Ho deciso di fare un figlio con il mio migliore amico (e allinearmi al trend globale del "coparenting")
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Il coparenting è nei fatti una collaborazione nel "parenting", cioè crescere un figlio, una figlia, con qualcuno che non è il nostro partner e che si trova sui social o sulle app dedicate. Ed ecco che fare un bambino con il migliore amico gay non sembra più così allucinante.
Quando è uscito il film Sai che c'è di nuovo con Madonna e Rupert Everett era il 1990: si arrivava ai titoli di coda con un misto di fascinazione e stupore perché ancora le nostre vite non erano state stravolte da app, pandemie, social. E oggi, all'indomani della pandemia, i social e le app servono a trovare un partner per fare da co-genitore al bambino che si desidera.
perché aspettare di innamorarsi se esiste il coparenting?
Nel coparenting la genitorialità è senza coppia: un contatto su Facebook, un amico di lunga data, una persona affidabile ma a cui non si è legate. La scelta di avere e crescere un figlio insieme a una persona con cui non si ha una relazione romantica sta vivendo una fase di hype alimentata da trasformazioni culturali e cambiamenti sociali ma anche da app che facilitano l’incontro tra aspiranti genitori. Si legge sul New York Times che esiste per esempio "Modamily": piattaforma che mette in contatto persone che vogliono creare una famiglia attraverso diverse modalità, dal dating tradizionale alla donazione di sperma fino al coparenting platonico.
Insomma se si cerca qualcuno con cui condividere la responsabilità genitoriale si trova sempre il modo e non è necessariamente costruirci attorno una relazione sentimentale.
Ma per comprendere il boom del coparenting bisogna partire da un dato: il modello classico della famiglia (con buona pace dei conservatori) è da tempo in trasformazione, per non dire che è in piena crisi. Negli ultimi decenni si sono registrate alcune tendenze globali chiarissime, dal ritardo dell’età media alla genitorialità all'aumento delle persone single (soprattutto donne), fino alla crescente autonomia economica e sociale delle donne o, ancora, alla diffusione delle tecnologie riproduttive. E tutto è collegato.
Secondo studi sociologici sulla trasformazione della famiglia nelle società occidentali l’istituzione familiare è entrata in una fase di "individualizzazione": le persone costruiscono percorsi affettivi e familiari più flessibili e meno vincolati alle norme tradizionali. Il desiderio di avere figli però non è diminuito. Ciò che è cambiato è la possibilità di averne e di conseguenza il modo in cui quel desiderio viene realizzato.
creare una famiglia tra persone single, in amicizia
Molte persone oggi non vogliono rinunciare alla genitorialità solo perché non hanno trovato il partner romantico giusto o perché non desiderano una relazione sentimentale stabile. Il coparenting nasce proprio in questo spazio. E uno degli aspetti più interessanti è che la genitorialità diventa il punto di partenza, non la conseguenza di una relazione o una tappa preordinata e non ragionata.
Nelle coppie tradizionali il percorso è spesso all'inverso: incontro romantico, relazione stabile, decisione di avere figli. Nel coparenting è il desiderio di diventare genitori a innescare la ricerca di un partner genitoriale adatto a fare il genitore. Questo significa che molte persone coinvolte in progetti di coparenting discutono molto di più e molto più dettagliatamente di questioni che invece nelle coppie emergono solo con il tempo. Per esempio le modalità di educazione, la divisione del tempo di cura, la gestione economica o le scelte rispetto alla scuola e ai valori culturali da trasmettere al bambino, alla bambina.
La crescita del fenomeno sarebbe impensabile senza la dimensione digitale. Così come le app di dating hanno trasformato il modo di incontrarsi, le piattaforme di coparenting stanno creando un nuovo tipo di matching riproduttivo. Si condividono informazioni genetiche e sanitarie, come lo stile di vita o la (importantissima) visione della genitorialità, oltre a disponibilità geografica e alle aspettative sulla relazione tra genitori.
In questo modo la scelta del partner genitoriale diventa quasi una selezione razionale basata sulla compatibilità, più simile a un progetto di collaborazione che a una relazione romantica. E forse funziona proprio per questo.
Il fenomeno pare abbia registrato un'impennata dopo la pandemia. Molte persone hanno iniziato a chiedersi se aspettare la relazione perfetta fosse davvero l’unica strada per costruire una famiglia e c'è chi si è risposto, risposta, di no. Allora contrariamente a uno stereotipo diffuso, il coparenting non riguarda solo persone single che non riescono a trovare un partner o le persone queer che biologicamente non possono avere figli.
Alcuni progetti di coparenting nascono tra amici che si conoscono da anni e che decidono di condividere la responsabilità di crescere un figlio o una figlia ma anche persone che sono state una coppia ma che vivono la genitorialità oltre la relazione.
La società deve adeguarsi al coparenting (?)
Anche se le famiglie non tradizionali sono sempre più diffuse, resiste la credenza che figli e figlie debbano essere "frutto dell'amore" tra due persone.
In molte società il modello della coppia rimane il riferimento dominante e il coparenting è ovviamente una sfida diretta a questa norma. Il cambiamento però è in atto ed è più profondo: separare amore e famiglia è giusto anche per liberare quelle coppie che si amano ma non vogliono figli o che non si amano più, ma hanno figli.
Il vero significato del boom del coparenting è quindi culturale. La società occidentale ha imposto l’amore romantico come fondamento della famiglia e oggi questo legame si sta allentando. La genitorialità può nascere da mille circostanze diverse e la famiglia sta diventando un’istituzione più intenzionale e meno forzata dalle pressioni sociali. Il coparenting allora rappresenta una delle manifestazioni più radicali di questa trasformazione: una famiglia che nasce non da un colpo di fulmine, ma da una scelta condivisa. E forse era anche ora che succedesse.
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