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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Chi partorisce ha diritto a un'assistente alla cura per dieci giorni: succede in Olanda (qui ci sono i nonni)

Chi partorisce ha diritto a un'assistente alla cura per dieci giorni: succede in Olanda (qui ci sono i nonni)
(getty)
In Olanda esiste l'assistenza post partum inclusa nell'assicurazione sanitaria statale: si chiama "kraamzorg"
Qui siamo ferme, fermi, al welfare familiare
di Eugenia Nicolosi

La parola kraamzorg, olandese, è composta da kraam che significa "puerperio" o "periodo immediatamente dopo il parto" e zorg che significa "cura", o "assistenza". Quindi la traduzione letterale sarebbe cura del puerperio, oppure, che ha più senso: assistenza post parto.

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Cos’è la kraamzorg e cosa significa

In Olanda la kraamzorg è un’assistenza professionale a domicilio per i giorni immediatamente successivi al parto un’operatrice o un operatore specializzati nella gestione della primissima fase della maternità, entrano in casa e seguono madre e neonato nelle prime giornate dopo la nascita.

Controllano il recupero psico fisico della donna, osservano il bambino, aiutano con l’allattamento, insegnano la gestione pratica del neonato e segnalano eventuali problemi - di qualsiasi natura - a dottori e dottoresse.

Come funziona l’assistenza post parto in Olanda

Chi ha questo compito può anche assistere al parto e iniziare la sua partecipazione professionale da quel momento. La kraamzorg è, diciamo, gratis. Nel senso che è una prestazione inclusa nel pacchetto base dell’assicurazione sanitaria olandese, resta una quota obbligatoria di 5,70 euro l’ora per l’assistenza a casa. E la durata è definita da regole nazionali: subito dopo il parto, kraamverzorgende e ostetrica/o stabiliscono quante ore servono per un diritto va da un minimo di 24 ore a un massimo di 80 ore.

Nella pratica, l’assistenza si concentra di solito nei primi 8 giorni dopo la nascita, ma può estendersi fino a 10 giorni nei casi che richiedono più supporto. Le ore in sostanza dipendono dalle condizioni di madre e bambino, dall’eventuale ricovero, dall’allattamento e da possibili complicazioni. Chi la fa, appunto, non è una, un, baby sitter con il travestimento da sistema sanitario ma proprio una figura professionale che deve avere una formazione specifica.

Le operatrici e gli operatori devono essere regolarmente iscritti al registro di qualità del Kenniscentrum Kraamzorg; inoltre i contratti 2026 delle assicurazioni richiedono che i professionisti applichino il Landelijk Indicatieprotocol Kraamzorg, cioè il protocollo nazionale che decide quantità e modalità dell’assistenza.

Quanto costa la kraamzorg allo Stato

I dati ufficiali della Zorgcijfersdatabank (letteralmente la banca dati pubblica e ufficiale della Sanità nei Paesi Bassi, mentre noi non abbiamo nemmeno i dati sulle IVG) indicano per la kraamzorg costi complessivi pari a 336,1 milioni di euro nel 2021, 319,5 milioni nel 2022, 348,4 milioni nel 2023, 367,1 milioni nel 2024 e una stima di 387,2 milioni nel 2025.

Quindi si può dire che oggi il sistema vale quasi 400 milioni l’anno. Sul piano storico, la kraamzorg non nasce ieri: in Olanda esiste una tradizione lunga di assistenza puerperale professionale. Una fonte storica del settore ricorda che nel 1926 fu introdotta una formazione nazionale per le assistenti e gli assistenti post parto e un manuale professionale circolava già nel 1947.

Cosa possiamo imparare dal sistema olandese nell'assistenza post partum

Allora siamo davanti a una scelta di sistema. Ogni anno il Paese investe in questa assistenza post partum alcune centinaia di milioni di euro. È una spesa strutturale, pensata per gestire gli umori e le nuove routine nelle case nei giorni più delicati dopo la nascita.

Le conseguenze sono chiaramente concrete. Nel 2025 l’Italia è scesa a 355 mila nati e a 1,14 figli per donna, mentre nei Paesi Bassi il tasso di fecondità nel 2025 è rimasto a 1,42. Non è alto come poteva esserlo negli anni Sessanta ovviamente, ma non scende.

Sarebbe rozzo sostenere che la kraamzorg da sola spieghi questa distanza: la demografia dipende da salari, case, lavoro, tempi di vita, servizi per l’infanzia, aspettative culturali. Ma sarebbe altrettanto ingenuo fingere che l’organizzazione della cura non conti.

Contare su nonni e nonne come infrastruttura primaria significa rendere ogni figlio una trattativa privata con la disponibilità familiare. E quando una nascita dipende da incastri così precari, spesso ci si ferma a uno, oppure si rinuncia del tutto.