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Educare al consenso oggi per prevenire la violenza (di genere) domani

L'unico modo per fermare le violenze e le discriminazioni che si basano sull'identità di genere potrebbe essere proprio educare bambini e bambine al consenso. Ne parliamo con l'attivista Isa Borrelli

Con l’espressione “violenza contro le donne basata sul genere” si intende qualsiasi forma di violenza (sessuale, fisica, psicologica, economica, etc) diretta contro una donna in quanto tale o che colpisce le donne in modo sproporzionato. Ma è più facile parlare di violenza "maschile": il termine “genere” definisce ruoli, comportamenti, attività ed espressioni socialmente costruiti che vengono considerati appropriati per donne o per uomini. Chiunque esca dal cosiddetto "perimetro", rischia violenze e limitazioni, se non altro discriminazioni, insulti, allontanamenti. Non è ipotizzabile che siano le vittime a doversi tutelare, bisogna invece educare tutte e tutti al consenso, alle differenze e alla sessuo - affettività. Ne parliamo con l'attivista transfemminista e trans Isa Borrelli e chiudiamo con alcune dritte su come educare bambine e bambini al consenso.

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breve inciso: perché parliamo di violenza di genere (e bambini)

Come detto, la violenza maschile sulle donne "è qualsiasi atto di violenza di genere che comporta, o che è probabile che comporti, una sofferenza fisica, sessuale o psicologica o una qualsiasi forma di sofferenza alla donna, comprese le minacce di tali violenze, forme di coercizione o forme arbitrarie di privazione della libertà personale sia che si verifichino nel contesto della vita privata che di quella pubblica”, come sancito durante la Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite a Vienna del 1993.

Da Istat sappiamo che negli ultimi cinque anni a confronto con i cinque anni precedenti sono aumentate le violenze da parte dei partner e di ex partner, ma non solo:  considerando il totale delle violenze subite da donne con figli aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito a episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3 per cento del dato del 2006 al 65,2 per cento nel 2014). Se il proprio partner quando era piccolo ha assistito alla violenza tra i genitori diventa autore di violenza nel 22 per cento dei casi (5,2 per cento la media), così come se ha subito da piccolo violenza fisica. Insomma non passa ancora il messaggio di quanto sia nocivo per i figli vivere in un ambiente dove si esercita la violenza

l'attivista Isa Borrelli, "l'educazione sessuo affettiva non può dipendere dalla volontà dei singoli istituti"

Insieme agli attivisti Flavia Restivo e Andrea Giorgini, Isa Borrelli ha promosso la petizione e l'omonimo festival Saperlo prima, per sensibilizzare l'opinione pubblica e la politica e chiedere l’istituzione dell’educazione sessuo-affettiva e alla parità di genere nelle scuole.

"Si parla spesso di cultura dello stupro e di come la violenza patriarcale macchiata vada contrastata all’interno della nostra società e quello che purtroppo non viene spesso messo in luce è la costruzione della cultura del consenso, perché alla cultura dello stupro si oppone precisamente la costruzione della cultura del consenso cioè la decostruzione delle oppressioni sistemiche che derivano dalla cultura dello stupro e costruire in ottica positiva una cultura condivisa che lavori sui valori quali autodeterminazione e libertà individuali, parità tra i generi e che vada a decostruire gli elementi sia delle narrazioni che dei ruoli di genere e le oppressioni specifiche che portano al consolidamento della cultura dello stupro", dice Borrelli.

All’interno della cultura del consenso, "che è quella a cui collettivamente dovremmo aspirare, è molto importante l’educazione sesso affettiva in tutte le scuole, ovviamente adeguata a seconda dell’età delle persone: purtroppo attualmente è completamente assente dal nostro ordinamento, anche se ci sono sporadiche iniziative all’interno dei vari istituti scolastici lasciate alla volontà di singole realtà con programmi tutti diversi e che sappiamo essere per la maggior parte progetti extra scolastici, soprattutto nelle zone della centro e del Nord Italia quando invece, fosse obbligatoria, darebbe gli strumenti e la possibilità a tutti gli istituti di avere lo stesso programma su tutto il territorio nazionale".

L'attivista Isa Borrelli 

Idealmente, "dovrebbe essere pianificata in collaborazione con le associazioni femministe e transfemministe che già si occupano di questi temi coinvolgendo persone esperte in psicologia, sessuologia e relazioni - continua - perché si parli in modo laico e positivo dell’educazione alla sessualità e soprattutto all’affettività, del tema del consenso dell’intimità, della salute sessuale e riproduttiva ma anche di temi come le relazioni, le identità di genere, l’orientamento sessuale o la gestione degli stati emotivi". 

Questi punti sono particolarmente importanti dal momento che la società ha evidentemente dei grandi problemi nella gestione e nella riflessione individuale e collettiva sul rispetto, per esempio, del rifiuto o sulla gestione della rabbia o di altri stati emotivi: pensiamo a quanto potrebbe essere rivoluzionario insegnare già delle materne il concetto di consenso e cioè che le persone devono chiederti il permesso per toccarti. La scuola ha un’importanza fondamentale ma occorre ragionare su come costruire dei programmi che affrontino la questione senza aggiungere stereotipi e false narrazioni, o con l’ingerenza di associazioni anti-abortiste e anti-scelta".

l’importanza dell’educazione al consenso

A inizio 2024 l'istituto Beck di terapia cognitivo comportamentale ha pubblicato un prezioso studio a cura della dottoressa Maria Sole Puca, la quale specifica che "purtroppo, è frequente che le vittime risultino ignare dei propri diritti, con conseguente impossibilità di accedere alla giustizia e ai risarcimenti. Si trovano, in particolare, ad affrontare una serie di ostacoli quali stereotipi di genere, concezioni discriminatorie sulla violenza sessuale, accuse di colpevolezza, dubbi sulla credibilità, mancanza di adeguato supporto e inefficacia della legislazione". Di conseguenza, "risulta imperativo che sin da giovani ragazze e ragazzi acquisiscano, sin dalla tenera età, la consapevolezza dell’importanza del consenso all’interno di una relazione affettiva: il consenso, basato sulla consapevolezza di chi lo concede e di chi lo riceve, deve derivare da un sano processo di assunzione di responsabilità nei confronti delle proprie emozioni e pensieri". 

E continua: l’educazione all’autonomia fisica e personale permette ai bambini e alle bambine di stabilire dei confini, di sentirsi autorizzati a dire e ricevere dei “no” e di orientarsi in un mondo che comprende anche dei rifiuti e dei fallimenti", la dottoressa Puca poi descrive otto modi per educare bambine e bambini al consenso e allo stabilire e rispettare i confini interpersonali che i genitori, e tutte le loro figure di riferimento, possono impiegare come punto di partenza per il suddetto processo educativo socio-affettivo. Tra questi, rendere consapevoli i bambini circa il loro essere padroni del proprio corpo quindi non forzare mai abbracci, baci o carezze come sostituti della comunicazione, anche con i parenti. O ancora, chiedere il permesso prima di toccare i bambini e incoraggiali a fare lo stesso. E ancora: è comune fare affidamento su frasi carine per riferirsi ai genitali, ma trovare parole alternative o dire ai bambini di non dire parole come “pene” o “vagina” veicola il messaggio che alcune parti del loro corpo siano “vergognose”. I bambini a cui è insegnato di non parlare dei loro corpi potrebbero sentirsi meno a loro agio nel segnalare se stanno subendo danni sessuali.

parlare ai bambini di consenso e farlo senza tabù

Parlare "apertamente, senza tabù": la dottoressa ritiene che lo sviluppo sessuale è altrettanto importante quanto lo sviluppo fisico, cognitivo ed emotivo. I bambini che non hanno accesso a informazioni sulla sessualità sono più a rischio di sviluppare atteggiamenti o convinzioni non salutari sulla propria sessualità o su quella degli altri. Potrebbero anche cercare informazioni da fonti inaccurate o potenzialmente fuorvianti e dannose. Invece, avere conversazioni appropriate all’età durante il loro sviluppo permette ai bambini di sentirsi più a loro agio nel cercare conversazioni oneste e aperte su corpi, sesso, confini e soprattutto consenso.

Naturalmente esistono moltissimi libri e video adatti a ogni età che sono strumenti adeguati per parlare di corpi, identità, differenze e consenso, "un’educazione affettiva, sessuale e innovativa è essenziale per preparare le nuove generazioni a navigare il complesso mondo della sessualità in modo sicuro, consapevole ed empatico", si legge infine sullo studio della psicoterapeuta.