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Generazione Beta, bambini e bambine "del futuro" sono già tra noi: come cambieranno scuola, lavoro e vecchiaia

Generazione Beta, bambini e bambine del futuro sono già tra noi: come cambieranno scuola, lavoro e vecchiaia
(getty)
È già nata la prima generazione cresciuta con l’AI ovunque e sono già state fatte previsioni sul loro futuro: la "Gen beta" vivrà un mondo che non conosciamo
di Eugenia Nicolosi

I bambini e le bambine nati oggi entrano nel mondo con un nome già pronto: Generazione Beta. Sono i nati e le nate dal 2025 al 2039, quelli che secondo il centro di ricerca australiano McCrindle saranno circa il 16 per cento della popolazione mondiale entro il 2035 e che, in molti casi, vivranno abbastanza a lungo da avere ancora cinquant’anni nel 2100

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previsioni sul futuro: bambine e bambini di domani sono tra noi

Attorno a questa generazione circolano già previsioni di natura economica e sociale: niente lauree tradizionali, niente uffici, niente pensioni, intelligenza artificiale in ogni processo fin dalla nascita. Bambine e bambini di oggi quindi cresceranno in un mondo che non conosciamo, un mondo in cui le già traballanti certezze lineari dell'ultimo Novecento saranno ancora meno solide.

La prima notizia riguarda il mondo del lavoro lavoro. La società internazionale di consulenza manageriale McKinsey non dice che tutti i mestieri spariranno, ma stima che entro il 2030 fino al 30 per cento delle ore lavorate negli Stati Uniti e il 27 per cento in Europa potrebbero essere automatizzate, con milioni di transizioni occupazionali necessarie. Che significa è presto detto: significa che molti lavori non verranno cancellati di colpo, ma smontati in pezzi: una parte rimarrà in carico alle persone, una parte ai software, una parte agli agenti artificiali che saranno sempre più in grado di scrivere e programmare.

È il Fondo monetario internazionale d'altra parte a stimare che nelle economie avanzate circa il 60 per cento dei lavori sia già esposto all’intelligenza artificiale, dove "esposto" vuol dire trasformabile: in alcuni casi aumentato, in altri ridotto, in altri ancora sostituito nelle mansioni più ripetitive o cognitive. Insomma bambine e bambini nati oggi lavoreranno ma conosceranno un’idea di "mestiere" che non c'entra nulla con quella che conosciamo noi.

lavoro, scuola e pensioni: cambierà tutto per la Gen Beta

Anche la scuola cambierà, evidentemente. La laurea come titolo e come presidio culturale non sparirà nell'arco di dieci anni ma difficilmente resterà l’unico passaporto per aprire le porte principali alle carriere. McKinsey parla già da tempo di percorsi di apprendimento più modulari, micro-credenziali, corsi brevi, certificazioni continue. Nel senso che una persona non potrà più dire che ha preso una laurea in giurisprudenza e dunque eserciterà una professione affine ma dovrà aggiornarsi, disimparare, ricominciare ogni volta che il mercato del lavoro lo richiederà. E accadrà molte volte.

Il World Economic Forum stima che entro il 2030 il 39 per cento delle competenze richieste dal mercato del lavoro cambierà e che le competenze più ricercate non saranno solo tecniche come quelle afferenti a intelligenza artificiale, dati o cyber security ma verrà molto ben valutata l'attitudine al pensiero critico e la creatività: cose che le macchine possono simulare, ma non le hanno. Saper usare l’intelligenza artificiale sarà prassi come oggi è prassi saper usare uno smartphone, ma la differenza la farà chi saprà porre alle macchine domande buone.

L’ufficio, intanto e forse per fortuna, diventerà meno centrale: si andrà in ufficio per incontrarsi, decidere, formarsi, costruire relazioni, non necessariamente per stare otto ore davanti a uno schermo che potrebbe stare ovunque nel mondo. Per la Generazione Beta il lavoro non sarà legato in modo naturale a una scrivania, al timbro del novecentesco cartellino o a un badge ma sarà più mobile, più misurato per obiettivi, più esposto alla competizione globale e forse, ahinoi anzi aholoro, più fragile nei confini tra tempo libero e tempo produttivo di quanto non lo sia già il nostro.

vivranno molto a lungo, ma dovranno organizzarsi

Poi c’è la questione più delicata: la vecchiaia. Bambine e bambini nati oggi potrebbero vivere molto più a lungo dei loro nonni e bisnonni, ma questo non significa automaticamente che vivranno meglio. McKinsey segnala che il calo della natalità e l’aumento della longevità stanno riducendo il rapporto tra persone in età lavorativa e anziani. Entro il 2050 il peso economico dell’invecchiamento sarà molto più alto per i sistemi pubblici, comprese le pensioni, significa che la Generazione Beta potrebbe dover lavorare più a lungo, cambiare più spesso attività, integrare redditi diversi, accumulare risparmio privato. Le tappe saranno molto meno fisse di quanto non lo siano già per millennial, gen z e gen alpha. Studio, lavoro, casa, pensione: l’ordine classico non sarà più garantito

Come vivranno, dunque, i bambini e le bambine nati oggi? Vivranno più a lungo, probabilmente più connessi, forse più soli se non sapremo - sapranno - costruire comunità vere attorno a loro. Studieranno più spesso, lavoreranno in modi più intermittenti, cambieranno ruolo molte volte, vedranno mestieri nascere e morire nello spazio di pochi anni. Cosa possiamo fare noi? La vera eredità da lasciare alla Generazione Beta non sarà un elenco di competenze tecniche, perché quelle invecchieranno in fretta, semmai è l'elasticità e la prontezza a imparare sempre cose nuove e soprattutto a restare umani.