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I bar per bambini e bambine in Danimarca, dove l'abitudine serale è di lasciare i piccoli fuori dai ristoranti

I bar per bambini e bambine in Danimarca, dove l'abitudine serale è di lasciare i piccoli fuori dai ristoranti
(getty)

Da una parte bambini e bambine restano parcheggiati a dormire fuori dai ristoranti, dall'altra esistono caffetterie e bar solo per loro (e i genitori). Pare che in Danimarca il rapporto con l'infanzia sia ricco di contraddizioni. O forse hanno ragione loro.

di Eugenia Nicolosi

In Danimarca i bambini fanno la nanna fuori dai ristoranti mentre i genitori cenano tranquilli. E no, non è raro. Passeggiando per Copenaghen può capitare di vedere file di passeggini parcheggiati ordinatamente fuori dai bar, dai pub, dalle pasticcerie o dai ristoranti, con dentro neonati addormentati sotto piumini caldi e berretti di lana. I genitori sono dentro, a prendere un caffè, un drink o mangiare qualcosa, e ogni tanto escono a controllare che tutto sia a posto.

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Bambini e bambine parcheggiati fuori dai locali

In Danimarca non è una stranezza: è una pratica comune, accettata e persino incoraggiata. L’idea alla base è semplice (e un po’ spiazzante per chi arriva da fuori): secondo molte famiglie danesi (e ovviamente anche pediatri del posto) l’aria fredda stimola il sonno e rafforza le difese immunitarie, ma a ciò si aggiunge l'elemento socioculturale: non disturbare con i propri di figli e figlie e non essere disturbati da figli e figlie degli altri. I piccoli dormono tranquilli, mentre gli adulti godono di un momento di pausa. E nessuno, né dentro né fuori il locale, si sente infastidito. Perché gli adulti hanno bisogno di socialità, di un momento tutto per sé. 

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(getty images)

Va precisato che Copenhagen è stata classificata come la città più sicura del mondo nel 2022, motivo per cui la fiducia sociale è alta, la criminalità bassa, i passanti non rubano né molestano i neonati fuori dai locali. E se qualcuno piange? I piccoli sono osservati, anche se dall'altra parte del vetro: c'è sempre un genitore pronto a uscire.

Una dimensione questa che noi definiremmo spartana (con buona pace dei genitori italiani che tengono le finestre chiuse anche in estate) ma che si integra con un’altra faccia della medaglia: quella dei baby café.

Cosa sono i Baby café della Danimarca

Sono prima di tutti luoghi che dovremmo implementare anche noi, fermi e ferme alle ludoteche. Comunque: i baby cafè sono spazi pensati prima di tutto per i bambini e i loro genitori, come il famoso Børnekaféen all’interno dell’ostello Danhostel Copenhagen City, dove si trovano giochi, strutture in legno, tavoli a misura di bambino e perfino menu ad hoc. È un posto dove i piccoli possono correre, esplorare, arrampicarsi, urlare, colorare, e i genitori possono rilassarsi, sapendo che nessuno storcerà il naso.

Anzi, è proprio il motivo per cui sono lì. E il Børnekaféen non è un’eccezione. I baby café (o baby bar) sono abbastanza diffusi in Danimarca, dove i piccoli sono ospiti d’onore e i genitori possono rilassarsi senza doversi scusare per le grida, per i lanci acrobatici di succhi di frutta e per i giochi rumorosissimi.

In questi ambienti, il rumore fisiologico prodotto dai bambini non è un disturbo ma viene compreso come l’acustica naturale dell’infanzia, nel senso: i genitori possono socializzare, allattare, cambiare un pannolino, sorseggiare un cappuccino in un’atmosfera accogliente e perfettamente normalizzata di frastuono, manine appiccicose e bibite rovesciate sul pavimento.

Un equilibrio culturale che a noi di certo manca

Questo doppio rapporto con l’infanzia — tra autonomia e centralità, spazio privato e spazio condiviso, silenzio e gioco — racconta molto del modo danese di pensare la crescita. I bambini non sono al centro in modo totalizzante, ma vengono rispettati come individui con bisogni propri. E i genitori non devono rinunciare a vivere, socializzare o prendersi un tempo per sé.

È una filosofia educativa che si muove tra la fiducia (nessun allarme all'idea di lasciare un neonato fuori a dormire) e la cura (creare ambienti costruiti su misura per accoglierli come individui). Dove l'infanzia non è né sacralizzata né nascosta, ma semplicemente vissuta. Se in una qualsiasi città italiana lasciassimo un bambino a dormire fuori dal bar perché vogliamo goderci un gin tonic in pace i servizi sociali arriverebbero prima ancora di riuscire a ordinare il drink. Ma chi lo porta dentro attira inevitabilmente gli sguardi di rimprovero da parte di chi già immagina grida e rumori. Chi osa proporre locali e ristoranti children free viene massacrato/a dall'altra metà della popolazione – genitori e non – che registrano ogni giorno un Paese non a misura di famiglie e di bambini (nemmeno di passeggini). Forse non copieremo mai davvero i danesi ma senz'altro quella che offrono è un'occasione per riflettere: osservare come in altre culture si evolvano le abitudini e quindi anche le dinamiche sociali e familiari ci potrebbe aiutare a interrogarci su come potremmo evolverci noi, come società, come genitori e come comunità non per forza educante.