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Genitori single, una realtà in crescita. Come superare lo stigma

Padre single 

Oltre un milione di famiglie con un solo genitore, numero più che raddoppiato dal 1983. La psicoterapeuta Stellato: "Decisivo non il modello familiare ma la qualità della relazione con il minore".

Dallo scorso 21 marzo anche le/i single possono presentare "dichiarazione di disponibilità ad adottare un minore straniero residente all'estero" e richiedere al Tribunale per i minorenni la dichiarazione di idoneità all'adozione. Tuttavia, la legge riconosce che l'istanza di garantire all'adottato la presenza di entrambe le figure genitoriali può ancora giustificare una preferenza per le coppie sposate nella fase di abbinamento. Tale decisione resta di esclusiva competenza dello Stato di origine del minore, mentre all'Italia spetta solo riconoscere l'idoneità ad adottare dei richiedenti. 

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Già da alcuni anni, però, in Italia, il fenomeno della monogenitorialità sta conoscendo una crescita significativa. Secondo i più recenti dati Istat, i genitori soli sarebbero più di un milione, pari al 15,8% del totale dei nuclei con figli minori. Un dato che colpisce ancora di più se confrontato con il passato: nel 1983 i genitori single erano meno di mezzo milione (468 mila, pari al 5,5% del totale), nel 2005 hanno raggiunto quota 600 mila fino ad arrivare a una cifra più che doppia oggi.

Attualmente, le mamme sole sono 900 mila (il 52,9% con un figlio, il 38,2% ne ha due e l'8,9% tre o più) e i papà single 141 mila. Tra questi ci sono persone che hanno perso il partner, chi ha scelto di crescere un figlio da solo fin dall'inizio, chi ha optato per una fecondazione artificiale e, nei casi in cui è possibile, per un'adozione in assenza di coniuge.

Lo stigma e il pregiudizio sociale

Nonostante i numeri in crescita, il genitore single deve ancora affrontare pregiudizi e stigma sociale. Come spiega la psicoterapeuta Camilla Stellato: "Una delle difficoltà è sicuramente quella relativa allo stigma e al giudizio sociale. Quindi bisognerà pensare a un lavoro sociale sicuramente".

La questione del pregiudizio non può essere affrontata solo a livello individuale: "Io credo che la questione del pregiudizio sia un tema che il singolo non può cambiare e affrontare individualmente, ci vuole una grandissima forza. Bisogna fare rete”, sottolinea Stellato. È infatti nella dimensione comunitaria che si può trovare sostegno: "Quello del pregiudizio è un problema di cui si deve occupare la società, e il singolo individualmente può fare solo un lavoro psicologico e di sostegno emotivo".

Normalizzare un fenomeno antico

La monogenitorialità, contrariamente a quanto si possa pensare, non rappresenta un fenomeno nuovo: "Le persone con una visione moralistica o cattolica, religiosa relativamente alla questione, è come se ignorassero l'esistenza del fenomeno che c'è da sempre", evidenzia Stellato. Ciò che cambia oggi è la sua normalizzazione e regolamentazione: "È un bene che venga normato a tutela del minore e a sostegno degli stessi genitori single”.

Il carico non spartito e le strategie di supporto

Una delle sfide più significative per i genitori single è gestire il "carico non spartito" delle responsabilità. "Emotivamente tutte le decisioni, le scelte, le responsabilità sono sulle spalle di una sola persona, non sono condivise”, commenta l’esperta. 

Per affrontare queste sfide, la psicoterapeuta consiglia di "appartenere ad una rete o a gruppi di supporto, quindi di inserirsi a livello informale in gruppi di genitori, ai quali appartengono anche genitori che hanno famiglie arcobaleno, genitori separati, famiglie adottive. Oltre al sostegno informale, è importante cercare reti formali come gruppi postparto, consultori, gruppi di educazione sui primi mille giorni, per ricevere sostegno, formazione ed educazione sull’educazione del bambino”.

mamma single 

L'impatto sul bambino: è davvero un problema?

Una domanda ricorrente riguarda il possibile impatto della monogenitorialità sullo sviluppo del bambino. Su questo punto, Stellato è chiara: "Per dare una risposta certa rispetto a questo tema dovremmo rifarci questa domanda fra un po', perché ad oggi non abbiamo tanti dati a disposizione".

Tuttavia, basandosi sulle ricerche esistenti, emerge che "il problema non è tanto intrafamiliare ma è più in relazione alla cultura d'appartenenza. Facciamo un esempio: se io sono l'unico bambino che ha genitori separati, soffrirò l’essere l’unico diverso dagli altri. Se altri 10 compagni hanno i genitori separati non mi succederà”. Il punto fondamentale, sottolinea Stellato, è che "non è che la famiglia con due genitori sia un fattore protettivo, lo è solo nel momento in cui la qualità che noi osserviamo all'interno di questa relazione è una buona qualità. Maltrattamento, negligenza, violenza, purtroppo avvengono nelle famiglie, indipendentemente dai genitori presenti”.

Le funzioni genitoriali non dipendono dal genere

Riguardo alla costruzione di un modello genitoriale equilibrato, la psicoterapeuta sfata un mito comune: "Questa domanda viene un po' dall'idea che ci sia funzione materna e funzione paterna, ma di nuovo anche questo è la stessa domanda che poi fanno le persone quando sono scettiche rispetto al funzionamento delle famiglie omogenitoriali”. In realtà, sottolinea Stellato, "la cosa su cui bisogna concentrarsi è la relazione col minore, che deve essere una relazione che in qualche modo garantisca lo sviluppo, quindi tutto quello che farebbero due genitori è carico di uno solo, ma sempre la stessa cosa".

Questa visione è supportata dalla ricerca: "Due studiosi veramente importanti, Papousek e Papousek, hanno visto che dentro di noi, indipendentemente dal genere, si attivano tutte quelle funzioni di cura che i cuccioli richiamano, grazie al modello dell'interpersone dell'attaccamento e dell'accudimento". Come evidenziano anche le ricerche di Fleming e Li (2002), alcune caratteristiche della genitorialità possono essere rintracciate nel nostro patrimonio genetico. I genitori nella maggior parte dei casi accudiscono il loro bambino utilizzando un repertorio di comportamenti che si sviluppano in maniera spontanea e autonoma, indipendentemente dal genere.

Verso un nuovo modello di supporto sociale

Insomma, più che concentrarsi sulle differenze tra modelli familiari, è importante "creare contesti sociali supportivi per le famiglie che hanno esigenze diverse nelle loro configurazioni, così come lo sarebbe per i genitori vedovi, così come lo sarebbe per i genitori di famiglia arcobaleno, e aiutarli a potenziare le competenze che gli servono per creare un ambiente nutriente di cura", conclude la psicoterapeuta.

La monogenitorialità rappresenta quindi non solo una realtà in crescita, ma una nuova sfida sociale che richiede un ripensamento dei nostri modelli di supporto alle famiglie. La recente normativa che permette ai single di adottare è un passo importante verso il riconoscimento di questa realtà, ma resta ancora molto da fare per superare pregiudizi e costruire una società veramente inclusiva per tutte le forme familiari.