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Child free? Aggiornato alle 1 minuti di lettura

Con il bambino non si può entrare: la denuncia di una mamma verso un ristorante romano

Con il bambino non si può entrare: la denuncia di una mamma verso un ristorante romano
Locali child free: pro o contro?
 
di Alice Michielon

I locali, e in generale gli ambienti, child free, esistono da molti anni, ma la loro diffusione si è intensificata (e, in un certo senso, resa anche più “cool”) nell’ultimo periodo.

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Se ne sono rese conto, a proprie spese, anche un paio di mamme che sono state allontanate da un ristorante di Ladispoli, insieme appunto, ai propri bambini. “I bambini sono un problema. Se li potete lasciare da qualche parte, un tavolo ve lo trovo”. Tavolo che però le madri avevano preventivamente prenotato: per cinque, compresi dei posti proprio per i bambini. La madre del piccolo di 5 anni, Barbara, ha raccontato su Facebook quanto accaduto.

La denuncia social della mamma

“Avevo anche specificato dei due seggiolini, mio nipote ha un anno. Ma appena sono arrivata lì il cameriere mi ha detto che non trovava questa prenotazione”, si legge sul gruppo FB ‘Stappamamma’, piuttosto popolare tra i genitori dell’hinterland romano.
“Noi ce ne siamo chiaramente andati, nessuno può dire che mio figlio è un problema. Non escludo di presentare una denuncia ai carabinieri. Non li ho chiamati subito perché non volevo che il mio bambino si traumatizzasse, lui è molto buono”, continua a spiegare Barbara, che in effetti ha dovuto dare delle spiegazioni, successivamente, al figlio. È stato proprio il figlio a chiedere alla mamma: “Perché ce ne stiamo andando se ci sono tutti i tavoli liberi?”. 

La risposta della proprietaria del locale

La madre, con il bambino piccolo, ha voluto dissimulare: “Gli ho detto che erano tutti prenotati e che avremmo impedito a altra gente di cenare. Lui ha accettato la mia ricostruzione. Potevo mai dirgli che ‘il problema’ era lui e il cuginetto che dormiva pacificamente nel passeggino? Mi sono sentita discriminata, sono stata male”. 
Il quotidiano Repubblica, che riporta la storia, ha voluto provare a contattare la proprietaria del locale, che si è sorpresa di quanto accaduto. “Alla Tripolina non esiste. Invito la signora a chiamarmi e chiariremo tutto perché non è vero quello che sostiene. Sarà stato un malinteso, il mio personale non è mai stato ineducato. Qui facciamo le feste per i bambini. È uno scherzo? Noi accogliamo tutti. Non abbiamo mai fatto differenze di colore, età, per nulla. Non ho parole”.