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Cecilia Zandalasini, ma non solo: la forza dell’Italia del basket è il gruppo

Cecilia Zandalasini, ma non solo: la forza dell’Italia del basket è il gruppo
In Grecia è arrivata la medaglia di bronzo all’Europeo di basket femminile: non accadeva da trent’anni. Merito di un progetto a lungo aspettato e di un insieme di ragazze cresciute all’ombra dell’ala che ha giocato negli Stati Uniti e in Turchia
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

Una medaglia conquistata contro molti, se non contro tutti. Perché l’Italia del basket femminile non saliva sul podio di una grande competizione da trent’anni non soltanto per carenza di talenti, condizione talvolta fisiologica nello sport. C’erano altri elementi tutt’altro che secondari, come il fatto che per troppo tempo la pallacanestro italiana considerasse il settore femminile una sorta di appendice, per di più fastidiosetta. Parallelamente, il volley cresceva a dismisura e al boom delle tesserate corrispondevano - conseguenza gratificante e quasi inevitabile - risultati ad alti livelli. Diciamo la verità: il basket, come il calcio, è una delle discipline dove certe convinzioni sessiste e omofobe sono dure a morire. E queste convinzioni hanno finito per avere un peso nel limbo in cui il movimento azzurro si è ritrovato per tutto questo tempo. 

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È CAMBIATO TUTTO?

Adesso è cambiato tutto? Possibile? È prematuro sostenerlo, però è un fatto che il terzo posto all’Europeo disputato a giugno in quattro città (Il Pireo, che ha ospitato la fase finale, Amburgo, Bologna, Brno) può rappresentare una svolta importante perché non è arrivato per caso o per l’aiuto della buona sorte, ma al termine di un percorso iniziato nel 2019, quando Andrea Capobianco è stato nominato commissario tecnico, e a ben guardare ancora prima, visto che l’allenatore proveniva dalle giovanili e dunque in parte conosceva già buona parte del gruppo che ha vinto il bronzo. E che, nelle semifinali, è giunto a un passo dall’impresa di battere il Belgio, che tre giorni dopo è diventato campione d’Europa per la seconda volta consecutiva, sconfiggendo in finale, in entrambe le circostanze, la Spagna.

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LA FORZA DEL GRUPPO

Il gruppo, abbiamo detto. Già, perché uno dei limiti precedenti di questa squadra era l’eccessiva dipendenza da Cecilia Zandalasini, la ventinovenne lombarda che ha giocato con Minnesota Lynx nella Wnba, la lega professionistica statunitense, dove ha vinto il titolo, seconda italiana a riuscirci dopo Catarina Pollini negli anni Novanta. Poi è stata in Turchia, nel Fenerbahce e fuggevolmente nel Galatasaray e nella prossima stagione sarà di nuovo protagonista della Wnba con le Golden State Valkyries. Un curriculum formidabile, è evidente, ma in uno sport di squadra non può essere sufficiente una sola giocatrice con queste qualità (proprio in Grecia ha infranto il muro dei mille punti in Nazionale) e questa storia. E dunque il gruppo, i nomi di Jasmine Keys, Lorela Cubaj, Costanza Verona, Francesca Pasa, Stefania Trimboli e Olbis Futo Andrè, capaci di garantire una notevole percentuale realizzativa, un congruo numero di assist e di rimbalzi e una fase difensiva a tratti spettacolare. E anche chi ha giocato meno, come Mariella Santucci, Martina Fassina, Francesca Pan, Sara Madera, ha assicurato il proprio contributo quando è stata chiamata in causa.

LA NUOVA ITALIA

È un’Italia contemporanea, nella quale la multiculturalità costituisce un valore aggiunto, come dimostra Cubaj, nata a Terni da madre kosovara e padre albanese e anche lei con esperienze negli Stati Uniti. Oppure Keys, il cui padre, Randolph, ex stella della Nba, è arrivato in Italia dal Mississippi. O, ancora, Futo Andrè, bolognesissima ma con genitori angolani. Ciascuna di queste atlete ha una storia da raccontare. Pensate: pur di tesserare l’ala e guardia Francesca Pan, la Reyer Venezia nel 2012 assorbì l’intera squadra della Serenissima Bassano, dove lei giocava.

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IL FUTURO È OGGI

La medaglia di bronzo può dunque diventare un preziosissimo punto di partenza, considerando anche che all’Europeo non ha potuto partecipare Matilde Villa, talentuosissima ventenne che si è procurata un infortunio al ginocchio poco prima del torneo. Entrando tra le prime quattro del continente, le azzurre si sono assicurate l’accesso al torneo premondiale che si disputerà a marzo 2026: otto squadre che si affronteranno con l’obiettivo di qualificarsi per il Mondiale la cui fase finale è in programma a settembre in Germania. Non ci arriviamo dal 1994 e mai siamo saliti sul podio: il quarto posto del 1975 è il risultato migliore. La sfida è durissima, però mai come in questo momento c’è la consapevolezza che tutto sia cambiato. E che tutto sia possibile.