I bambini chiamano "mamma" ogni tre minuti, 430 volte al giorno: l cervello va reset (ma prima va in tilt)
Per chi si chiedesse cosa succede al cervello di una madre quando viene chiamata ogni tre minuti: va in reset.
Ogni volta che il flusso di pensiero viene interrotto, il cervello è costretto a interrompere e riavviare il processo mentale in corso.
E non fa bene.
Anche chi non è madre può confermare che le madri vengono invocate dai loro figli e figlie un quantitativo di volte eccessivo per qualsiasi cervello. E lasciando stare il setting di una chiacchiera con qualche amica in enoteca o al ristorante, la vocina che chiama "mamma" alle orecchie delle madri è un suono perenne che accompagna ogni cucinata, tentativo di lavorare o mandare una mail, presentandosi ogni tre minuti, di ogni giorno.
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Ok, siamo d'accordo che "mamma!" è un'invocazione che può contenere amore, bisogno, urgenza ma che ripetuta centinaia di volte al giorno, si trasforma ugualmente in un martello mentale, continuo e implacabile. Tanto è vero che abbiamo testimonianze di madri che raccontano di aver imparato a rimettersi al centro.
«Questa mattina ho letto uno studio che dice che una mamma viene interrotta ogni 3 minuti - scrive Laura sui propri canali social (pubblici) - Ogni. Tre. Minuti. Sono più di 200 reset mentali al giorno: la concentrazione si spezza, il cortisolo sale, la memoria si appanna. Il cervello impara a stare ovunque e in nessun posto. E non è un tuo limite: è l’effetto delle interruzioni costanti. Pensa che una mamma prende più di 35mila decisioni in un giorno. È un sovraccarico neurologico, emotivo, mentale. Diventiamo manager familiari, con la lista infinita delle cose da fare sempre in testa… per tutti. E proprio per questo ho capito una cosa fondamentale: rimettermi al centro non è egoismo. È sopravvivenza. Ho costruito una routine che sia davvero mia, fatta di momenti in cui respiro, in cui mi ascolto, in cui supporto il mio corpo con le giuste risorse perché alla fine siamo noi a tenere in piedi tutto. E se cadiamo noi, cade tutto il resto». E ha ragione.
Lo "studio" però non è chiarissimo. Nel senso che non è chiara la fonte. Per ora girano grafiche sui social che sì, in effetti raccontano come le madri vengano "interrotte" oltre 400 volte al giorno, ovvero una volta ogni 3 minuti. Va precisato che non esistono fonti dirette o dati pubblici verificati che confermino questa cifra.
imparare a ignorare o (più facilmente) dividere il carico di cura
C'è semmai una testimonianza concreta e verificabile che arriva invece dall’Australia. Jasmine, imprenditrice di Melbourne, che ha contato quante volte i suoi figli (di due e quattro anni) l’hanno chiamata in un solo giorno: 234 volte, con picchi di 88 richieste già prima delle 9 del mattino. In media, ed eccoci, è un’interruzione ogni tre minuti.
Quest'esperienza personale è stata raccontata in un video pubblicato sul canale TikTok aziendale e ha raggiunto quasi 850mila visualizzazioni. Ma Jasmine non ha solo contato le volte in cui i bambini hanno pronuinciato la parola "mamma", ha anche parlato di ciò che significa per lei sentirlo fare così tante volte: la fatica di dover rispondere continuamente, il senso di colpa che si prova quando si è esauste e la necessità di dover giustificare la stanchezza (anche davanti persone estranee). Alcuni e alcune utenti l’hanno accusata di essere egoista mentre altri e altre, fortunatamente, hanno colto la profondità del messaggio, cioè che due cose possono essere vere contemporaneamente: si può essere grate per la propria famiglia e allo stesso tempo esauste e frustrate.
Per chi si chiedesse cosa succede al cervello di una madre quando viene chiamata ogni tre minuti: va in reset. Ogni volta che il flusso di pensiero viene interrotto, il cervello è costretto a interrompere e riavviare il processo mentale in corso. È come premere continuamente pausa e play su un disco che non riesce mai a suonare fino in fondo. Questo non solo rallenta l’esecuzione dei compiti, ma porta anche a un logoramento mentale che cresce nel tempo. Il cervello infatti (nonostante le belle propagande e pressioni culturali travestite da lusinghe) non è progettato per un multitasking continuo.
la soluzione non è certamente un riposino
Ogni cambio di attività richiede energia. Ogni "mamma!" obbliga a spezzare il filo logico e a ricominciare da capo. A lungo andare, questa frammentazione costante del pensiero porta a una sensazione di esaurimento, come se la testa si svuotasse o entrasse, appunto, in reset. Tenendo presene però che questo reset non è un momento di calma ma un corto circuito. È quel momento in cui ti dimentichi cosa stavi facendo, in cui ti blocchi davanti al frigorifero aperto senza sapere cosa cercavi. È l’incapacità di portare a termine un pensiero, figuriamoci un progetto.
Quindi non è solo stanchezza: è sovraccarico. Infatti a differenza della stanchezza fisica, il carico mentale è una fatica da cui non ci si riprende con una dormita. Anche quando i figli dormono, molte madri continuano ad essere mentalmente vigili: organizzano, pianificano, anticipano. Ecco perché la soluzione non è aiutare la mamma concedendole di riposare e facendo al suo posto qualche compito qua e là, ma insegnare alla mamma a condividere davvero le responsabilità, delegando il carico di intere aree della gestione familiare e domestica perché vengano svolte da altre persone in modo autonomo.