Come parlare ai bambini di omosessualità in modo naturale e costruttivo
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"Perché quella bimba ha due papà? Perché quella tua amica ha una moglie che è una femmina come lei?". Domande che prima o poi arrivano, spesso quando meno ce lo aspettiamo, e che possono cogliere di sorpresa anche i genitori più preparati. Come rispondere? Come affrontare il tema dell'omosessualità con i bambini in modo naturale e costruttivo?
Ne abbiamo parlato con Ana Cristina Vargas, antropologa e psicoterapeuta, contributor di Uppa e membro dell'associazione Amae aps. "Parlare di omosessualità coi bambini è una domanda molto ampia, è un tema socialmente sensibile e soprattutto oggi è un tema che divide un po' le opinioni", spiega.
Il primo passo: l'auto-osservazione dei genitori
Prima di affrontare il discorso con i figli, secondo l'esperta, è fondamentale fare un passo indietro: "Per me il primo step è di auto-osservazione come genitori. Come io, come noi, rispetto a questo tema dell'omosessualità, delle coppie same-sex, della genitorialità nelle coppie omosessuali? Com'è da noi, in casa? Quindi qual è l'ambiente che i bambini respirano nella loro quotidianità?"
La riflessione deve essere onesta e approfondita: "È normale che ci siano coppie di amici gay che frequentiamo, fa parte del nostro giro, oppure è un tema che ci mette un po' più a disagio? Partire da un'autoconsapevolezza permette di approcciarsi e parlare coi bambini in maniera più consapevole".
I messaggi impliciti che trasmettiamo sono infatti altrettanto importanti di quelli espliciti: "Per esempio, passiamo in macchina davanti al Pride il giorno del Pride e come lo commentiamo? Lo commentiamo o non lo commentiamo? Diciamo 'oh mio Dio di nuovo sta pagliacciata, che traffico insopportabile' oppure altro?".
Famiglie di tutti i tipi: la normalità della diversità
Il primo concetto fondamentale da trasmettere ai bambini è che "esistono famiglie di tutti i tipi" e che questa diversità è completamente normale. Come spiega Martina Pennisi, giornalista e mamma di due gemelli in una famiglia omogenitoriale: "È importante fare degli esempi concreti: ci sono famiglie con papà e una mamma, con due mamme, con due papà, con solo una mamma, con solo un papà". L'ideale sarebbe che ogni bambino potesse vedere questa diversità rappresentata concretamente nella propria vita quotidiana: "È ottimale – continua - che nel momento in cui il bambino comincia a recepire questo messaggio abbia attorno a sé anche altri esempi come suo, perché altrimenti si sente dire che ci sono famiglie di tutti i tipi però poi di fatto attorno a sé ne vede soltanto un solo tipo".
Per supportare questo dialogo esistono libri specifici che possono essere d'aiuto ma, come osserva Pennisi, "lo sono solo in parte: la letteratura e la cultura audiovisiva giocano un ruolo molto importante, ma per ora la produzione e la distribuzione sono limitate". La maggior parte dei contenuti per bambini - dai cartoni animati come Peppa Pig alle canzoni come Baby Shark - continua a rappresentare prevalentemente il modello di famiglia tradizionale, rendendo necessario un impegno maggiore per ampliare la rappresentazione e normalizzare la diversità familiare fin dalla prima infanzia. Le scuole possono e devono giocare un ruolo determinante proponendo modelli neutri e inclusivi fin dai primi anni.
"Ricordiamoci che statisticamente non è più la famiglia mamma, papà e figli la più rappresentata in Italia", sottolinea la dottoressa Vargas. "La famiglia più rappresentata in Italia è la famiglia ricomposta, quindi magari fratelli e sorelle che vengono da nuclei diversi. Ognuno ha una storia propria, diversa, un modo proprio".
Come iniziare la conversazione
Fondamentale è prestare attenzione a come inizia la conversazione: "Quando è che sono io a iniziarla o inizia da uno spunto che mi dà il bambino? Prestare attenzione a come inizia la conversazione ci dice già qualcosa su che cos'è che il bambino ha bisogno di sapere".
Spesso le domande nascono dall'osservazione diretta: "Magari il bambino ha bisogno di capire delle cose perché vede che Giulia ha due mamme e Matteo ha due papà e io invece ho una mamma e un papà, ma è normale? Allora in questa fase ha bisogno di parlare con i genitori su cosa vuol dire essere una famiglia".
Le risposte devono essere semplici e concrete: "Si possono trovare parole semplici: il papà e l'altro papà di Matteo si amano e hanno scelto di formare una famiglia insieme. E guarda come si chiama il bambino, Gaia, Luca, Marco, che ci sono tante forme di famiglia: c'è Luca che ha due papà, c'è Margherita che ha due mamme, e ci siamo noi".
L'importanza dell'amore come fondamento
"Cos'è che è importante in una famiglia per noi? È importante che ci siano tante risate? È importante che ci sia uno spazio per il gioco? È importante che ci sia una casa?", propone la dottoressa Vargas. "Questa è una bella domanda che si può fare nella conversazione: cos'è importante, cos'è il bello, per trasmettere quest'idea che ciò che conta non è il sesso dei genitori né il numero dei genitori, ma appartenere a un nucleo che protegge, che si prende cura, in cui si può stare bene".
Quando la domanda sorge dal bambino che vive in una famiglia omogenitoriale, la gestione può essere leggermente diversa: "Lì ai genitori spetta legittimare la loro scelta, sempre partendo dall'amore. E magari anche spiegare: 'Guarda che qua in Italia ci sono ancora poche famiglie che sono come la nostra, questo non vuol dire che non sia giusto, semplicemente vuol dire che è un po' più difficile far capire agli altri la nostra famiglia'".
Il ruolo della scuola
Il contesto scolastico gioca un ruolo cruciale. "Noi abbiamo fatto un lavoro con le educatrici di scuola materna proprio su questo tema", racconta la dottoressa Vargas. "Molte di loro dicevano 'non mi sono mai confrontata direttamente col tema, mi creerebbe problemi'. Ma quando devo proporre un'attività sulla famiglia, il giorno della festa della mamma, che faccio col bambino che ha due papà?"
La soluzione è creare un ambiente inclusivo fin dall'inizio: "Fare un pensiero prima, prima che mi arrivi la situazione delle due mamme o dei due papà. Io ho già un ambiente che contempli la presenza di due papà, la presenza di famiglie multiculturali, di famiglie ricomposte. Propongo uno scaffale, un angolino dei libri in cui già ci sono, in modo che non sono io che poi ti procuro il libro all'occorrenza, ma ho già creato un ambiente che include".
Oltre gli stereotipi di genere
Un aspetto cruciale è non trasmettere l'idea che esistano attività "da maschio" o "da femmina". "Un messaggio importante da trasmettere è che non ci sono attività da maschio o attività da femmina, ci sono cose belle che possiamo fare a prescindere dal nostro genere", spiega la dottoressa Vargas. "Non sei sbagliato se a te maschietto piace la danza classica, non sei sbagliato se preferisci giocare con le bambole, non sei sbagliata tu ragazzina se giochi solo con le macchinine e ti piacciono le macchinine".
Gli albi illustrati possono essere un aiuto prezioso: "Uno molto classico ma anche molto ben fatto è 'La mia ombra è rosa': è un maschietto che ha l'ombra rosa anziché azzurra come quella degli altri maschi, perché a lui piacciono il rosa, il blu e il giallo".
Naturalezza e spontaneità nei rapporti
È importante aiutare i bambini a comprendere che i comportamenti affettuosi tra coetanei sono del tutto normali e non vanno interpretati prematuramente. L'affetto fisico tra bambini dello stesso sesso - come abbracci, coccole o manifestazioni di amicizia - fa parte della crescita naturale e non ha alcuna connotazione sessuale.
Fondamentale è presentare la diversità come una ricchezza piuttosto che come qualcosa da temere. I bambini possono imparare molto da esempi positivi: artisti, scrittori, atleti o personaggi pubblici che hanno contribuito alla società indipendentemente dal loro orientamento sessuale, dimostrando che i talenti e le qualità personali non sono legati alle preferenze affettive.
Il linguaggio neutro e inclusivo
Anche il modo in cui poniamo le domande fa la differenza. Invece di chiedere "chi è la bambina che ti piace di più?" o "chi è il bambino che ti piace di più?", è preferibile utilizzare formulazioni aperte come "con chi ti piace stare di più?" o "chi è il tuo amico del cuore?". Questo approccio evita di trasmettere aspettative specifiche e lascia spazio a risposte autentiche.
È altrettanto importante educare i bambini a non trarre conclusioni affrettate sui compagni e a evitare linguaggio discriminatorio o di scherno. Insegnare loro a riconoscere e respingere termini offensivi legati all'orientamento sessuale è parte integrante di un'educazione rispettosa e inclusiva.
Gestire le opinioni diverse
Non sempre l'ambiente familiare è uniforme nelle opinioni. "Credo che sia più importante imparare a gestire la diversità anche nelle opinioni, anche quando le opinioni sono in disaccordo - riflette la Vargas -. Possiamo stare bene anche con persone che la pensano in modo diverso da noi, è un insegnamento importante".
L'importante è mantenere la propria coerenza: "Io penso che si possa amare chiunque e puoi scegliere, magari oggi vuoi che sia il tuo migliore amico, domani vuoi che sia tuo marito. Per me l'importante è questo. Il nonno appartiene a un'altra generazione ed è difficile capire questa cosa. Noi la pensiamo così, poi arriverà l'adolescenza e loro dovranno un po' entrare in questo momento e decidere cosa pensano".
Gli albi illustrati possono essere un aiuto prezioso. Tra i titoli consigliati per accompagnare queste conversazioni ci sono La mia ombra è rosa, I due papà di Fiammetta, Stella, babbo e papà, Piccolo uovo, La bambina con due papà, Perché hai due mamme?.
L'obiettivo è crescere bambini capaci di pensiero critico, in grado di navigare in un mondo complesso e diversificato, dove l'amore e il rispetto siano i valori guida, indipendentemente dalla forma che assumono le famiglie.
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