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Aggiornato il: 4 minuti di lettura

Amo, il bro e la brat summer: i social media e lo slang che sembra un'altra lingua (e forse lo è)

Amo, il bro e la brat summer: i social media e lo slang che sembra un'altra lingua (e forse lo è)
(getty)
La brat summer e il "bro" sono solo due delle parole nate sui social e che sentiamo anche fuori: la lingua italiana sta integrando lo slang senza indugi, con buona pace dell'Accademia della Crusca
di Eugenia Nicolosi

Amo, troppo noi. Il Bro. Triggerare, BAE, crush, brat summer: lo slang dei social è uscito dai social e sta dando vita a un'altra lingua. Il linguaggio si evolve, lo sappiamo, sulla base dell'uso e dell'evolversi della stessa società. Le parole assumono significati a seconda del modo in cui vengono usate, se vengono usate e, spesso, sono le generazioni più giovani a condurre questi cambiamenti di linguaggio (quindi culturali). Ma esisterà ancora uno spazio di formalità in cui non si potrà chiamare il collega di lavoro "bro"?

Fedez parla di Chiara Ferragni nel nuovo singolo con Emis Killa, "Sexy Shop"?

la brat summer: l'ultimo prodotto dello slang social

La "brat" summer non si riferisce alle bambole Brat (letteralmente "monella") che con i loro capelli colorati e make up pesante erano (sono?) le antagoniste della "clean girl" Barbie. Volere una "brat summer" significa dichiarare di ispirarsi all'album "brat" della cantante inglese Charli XCX, uscito il 7 giugno. Per i testi e le musiche? Non proprio: le fan sono rimaste colpite dalla copertina, in cui c'è solo la scritta "brat" a bassa risoluzione su uno sfondo verde acido. La Generazione Z, o parte di essa, si è invaghita di questa estetica leggermente trashy che evoca feste caotiche e atmosfere da "ragazze interrotte". La cantante stessa ha spiegato in un video il senso del riconoscersi in una ragazza Brat: "quella ragazza un po' disordinata, a cui piace fare festa e che a volte dice delle cose stupide. Che si sente se stessa ma che magari ha anche un crollo emotivo. Ma in un certo senso è molto onesta, molto schietta, un po' volubile, fa cose stupide".

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(new york post)

Va bene, andando avanti: non siamo le prime a interrogarci sullo slang dei social che prende vita anche fuori dai social, frutto della contaminazione tra le culture pop e sottoculture di diversi Paesi. Ma è chiaramente l'inglese la lingua franca dei social: lo slang è composto praticamente solo da anglicismi.

il bro, la crush, droppare, fare dissing

E mentre "cringe" e ‘"FOMO" sono state incluse nell’elenco delle parole dell’Accademia della Crusca, la Treccani ci fornisce la definizione di "fare dissing". Che viene, come "Brat summer" dall'ambiente musicale. Nella cultura hip-hop e, in particolare, nella musica rap, si fa "dissing" quando canta in pubblico una canzone che ha l’obiettivo preciso di prendere in giro, criticare o insultare una o più persone. "Dissing" è un termine tecnico che indica una gara di insulti tra colleghi musicisti (come quello di Fedez contro Gue Pequeno e Marracash). Lo racconta pure il film 8 Mile con Eminem: nel mondo dei rapper ci si insulta a colpi di discorsi, cantati, pubblici. Ma ormai non solo più tra rapper evidentemente.

Nel frattempo i ragazzi e le ragazze del progetto Cronisti in classe segnalano alcuni termini e abbreviazioni: “bro” per “fratello” (ma viene usato per indicare l'amico, perfino il partner), “top” per “ottimo”, o “fam” per “famiglia”. 

Bae è l'acronimo di “Before Anyone Else” (prima di chiunque altro/a): una persona quindi speciale, specialissima, che viene prima del resto. Perfino prima della crush: cioè della “cotta”. Anche questa parola nasce nella cultura anglofona, in ’inglese “to crush”, significa “schiantare”, viene usato per gli incidenti stradali, per dire. Le nuove generazioni associano la potenza dell'infatuazione a quella sensazione di schianto e usano la parola crush per riferirsi a qualcuno/a verso cui provano attrazione romantica o sessuale ma con cui non c'è in piedi una vera e propria storia.

Non è tra le più nuove, ma "blastare" è una parola che in inglese significa "distruggere” e che nel linguaggio social descrive un'azione mediante la quale si vince, per esempio, una diatriba (Enrico Mentana è famoso per i blast con cui zittisce i commentatori inopportuni dei suoi post) o per rispondere a qualcosa di "cringe". Si definisce "cringe" ad alta voce ciò che è molto "imbarazzante", sia situazioni che persone a cui si vuol far sapere che sono imbarazzanti. Tutto un altro stato d'animo è quello di chi decide di stare tutto il giorno a "chillare", che viene sempre dall'inglese - come quasi tutto lo slang - dove il verbo "to chill" significa rilassarsi. 

Come non parlare della "girl math", che non significa letteralmente la "matematica delle ragazze" ma piuttosto descrive una logica (ironicamente e autoironicamente, quella femminile) che giustifica comportamenti stereotipicamente ritenuti come "tipici" delle ragazze. Per esempio la Girl Math è comprare una tisana drenante e poi lasciarla per sempre nella dispensa perché si va a bere alcolici con le amiche.

"bro ti vedo triggerato o sei solo delulu?"

C'è poi "droppare": dall’inglese “to drop“, ("lasciar cadere") che viene usato per dire che è stato rilasciato qualcosa "Beyonce ha droppato un nuovo album" ma anche per dire che si ha terminato di fare qualcosa, "ho droppato il libro di Jane Austen" (probabilmente la frase terminerebbe con il nome di altri autori o altre autrici).

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"Flexare" invece viene usato per indicare il vantarsi di qualcuno ("il bro sta flexando il nuovo taglio di capelli sui social"). In inglese il verbo "to flex" significa “esibire”. Insomma, potremmo continuare all'infinito ma il rischio è quello di triggerarsi troppo. A proposito, "trigger" in inglese significa "grilletto" e si usa per indicare qualcosa che provoca una reazione emotiva negativa forte. Come se si subisse uno sparo.

Delulu: viene da "Delusional", che non vuol dire "delusa" ma "illusa" (o illuso). Si usa sui social - e anche fuori - per descrivere sè stesse o qualcun altro/a nel merito di fantasie non sempre oggettivamente impossibili da realizzare (si è "delulu" per la crush non corrisponde). Molte tiktoker restano "delulu" dopo aver speso cifre esorbitanti per dei prodotti, per poi scoprie che esistono i "dupe" a basso costo. Perché "dupe" significa "inganno" e viene usato come hashtag proprio quando vengono fatti video in cui si mostrano copie di borse firmate o prodotti di make up a basso costo che hanno lo stesso effetto (chissà) di quelli costosi. 

lo slang è sempre esistito, ora è solo più visibile e diffuso

I social media hanno un impatto indiscutibile su ogni aspetto della nostra vita, quasi non c'è più una distanza tra mondo fisico e mondo digitale. Facebook, Twitter, Instagram e TikTok, hanno cambiato e stanno cambiando il modo in cui interagiamo e alterato in modo permanente il modo in cui parliamo. Oltre a fornire alle persone degli spazi per comunicare, mettersi in mostra e creare comunità, i social  hanno anche accelerato l'evoluzione dei linguaggi, che è qualcosa che avviene normalmente da che il linguaggio esiste. La differenza è che oggi la varietà linguistica si sta intrecciando nel tessuto della globalizzazione. Le abitudini comunicative sono cambiate e continueranno a cambiare in forza dell'accessibilità e della natura immediata dei social: le interazioni avvengono in tempo reale e sono semplificate da linguaggi comprensibili, o meno comprensibili, a seconda della comunità di riferimento. E a loro volta subiscono la contaminazione delle discussioni e delle conversazioni che interessano quella comunità, prodotti pop di tendenza e hashtag di successo lanciati in altre lingue.

Così nasce lo slang, insomma. La lingua è un fenomeno dinamico per natura, sono i milioni di miliardi di utenti che interagendo tra loro hanno velocizzato e allargato all'infinito un processo naturale, quello della creazione di un ennesimo slang. Perché gli slang esistono da che esistono le comunità: spazi interni alle società nei quali ci si riconosce. 

Resta una domanda: la diffusione di questo linguaggio decisamente informale può di certo rafforzare le reti sociali, ma d'altro canto, questi cambiamenti linguistici come incidono sulla cultura? Come, in poche parole, si comunica nei contesti formali secondo i ragazzi e le ragazze delle generazioni Z e Alpha?