Oltre il 10% dei ragazzi dipende dai social: arriva la task force di docenti formati per intercettare il disagio
Un master universitario forma insegnanti capaci di riconoscere i segnali di dipendenza digitale tra gli studenti. Il progetto, primo in Italia, nasce per rispondere a un'emergenza crescente: uno studente su quattro dichiara difficoltà a limitare l'uso dello smartphone
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Diciotto insegnanti come sentinelle del disagio digitale. È questo il cuore del progetto lanciato da Fondazione CR Firenze in collaborazione con l'Università di Firenze e l'Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana: una vera e propria "task force" di docenti che, al termine di un percorso di alta formazione, saranno in grado di riconoscere precocemente i segnali di dipendenza digitale tra gli studenti e intervenire con strumenti educativi mirati.
La Fondazione ha messo a disposizione 18 borse di studio per consentire ad altrettanti insegnanti di dieci istituti primari e secondari della Città Metropolitana di Firenze di accedere gratuitamente al Master di II livello "Clinica e assessment delle dipendenze comportamentali" dell'Università di Firenze, attualmente l'unico percorso universitario in Italia specificamente dedicato alle dipendenze non legate all'assunzione di sostanze.
Un'emergenza silenziosa che cresce tra i banchi
I numeri parlano chiaro. In Italia, 53,92 milioni di persone utilizzano uno smartphone e 43 milioni sono attive sui social media. Tra i giovani dai 14 ai 29 anni, le piattaforme più usate sono WhatsApp e YouTube. Ma è tra i più piccoli che la situazione desta maggiore preoccupazione: studi condotti dal Laboratorio di Psicologia della Salute dell'Università di Firenze rivelano che tra il 4% e il 5% degli studenti reclutati nelle scuole riferisce difficoltà nel regolare l'uso dei social media, con conseguenze sulla capacità di portare avanti le attività quotidiane. Un giovane su quattro dichiara difficoltà a limitare l'utilizzo dello smartphone, anche quando questo comporta conseguenze negative.
"Nel suo ruolo di osservatorio sul territorio, la Fondazione ha attenzionato il tema delle dipendenze digitali che rappresenta senza dubbio una spia del disagio delle giovani generazioni", afferma Maria Oliva Scaramuzzi, Vice Presidente di Fondazione CR Firenze. "Con queste borse di studio abbiamo scelto di investire sulla formazione dei docenti per renderli 'capaci' di intercettare il malessere dei giovani direttamente nel luogo deputato all'educazione, la scuola".
Riconoscere i segnali: una competenza che si può apprendere
Ma come si riconoscono i sintomi di un disagio derivante dall'eccessiva esposizione al digitale? E soprattutto, un insegnante può davvero fare la differenza? "È una bella idea perché si parla di dipendenza digitale e non solo di cyberbullismo", commenta Ivano Zoppi, segretario generale di Fondazione Carolina, ente dedicato alla memoria di Carolina Picchio e impegnato nella prevenzione del cyberbullismo e dei rischi della rete. "È importante concentrarsi sulla formazione e sulla dimensione educativa del corpo docenti. Si tratta sicuramente di un'esperienza interessante, capiremo dai risultati se è un modello condivisibile".
Il Master fiorentino prevede 250 ore di didattica e 150 ore di tirocinio, con l'obiettivo di fornire agli insegnanti competenze concrete per il riconoscimento precoce delle principali forme di dipendenza. Durante il percorso verranno forniti strumenti operativi per progettare interventi orientati all'educazione digitale e alla sensibilizzazione dei giovani all'automonitoraggio dell'uso dei dispositivi. I docenti coinvolti provengono da dieci istituti, permettendo così di intercettare circa 10mila studenti.
L'importanza della continuità educativa
Zoppi, però, mette in guardia da un rischio: "Dobbiamo stare attenti a non lanciare tante iniziative che non garantiscano la continuità educativa che serve. Se non parliamo tutto l'anno, sistematicamente, con questi ragazzi è un problema. Non devono essere cose spot ma qualcosa di sistematico, inserito all'interno del sistema". Un richiamo supportato anche dalla normativa: le leggi 71 del 2017 e 70 del 2024 prevedono espressamente formazione continua per gli insegnanti. "Mi auguro che questo percorso porti davvero a riconoscere i segnali, che si parli di tutte quelle che sono le problematiche legate al digitale", prosegue Zoppi. "Sarebbe consono farlo già con gli insegnanti della primaria, perché a 7 anni i bambini hanno già in mano questo strumento".
Oltre il divieto: costruire una cultura digitale
Il tema è particolarmente attuale: mentre si discute di vietare i social fino ai 15 anni, Zoppi sottolinea che "non servono solo le leggi, bisogna creare una cultura. Dare a un bambino di 7, 8, 9 anni un cellulare in mano significa dargli qualcosa che non sa governare".
La formazione dei docenti rappresenta quindi un tassello fondamentale, ma non l'unico. "In Italia ci sono tante iniziative che portano forse a un inizio di consapevolezza sul fatto che il problema vada affrontato in modo più strutturale", osserva il segretario di Fondazione Carolina. "Oltre agli insegnanti, metterei anche educatori, allenatori, genitori. Ci stiamo avvicinando al Safer Internet Day, ma poi che succede dal giorno dopo? Continuiamo a parlarne? E l'estate, che è il periodo in cui i ragazzi hanno molto più tempo per il digitale, non se ne parla più?".
I segnali da non sottovalutare
La ricerca scientifica ha ormai evidenziato quali sono i campanelli d'allarme. Già nei primi anni di vita, l'esposizione agli schermi mostra effetti misurabili: 30 minuti in più al giorno di dispositivi digitali possono raddoppiare il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini sotto i 2 anni; ogni ora aggiuntiva di schermo riduce il sonno di circa 15 minuti nei bambini tra i 3 e i 5 anni.
Negli adolescenti, i segnali diventano più complessi. Secondo studi recenti, oltre il 10% dei ragazzi mostra valori che indicano dipendenza dai social network, con le ragazze particolarmente vulnerabili. Si osserva inoltre una relazione inversa tra il tempo trascorso sui social e l'intelligenza emotiva: oltre le due ore quotidiane, la capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni tende a diminuire.
Altri indicatori includono l'isolamento sociale, il calo del rendimento scolastico, disturbi del sonno (l'89% degli adolescenti dorme con il cellulare in camera), irritabilità quando non si può accedere ai dispositivi, e nei più piccoli, ritardi nel linguaggio e nell'attenzione. Per le ragazze, emerge anche una maggiore insoddisfazione corporea legata all'uso di piattaforme come Instagram, TikTok e Pinterest.
L'intelligenza artificiale: una nuova sfida educativa
Ma c'è un tema emergente che preoccupa ancora di più gli esperti: l'intelligenza artificiale. "È prioritario parlare di AI", avverte Zoppi, "capendo che non solo li aiuta a fare i compiti, ma è diventata un compagno di vita in cui trovano risposte che il mondo degli adulti non dà. Abbiamo previsto laboratori e attività sull'AI legato ad aspetti emotivi: i ragazzi si affidano all'intelligenza artificiale per la sfera emotiva e sessuale". L'obiettivo, secondo Fondazione Carolina, deve essere trasmettere il concetto che "la tecnologia è uno strumento utile ma che, come ogni strumento, può procurare danni e va usato con intelligenza. Il mondo adulto deve essere presente e dare l'esempio. L'80% dei genitori non vede nella tecnologia un problema: questo sta creando situazioni pericolose".
Un modello replicabile
Il progetto fiorentino nasce proprio per rispondere a questa emergenza e alla carenza di strumenti specifici nelle scuole. "I giovani sono immersi in un mondo digitale che offre loro tante potenzialità, ma che può generare anche forme di disagio, soprattutto se l'esposizione è troppo precoce o prolungata", spiega la rettrice dell'Università di Firenze Alessandra Petrucci. "È importante saper individuare questi segnali in maniera tempestiva. Per questo abbiamo attivato un percorso di alta formazione, unico nel suo genere, rivolto agli insegnanti che, per primi, sono chiamati a intercettare i segnali di malessere dei ragazzi".
L'iniziativa è pensata per essere scalabile: il modello potrebbe essere replicato in altre città italiane, creando una rete nazionale di docenti formati sulla prevenzione delle dipendenze digitali. Come sottolinea Luciano Tagliaferri, Direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, "le competenze digitali nella società della conoscenza sono considerate strategiche per rispondere alle sfide della contemporaneità e sviluppare sistemi di istruzione e formazione innovativi e inclusivi".
La prevenzione parte dalla consapevolezza
Il successo del progetto dipenderà dalla capacità di integrare questa formazione in un approccio educativo permanente. Non basta formare i docenti: serve coinvolgere tutta la comunità educante, dai genitori agli educatori sportivi, in un dialogo continuo che accompagni bambini e ragazzi verso un uso consapevole e equilibrato della tecnologia.
Come ricorda la Società Italiana di Pediatria: ogni anno guadagnato senza digitale è un investimento sulla salute mentale, emotiva, cognitiva e relazionale dei bambini. L'obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma restituire ai giovani tempo per annoiarsi, muoversi, giocare e dormire, con la consapevolezza che la presenza e l'esempio degli adulti restano la prima forma di prevenzione digitale.
In questo scenario, il progetto di Fondazione CR Firenze rappresenta un passo concreto verso un'educazione digitale che non si limiti a vietare, ma che sappia accompagnare, riconoscere e prevenire. Perché, come conclude Zoppi, "vorremmo trasmettere il fatto che la tecnologia va usata con intelligenza, e per farlo il mondo adulto deve essere presente e deve essere il primo a dare il buon esempio".
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