. C’è un’altra mistificazione che aleggia, più subdola, più astuta: quella che non riguarda la maternità in sé, ma la produttività. Il culto moderno dell’efficienza, che pretende performance anche dal tempo libero anzi che il tempo libero non lo inserisce nel ventaglio delle opzioni. A questo punto è doveroso chiarire una cosa: scegliere di non diventare madre non equivale a scegliere di essere sempre disponibile, sempre presente, sempre performante. Non avere figli non ti rende proprietà del datore / datrice di lavoro o dei clienti, il lavoro non è "il mio bambino", che richiede e merita altissimi livelli di devozione e attenzione h24. 

l'atto politico di chiudere tutto e ordinare uno spritz

La linea che separa il non-maternage dal non-vivere deve essere tracciata con decisione. E qui, certo, non osiamo dire "che vita di mer*a" perché conosciamo le tossicità e le forzature di un sistema che pretende performance. D'altro canto sappiamo che l’iperproduttività è una nuova forma di oppressione dalla quale occorre svegliarsi, di certo della quale è necessario imparare a rammaricarsi, invece. 

E se è vero che non nasce come discriminatoria perché si impone su tutti e tutte, è anche vero che le donne la pagano il doppio. Perché devono lavorare di più per farsi riconoscere la metà. Poi è chiaro, ciascuna si rammarica per ciò che percepisce come fonte di tale sentimento. Ma attenzione a celebrare la rinuncia alla vacanza e all'aperitivo, perché pare che le cose di cui come donne dobbiamo privarci aumentino, invece che diminuire: già siamo in guerra contro la cultura che ci costringe a scegliere tra genitorialità e carriera, non vorremmo anche dover discutere della politica dietro la scelta di ordinare uno spritz. O un analcolico, per carità.