La teoria della "genitorialità orizzontale": una nuova (buona) pratica o l'ennesima trappola?
I bambini e le bambine collaborano alla loro stessa educazione: ecco la "genitorialità orizzontale", con il suo carico di rischi e perché no, opportunità
Chi ricorda Pippi Calzelunghe? Il celebre personaggio creato da Astrid Lindgren può essere un esempio letterario di autodeterminazione educativa: tralasciando i motivi, Pippi si è "educata da sola". Perché ne parliamo? Perché fraintendere il senso del concetto di genitorialità orizzontale è rischioso.
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In questo modello che si discosta dalla tradizionale visione "gerarchica" del rapporto genitore (adulti e adulte) / figlio (bambini e bambine) si promuove una relazione più paritaria, basata sulla collaborazione, il rispetto reciproco e la condivisione delle esperienze. I genitori non si pongono quindi come autorità superiori che impartiscono regole e insegnamenti ma come compagni di viaggio che in qualche modo crescono insieme ai loro figli e figlie.
in che senso "genitorialità orizzontale"
La parola chiave di un modello genitoriale orizzontale è, in sintesi, collaborazione, non imposizione. I genitori e i figli in linea teorica lavorano insieme per trovare soluzioni, prendere decisioni e creare un ambiente familiare armonioso perché i genitori evitano di imporre regole in modo autoritario, favorendo invece il dialogo paritario. Non sentono cioè il peso di dover educare continuamente i bambini e le bambine. Dal canto loro figlie e figli dovrebbero sviluppare autonomia e senso di responsabilità: le loro opinioni e le loro scelte vengono ascoltate e valorizzate, così che loro si sentano compresi e quindi anche responsabili.
Anche se il termine "orizzontale" richiama l’idea di uguaglianza e simmetria non significa che i genitori e i figli abbiano gli stessi ruoli o responsabilità, ma che il rapporto è improntato sulla reciprocità e sulla condivisione, piuttosto che sulla gerarchia. I genitori guidano con esempio e collaborazione, non si sovradeterminano senza dare spiegazioni solo perché sanno cosa è "meglio" per i bambini e le bambine.
un'utopia emancipatoria o un altro peso sulle spalle delle madri?
Da una prospettiva realistica, ragionata sul mondo per com'è e non per come dove dovrebbe essere, la genitorialità orizzontale rivela le sue ombre. Da una parte si tratta certamente di un passo avanti rispetto al modello autoritario, tradizionalmente patriarcale, che vede i genitori come figure di controllo e i figli come sudditi da plasmare. Dall'altra, il concetto di genitorialità orizzontale rischia di perpetuare le stesse disuguaglianze che pretende di superare, soprattutto per quanto riguarda il carico emotivo e organizzativo che grava prevalentemente sulle spalle delle donne.
L'idea che genitori e figli possano “crescere insieme” è attraente, ma chi è che garantisce che questa reciprocità non si traduca in un'ulteriore richiesta di tempo ed energia, in gran parte rivolta alle madri? Nell'immaginario sociale, è spesso la madre la figura che si immerge nella vita emotiva del bambino, che facilita la comunicazione e che rende possibile un ambiente di dialogo e collaborazione. In una società in cui la genitorialità è ancora fortemente genderizzata, la genitorialità orizzontale rischia di diventare un altro modo per amplificare il lavoro emotivo delle donne. Nelle famiglie eterogenitoriali, nel tentativo di essere genitori più empatici, meno autoritari e più partecipativi, molte donne rischiano di trovarsi intrappolate nella "gestione - non gestione" senza alcun supporto strutturale o divisione equa del carico con i padri.
Nel senso: se la genitorialità orizzontale non viene accompagnata da un cambiamento culturale che incoraggia i padri a partecipare attivamente e affettivamente rischia di diventare l'ennesimo carico sulle spalle delle donne, mascherato da "liberi tutti".
il mito di pippi calzelunghe: pro e contro per bambini e bambine
Nella vita reale, l'autodeterminazione educativa come quella di Pippi Calzelunghe è quasi impossibile. I bambini necessitano di guida, supporto e un contesto sicuro in cui crescere. Anche se Pippi ci ricorda che i bambini e le bambine possiedono una straordinaria capacità di apprendere, adattarsi e crescere attraverso esperienze, se gli adulti forniscono loro la libertà e lo spazio per farlo.
L'idea che i bambini e le bambine possano collaborare alla loro stessa educazione non è di per sé assurda, però è difficile da applicare in modo sano, se torniamo nel mondo reale. Tra gli svantaggi ovvi di una genitorialità improntata sul modello orizzontale c'è sicuramente quello di sbagliare nei metodi: un conto è collaborare all'educazione, un altro conto è lasciare i piccoli liberi di decidere su ciò che li riguarda.
Bambini e bambine possono auto educarsi? In una certa misura sì. L'idea è rivoluzionaria e certamente mette in discussione le convinzioni tradizionali circa l'educazione: un processo non più unidirezionale e che scende dall'alto. Ma nella pratica ha anche dei rischi come quello di sovraccaricare i piccoli con delle responsabilità che non sanno gestire e quello di concedere loro troppa autonomia.
I bambini sono soggetti attivi, non vasi vuoti da riempire, in quanto individui dotati di curiosità, pensiero critico (in misura crescente con l'età) e capacità di apprendimento sono perfettamente in grado di partecipare alla loro educazione ma sempre tenendo a mente che sono bambine e bambini.