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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Estate da migliaia di euro o bambini annoiati: la falsa alternativa del "kids rotting"

Bambina annoiata
Bambina annoiata  (getty images)

Campi estivi sempre più costosi, genitori in difficoltà e un nuovo trend che promette di risolvere tutto con il "non fare niente". Ma la pedagogista avverte: "È più complicato di così".

di Giulia Cimpanelli

È bastato un articolo del New York Times per scatenare l’ennesimo dibattito (questa volta globale) sull'estate dei bambini. "Kids rotting" - letteralmente "far marcire i bambini" - è il termine che ha invaso i social media e i media negli ultimi mesi, diventando il simbolo di una presunta rivoluzione educativa (o dis-educativa) estiva. Ma dietro questo neologismo anglosassone si nasconde una confusione semantica che rischia di creare più danni che benefici.

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Il boom mediatico di un concetto frainteso

"Il problema grandissimo è la confusione e l'analfabetismo funzionale di un sacco di persone - spiega Elena Cortinovis, pedagogista e formatrice -. Sono usciti davvero centinaia di articoli partendo da queste due parole chiave e si è perso completamente di vista di cosa stiamo parlando".

La proliferazione di contenuti sul tema ha infatti generato una vera e propria torre di babele comunicativa. Da un lato, il concetto originale nato dalla cronaca del quotidiano americano descriveva una problematica sociale reale: bambini letteralmente "abbandonati" davanti a dispositivi digitali durante le vacanze estive. Dall'altro, la macchina mediatica - complice anche TikTok - ha trasformato il termine in una sorta di manifesto positivo per genitori che scelgono di non riempire l'estate dei figli con attività strutturate.

Le due facce del "marcire"

Il termine "kids rotting" nasce infatti con un'accezione negativa, collegata al fenomeno del "brain rotting" - il deterioramento cognitivo causato dall'esposizione prolungata a contenuti digitali di scarsa qualità. "Inizialmente questi due termini indicavano un problema sociale da salvaguardare - continua Cortinovis -. Attenzione genitori: tempo libero a casa non significa riempire questo tempo di tecnologia".

La metamorfosi semantica è avvenuta gradualmente, trasformando il "marcire" da allarme sociale a presunta strategia educativa. Questa trasformazione ha però creato un pericoloso equivoco: molti genitori hanno interpretato il kids rotting come un lasciapassare per l'inattività totale, quando in realtà il concetto originario metteva in guardia proprio contro questo rischio

Bambina con tablet
Bambina con tablet  (getty images)

La realtà economica delle famiglie

Il fenomeno del kids rotting si inserisce in un contesto economico molto concreto. Negli Stati Uniti, una famiglia con tre figli può arrivare a spendere fino a 40.000 dollari per otto settimane di attività estive. In Italia, secondo alcune stime, otto settimane di campi diurni e residenziali per tre bambini potrebbero costare quasi 10.000 euro, contro i 1.200 euro degli oratori parrocchiali. "Spesso in questi articoli ci si dimentica di una categoria di genitori che sono quelli che non fanno smart working - osserva la pedagogista -. Se tu alle otto del mattino devi andare in ufficio e torni alle diciotto e non hai nonni e non hai nessuno ai quali lasciare i bambini, devi per forza iscriverli da qualche parte".

L'importanza scientifica della noia

Oltre la confusione mediatica, esiste però un nucleo di verità scientifica nel discorso sulla noia infantile. "Dal punto di vista cognitivo, il bambino ha bisogno di arrivare in un momento in cui dice 'non so cosa fare' - spiega Cortinovis -. Questo causa a livello cognitivo un attivamento di tutto quello che è creatività, scoprire i propri interessi, quindi anche conoscersi meglio, attivare il sistema di problem solving".

La noia, però, non è semplicemente l'assenza di attività. Richiede un accompagnamento attento da parte dell'adulto e un ambiente privo di stimoli digitali. "Annoiarsi significa non avere device, significa essere in un ambiente ricco o povero di giochi - non è quello che fa la differenza", precisa la pedagogista.

Il ruolo dell'adulto: tra frustrazione e crescita

Non è tanto il bambino, quanto l'adulto che deve imparare a gestire la noia dei figli. "Alcuni genitori riescono a dire 'gestiscitela tu' e questo è un grande atto di attenzione, non è un atto di mancanza di cura - sottolinea Cortinovis -. Ma in realtà nella maggior parte dei casi i genitori si arrabbiano alla prima lamentela del bambino e, invece di spronarli ad attivare l'inventiva, li rimproverano e accendono la tv o il tablet"

La gestione della noia infantile richiede infatti un training specifico, sia per i bambini che per i genitori. "Non si può pretendere che un bambino abituato per anni al tablet sappia improvvisamente autogestirsi - aggiunge l'esperta -. Non possiamo pensare a questo tema solo in estate. Se tuo figlio ha sei anni e per sei anni è stato abituato ad avere il tablet per riempire i momenti di noia, sarà molto più difficile per lui e anche per il genitore".

Strategie pratiche per una noia costruttiva

La pedagogista fornisce alcuni consigli concreti per trasformare la noia in opportunità:

Allenamento graduale: iniziare con piccoli momenti di noia strutturata, anche solo cinque minuti al ristorante con tre stuzzicadenti, chiedendo al bambino cosa può inventare.

Aspettative realistiche: un bambino di due anni non può gestire autonomamente due ore di noia, mentre uno di sei anni deve essere progressivamente allenato.

Comunicazione empatica: parlare col bambino, incoraggiarlo con frasi tipo: "Capisco che sei annoiato, è vero, la noia a volte è difficile, ma sono sicura che tirerai fuori tante idee divertenti e interessanti".

Rinforzo positivo: valorizzare i momenti in cui il bambino riesce a inventare giochi autonomi, senza premi materiali ma con riconoscimento verbale.

Tolleranza del disordine: permettere ai bambini di esplorare creativamente anche se questo comporta un po' di disordine in casa.

Oltre la polarizzazione

Il dibattito sul kids rotting rischia di polarizzarsi tra chi lo considera una moda per genitori pigri e chi ne fa una bandiera contro l'iperattivismo educativo. La realtà è più complessa e sfumata. Non esiste una ricetta universale per l'estate dei bambini. Ogni famiglia deve trovare il proprio equilibrio tra necessità pratiche, possibilità economiche e bisogni evolutivi dei figli. "L'importante - conclude Cortinovis - è non farsi travolgere dalle "mode" e mantenere lo sguardo sui bisogni reali dei bambini: quello di annoiarsi costruttivamente, di essere accompagnati nella gestione delle emozioni, di crescere in un ambiente che stimoli la creatività senza sovrastimolare".

I momenti di noia non sono né una rivoluzione educativa, né una forma di trascuratezza. Serve semplicemente il riconoscimento che anche il "non fare niente" può essere, se ben gestito, un'attività educativa di valore.