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Aggiornato il: 7 minuti di lettura

Dalia ha 12 anni e uno zio che abusa di lei. Senza educazione sessuo-affettiva non saprà chiedere aiuto

Educazione sessuo affettiva in una scuola media
Educazione sessuo affettiva in una scuola media  (getty images)

Otto Ordini regionali degli Psicologi insorgono: "Così lasciamo i bambini soli di fronte agli abusi". Le scuole che da anni portano avanti questi progetti sono nel caos: "Riceviamo solo ringraziamenti dai genitori e ora ci fermano". Mentre il dibattito infuria tra chi teme "l'ideologia gender" e chi denuncia: "I nostri figli hanno accesso illimitato a Pornhub, ma secondo voi il problema è la psicologa a scuola?"

di Giulia Cimpanelli

Nel giorno dell'ennesimo femminicidio in Italia, lo scorso 14 ottobre, la Commissione Cultura della Camera ha approvato un emendamento che vieta l'educazione affettiva e sessuale nelle scuole primarie e medie.  Parlare di emozioni, rispetto reciproco e sessualità a scuola è sempre più difficile. Il disegno di legge “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico” impone alle scuole di condividere preventivamente con le famiglie tutti i materiali dedicati all’educazione sessuo-affettiva, e ne vieta la trattazione fino alle medie.
Otto Ordini regionali degli Psicologi – da Emilia-Romagna a Sicilia – lanciano l’allarme: “Così si privano bambini e ragazzi di strumenti fondamentali per crescere in modo consapevole e sicuro”.

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Mentre la politica discute di consenso e controllo, chi lavora ogni giorno con gli studenti parla di un rischio concreto: lasciare i più giovani senza una guida in un mondo che, tra web, immagini e modelli distorti, non aspetta che nessuno.

"Limitare o escludere queste attività significa privare le giovani generazioni di strumenti fondamentali per comprendere e gestire i cambiamenti fisici ed emotivi legati alla crescita", affermano gli Ordini degli Psicologi. "La letteratura scientifica e le principali istituzioni internazionali - Oms, Unesco, Parlamento Europeo - concordano nel ritenere che la sessualità costituisca una dimensione relazionale, affettiva ed emozionale dell'essere umano, soggetta a maturazione progressiva durante l'infanzia e l'adolescenza. Un'educazione sessuo-affettiva adeguata all'età contribuisce a promuovere comportamenti relazionali sani, a prevenire fenomeni di bullismo, violenza di genere e uso distorto dei media digitali, e a rafforzare le competenze emotive e sociali di bambini e adolescenti".

Gli psicologi sottolineano che "intervenire precocemente su tali dinamiche permette di agire in modo preventivo ed efficace sull'insorgenza di nuclei relazionali disfunzionali, prima che si trasformino in veri e propri atti di prevaricazione e maltrattamento".

Cosa significa fare educazione affettiva: la voce di chi lavora nelle scuole

Martina Mazzoleni è psicoterapeuta infantile e da anni conduce progetti di educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole, dal nido fino alla terza media. "L'idea che secondo me spesso è traviata e fuorviante, e che spesso mi trovo a dover tranquillizzare i genitori rispetto a questo, è che parlare di affettività e sessualità non significa inculcare delle idee, non significa fare politica, non significa dover anticipare troppo degli argomenti che vengono ritenuti non adatti ai bambini", spiega Mazzoleni. "Significa invece stare sulle loro domande, stare sulle esperienze che vivono e dare delle informazioni corrette scientificamente, andando ad ampliare tutta quella parte di competenze relazionali, perché poi di fatto l'affettività è questo: la capacità di stare a contatto con le proprie emozioni, stare in relazione con le emozioni degli altri e allenare tutte le competenze relazionali".

Il lavoro parte dalle emozioni già con i bambini molto piccoli. "Alle elementari il lavoro sull'affettività parte dalle emozioni: cosa sento io nel corpo, come riconosco le mie emozioni, come queste mie emozioni vengono trasformate in comportamenti che agiscono poi in relazione con gli altri", racconta la psicoterapeuta. "Che cos'è l'empatia, che cos'è l'assertività, la capacità di dire di no, che cos'è il consenso banalmente, ma proprio non a livello sessuale, ma proprio a livello relazionale: vuoi giocare con me? No, va bene, io quel no lì lo posso accettare".

Uno degli esercizi che Mazzoleni propone alle elementari è particolarmente significativo: il gioco della giusta distanza. "Faccio mettere su due file i bambini, uno di fronte all'altro e chiedo a uno di muoversi verso l'altro e l'altro deve dire stop quando sente che il compagno è alla giusta distanza per lui. Significa che con alcuni compagni magari gradirò una vicinanza più ristretta, con altri invece vorrò avere una maggiore distanza". È un modo concreto per insegnare il rispetto dei confini personali. "È bellissimo perché in realtà i bambini poi ti dicono: ma io non lo sapevo che potevo dire di no - racconta Mazzoleni -. C'è molto l'idea che venga confusa il consenso con la maleducazione: se dici di no, se non vuoi l'abbraccio, se non vuoi il bacio sei maleducato. Invece no, è semplicemente l'avere comunque rispetto di quelli che sono i bisogni e le esigenze di ciascuno".

Per quanto riguarda la sessualità vera e propria, la psicoterapeuta spiega che "si parte in quinta elementare iniziando da cosa è il cambiamento, che cos'è la pubertà, come funzionano gli organi genitali, cosa sono le mestruazioni eccetera. Si intraprende questo argomento verso la quinta elementare perché è molto associato a scienze".

E sulla comunicazione nei confronti dei bambini non transige: "I bambini hanno un bisogno estremo di essere trattati in modo decente, di non essere trattati da parsone che non capiscono. Se Le cose vanno spiegate. Con le giuste parole, ma non devono essere tenuti all’oscuro".

La paura principale dei genitori? "Il problema di tanti genitori rispetto relativo a queste tematiche è proprio questo: fa paura poter spiegare ai bambini qualcosa che o non si condivide o non si conosce. Senza comprendere che però il vero lavoro da fare è quello dell'accettazione di sé, della scoperta della propria identità come persone, che riguarda tutti in maniera indiscriminata. E per farlo serve una figura professionale che sappia guardare a 360 gradi quella che è l'evoluzione delle emozioni di un bambino".

Le scuole: "Ci tolgono una parte fondamentale della nostra funzione"

L’istituto comprensivo Tito Speri-Quintino Di Vona di Milano conta oltre 1.100 studenti tra primaria e secondaria di primo grado e porta avanti da oltre un decennio progetti di educazione all'affettività. Ora è in sospeso, in attesa di capire come evolverà la situazione normativa.

"Finora non c'erano particolari blocchi al fatto che una scuola, all'interno della propria progettazione, della propria offerta didattica formativa, inserisse qualcosa che avesse a che fare con laboratori o interventi anche di esperti esterni sull'affettività, sulla sessualità, sulla gestione delle relazioni, la crescita dei sentimenti, ovviamente declinato sulle fasce d'età", spiega la dirigente Maria Chiara Grauso. Nel comprensivo Di Vona-Speri il progetto affettività prevede 2-3 appuntamenti annuali per classe, con esperti esterni che entrano nelle classi per attività laboratoriali "molto mirate e tarate sull'età degli alunni, basate sulla relazione, sul dialogo, sui giochi di ruolo. Si cerca di costruire quella che è una sana possibilità relazionale dal punto di vista affettivo. Si smontano gli stereotipi negativi o i pregiudizi, laddove se ne rilevano, e si cerca di ricostruire in una maniera dialogante e condivisa quelli che sono i corretti capisaldi nella costruzione del rapporto con l'altro".

Studenti
Studenti  (getty images)

La dirigente sottolinea che non si tratta solo di educazione sessuale:  "Il progetto si chiama Affettività in senso lato, proprio perché si pone e si sviluppa come una sorta di "bussola" verso il riconoscimento di tutta una vasta gamma di emozioni, sensazioni, nuovi sentimenti etc... Con un accompagnamento mirato e competente ci si augura di riuscire a dotare i nostri alunni di strumenti adeguati per la gestione di qualsiasi tipologia di "affetto" possa riguardarli: in senso "verticale", nei confronti del mondo adulto che li circonda: genitori, famiglia allargata, docenti, educatori, e in senso "orizzontale" tra i pari: con i compagni maschi, con le compagne femmine, dunque nel confronto con l'uguaglianza di genere e la diversità di genere".

I risultati, secondo Caruso, sono evidenti: "In momenti di particolare difficoltà che un alunno può trovarsi a vivere nel suo percorso di crescita per mille ragioni: problematiche familiari, tra pari, o altro, la presenza di figure di riferimento, legate al contesto scolastico e concretamente presenti nell'ambiente che, di fatto, rappresenta per loro una seconda casa, nel nostro caso, ha consentito spesso l'identificazione più veloce del problema e la conseguente attivazione di una task force di risoluzione. Se un esperto esterno è avvicinato, grazie al rapporto di fiducia e confidenza che viene a instaurarsi, e riesce a raccogliere una confidenza significativa e la richiesta di un aiuto, è chiaro che il modo in cui la scuola può entrare in azione, coinvolgendo le famiglie ed eventualmente altri soggetti interessati, è un modo molto più tempestivo ed efficace, finalizzato alla risoluzione del disagio manifestato attraverso una presa in carico condivisa".

Sul nuovo emendamento la dirigente è categorica: "Il principio che guida l'emendamento in questione, secondo cui la scuola è tenuta a chiedere il permesso alle famiglie (consenso informato) per poter fornire questa tipologia di contenuti formativi agli alunni è, a mio avviso, di estrema gravità. Credo che la scuola pubblica non possa e non debba sottostare al volere delle famiglie in tema di educazione e formazione; sono convinta che contenuti del genere, infatti, esulino da convincimenti o esigenze familiari. Si tratta di tematiche di estrema importanza, che hanno incidenza civica e ricadute sociali non trascurabili. L'Italia, possiamo dirci, è già in ritardo su questi aspetti, dato che non esiste una offerta formativa curricolare stabile sulle tematiche di affettività e sessualità, e con quest'azione, purtroppo, il timore è che si indietreggi ulteriormente".

E sull'importanza di intervenire anche alla primaria, la dirigente non ha dubbi: "La preadolescenza si abbassa sempre di più come età anagrafica. Noi lo riscontriamo quotidianamente. C'è questa "adultizzazione" precoce, anche inadeguata, che si manifesta spesso, un po' perché gli stimoli a cui sono sottoposti anche i giovanissimi ad oggi sono tanti, un po' perchè manca un controllo genitoriale capace di preservare adeguatamente la sfera dell'infanzia. Già nelle classi conclusive della Primaria, parlo della quarta e della quinta classe, sono presenti moltissime dinamiche relazionali che potrebbero essere accompagnate di più e meglio".

La dirigente conclude con una riflessione amara: "Nei prossimi giorni a scuola ci sarà la tradizionale presentazione del progetto Affettività alle famiglie della secondaria di primo grado, insieme al mio staff ho deciso di farla lo stesso. La speranza è che tutto possa, anche per quest'anno scolastico, procedere come sempre, e così per quelli a venire. Il riscontro d'altra parte, anche e soprattutto dalle famiglie coinvolte, è più che positivo: a fine anno, in conclusione di progetto, ricevo sempre moltissime mail di ringraziamento, segno che i tempi sono maturi per una stabilizzazione dell'Affettività anche a livello disciplinare, accade che i cittadini qualche volta dimostrino di essere più "avanti" dei loro governanti".

Genitori divisi: tra paure ideologiche e urgenza educativa

Il dibattito tra i genitori riflette una profonda spaccatura. Da un lato ci sono le famiglie preoccupate che la scuola possa "inculcare ideologie" ai propri figli, come testimoniano le richieste di rassicurazione ricevute dalla psicoterapeuta Mazzoleni: "L'altro giorno una mamma  mi ha scritto che voleva essere rassicurata sul fatto che non venissero imposte delle ideologie rispetto all'omosessualità, rispetto all'identità di genere". Secondo i sostenitori del divieto, l'educazione su questi temi dovrebbe rimanere esclusivamente nelle mani delle famiglie, senza interferenze da parte della scuola pubblica.

Dall'altro lato ci sono genitori e attivisti che denunciano l'ipocrisia di chi vuole nascondere la realtà ai bambini in un'epoca in cui hanno accesso illimitato a contenuti online. Le parole del Sabbatico, padre a tempo pieno molto seguito sui social, sono emblematiche: "Dovremmo sapere che un bambino di 8 anni lasciato da solo con un cellulare in mano può guardarsi più porno in un pomeriggio di quanti ne abbia visti nonno Giancoso in tutta la sua vita. Siamo noi che dovremmo sapere che i bambini a 12-13 anni credono già di sapere tutto di pratiche sessuali perché le hanno viste su Pornhub a casa dell'amichetto che ha i genitori che lavorano fino a tardi e la nonna che non li controlla. Siamo noi che dovremmo togliere gli occhi dai cellulari e renderci conto di come bambini nati nel 2011, 12, 13 trattano le bambine coetanee".

Il Sabbatico porta un esempio concreto per spiegare l'importanza della prevenzione: "All'atto pratico fare educazione sessuale nelle scuole è un tema di prevenzione. Educazione sessuo-affettiva significa che per esempio Dalia che ha 12 anni e che purtroppo ha dei genitori che non possono insegnarle molto, e lo zio di Dalia quando va a trovarla ogni tanto le chiede di fare delle cose che qui non posso proprio dire ma che potete immaginarvi: ecco, dare un'educazione sessuale a tutti i bambini significa anche che Dalia è capace di capire cosa le sta succedendo, e sa che quello che le è successo non è colpa sua, non deve vergognarsi e può andare dalla sua insegnante e parlarne con lei, cercare aiuto. L'educazione sessuale nelle scuole non serve a inculcare ai bambini che Marco è nato maschio ma deciderà lui quando sarà grande se essere maschio o essere femmina, perché in fondo è di questo che avete paura".

L'educazione affettiva nelle scuole è fondamentale per prevenire situazioni di abuso e per insegnare ai bambini a riconoscere comportamenti inappropriati. Il divieto di affrontare questi temi a scuola lascia i bambini in balia di informazioni distorte reperite online o attraverso i coetanei, senza alcun accompagnamento educativo adeguato. In un momento storico in cui la violenza di genere continua a mietere vittime e in cui i giovani hanno accesso precoce a contenuti sessuali attraverso internet, la scelta di vietare l'educazione affettiva nelle scuole appare come un pericoloso passo indietro nella prevenzione e nella formazione dei cittadini di domani.