Charlène Guignard, il cuore francese che batte per l'Italia
Condividi su
Dalla Francia con amore
Charlène Guignard forma con Marco Fabbri un esempio di coppia che, nello sport, condivide il professionismo e la vita privata. Lei arriva da Brest, nella Bretagna, mentre lui è di Milano. Insieme rappresentano una speranza di medaglia azzurra ai Giochi di Milano-Cortina 2026 nel pattinaggio di figura, specialità danza su ghiaccio. Perché Charlène non solo gareggia con Marco dal 2010, ma da febbraio 2013 ha anche ottenuto la cittadinanza italiana, passando senza rimpianti da un tricolore all'altro. A differenza di altri campioni, che hanno vinto giovanissimi, il loro è stato un percorso lungo, con i primi successi registrati soltanto nella stagione 2018-19, con il titolo italiano e le medaglie internazionali: il bronzo agli Europei e al Grand Prix. Da quella annata sono stati presenza fissa sul podio, o negli immediati dintorni, in una specialità in cui lo spettacolo si unisce alla tecnica. Occorre essere affiatati nei movimenti e nei vari passaggi, per ridurre al minimo gli errori, e perfetti nell'esecuzione, per convincere i giudici nei due programmi, ovvero danza ritmica e danza libera. A tale proposito, basterebbe chiedere alla loro allenatrice. È Barbara Fusar Poli, pronosticata tra le coppie favorite a Torino 2006 con Maurizio Margaglio. Un sogno che non si avvera nella seconda delle tre parti del programma allora previste: nella seconda cadono e scivolano al settimo posto, per poi risalire al sesto grazie al libero.
Due esistenze ben distinte
Fusar Poli e Margaglio si erano presentati già trentenni all'appuntamento. Sapevano che sarebbe stato l'ultimo in carriera. Lo stesso vale per Guignard e Fabbri. Anzi, loro sono più anziani: classe 1989 lei e 1998 lui. Non è stato facile programmare la propria esistenza fino al nuovo appuntamento olimpico, il quarto complessivo, da Sochi 2014 in poi. Ma la prospettiva di poter gareggiare in casa - alla Milano Ice Skating Arena di Assago - e di poter essere competitivi li ha aiutati a preparare l'appuntamento, grazie anche all'affiatamento che vivono quando sono lontani dal ghiaccio. «Conserviamo le medaglie in una scatola speciale e nel nostro appartamento non c'è nulla che riguardi il pattinaggio - racconta Fabbri -, neanche le foto. Non vogliamo che in casa ci sia ciò che riguarda la nostra carriera, è importante separare il pattinaggio dalla vita privata. Probabilmente è il segreto per cui siamo ancora qui». Un affiatamento che li ha spinti a staccare completamente dall'attività nell'ultima estate, per riprendersi dalla delusione al Mondiale di Boston, quando sono giunti quarti dopo aver conquistato un argento e un bronzo nei due appuntamenti precedenti. «Vogliamo vivere la stagione e anche la competizione senza troppa pressione. Se arriveranno i risultati, bene, altrimenti va bene lo stesso - ha sottolineato Guignard -. Vogliamo solo goderci l'emozione della competizione senza lo stress e la pressione. Alla fine il risultato non era stato soddisfacente».
Obiettivo medaglia
Il pensiero di una medaglia comunque c'è. È l'unica a mancare in una collezione dove spiccano - oltre alle due mondiali - anche tre titoli europei consecutivi dal 2023 al 2025 e quello di campioni italiani dal 2018 a oggi. «Se abbiamo deciso di proseguire fino a Milano-Cortina non era per partecipare, ma per giocarci una medaglia - ammette Guignard -. Non sarà facile, lo sappiamo, però ci batteremo. Abbiamo affrontato tre Olimpiadi con uno spirito diverso. Non so bene cosa che cosa ci attenda, però cercheremo di viverla il più tranquillamente possibile». Il medagliere olimpico ha finora regalato poche soddisfazioni all'Italia da Chamonix 1924 in poi: due soli bronzi. Con Fusar Poli e Margaglio nella danza su ghiaccio a Salt Lake City 2002 e poi con Carolina Kostner nel pattinaggio di figura femminile 2014 a Sochi.
Il confronto con la giuria
E le competizioni non sempre danno ragione ai favoriti della vigilia perché, come in altri sport - si pensi alla ginnastica artistica e ai tuffi, oppure a certi scandali del passato nel pugilato -, oltre alla prestazione personale pesa anche il verdetto della giuria. Quella che non è stata generosa con Guignard e Fabbri al debutto nella stagione preolimpica quando, nella tappa del Grand Prix di Angers in Francia, il loro esercizio ha fruttato il quarto posto («Purtroppo non è andata come ci aspettavamo - il commento di Charlène -. Abbiamo pattinato bene, ma il riscontro della giuria non è stato dei migliori»). Il successivo secondo posto di Osaka non è bastato per entrare nella finale, cui hanno preso parte dal 2023 ottenendo un bronzo e due argenti. Una delusione che non pesa sulla determinazione con cui si stanno preparando per i Giochi. Non sarà l'ultimo appuntamento di una carriera lunga e vincente, visto che parteciperanno ancora al successivo Mondiale a Praga. Sarà sicuramente il più esaltante e affascinante.
Condividi su