Scritte da maschi, per i maschi: le donne nei Cinepanettoni (e nelle rom com di Natale)
La premessa è che in qualche misura sono un patrimonio culturale, però i film di Natale - e non solo quelli italiani - non riescono a uscire dal loop: le donne sono mogli oppure "mandrille di Porto Recanati".
La donna nei film di Natale ha due ruoli: moglie bacchettona o giovane amante sexy e ingenua. Che siano i fratelli Vanzina, Neri Parenti o illustri sconosciuti che firmano le sceneggiature delle rom com poi prodotte da Hallmark, i film di Natale riescono a rinchiudere i personaggi femminili dentro micro gabiette talmente stereotipate da essere surreali.
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Eppure c'è chi pensa che sia (ancora) la realtà, c'è chi, guardando questi film, applica il modello alla propria realtà fino a piegarla e ad annientare la complessità delle donne, convincendosi che l'intera popolazione femminile (biologicamente parlando, ovvio) possa dividersi in due categorie: fidanzate/mogli eleganti, comprensive e materne ma distratte, quindi facilmente tradibili, o sexy cavallone sprovvedute che perdonano tutto in cambio di un bel regalo e che inspiegabilmente si innamorano di uomini mediocri, arraffoni, maldestri ed egoisti. Insomma clown. Ci sarebbe la terza categoria, una categoria fantasma perché raramente viene rappresentata nella quale rientrano le "figlie" e in generale le donne non sexy.
le donne nei film di natale: wife material o sgualdrina
La premessa è che i Cinepanettoni sono un patrimonio tutto italiano e che le commedie romantiche di Natale in generale atterrano bene in quei tinelli in cui serve alleggerire l'atmosfera, per cui si perdona tutto (o quasi), perfino la pervicacia con cui vengono riproposte le stesse sceneggiature, anno dopo anno, con il solo cambio di location e, a volte, di cast. Le trame dei Cinepanettoni sono tutte identiche: mariti che tradiscono mogli bacchettone con giovanissime amanti che si lasciano prendere in giro, non vengono scoperti mai e, quando le amanti li lasciano, tornano al calduccio tra le braccia della moglie.
Lo stesso accade con le commedie romantiche di Natale: le trame, tutte identiche, ruotano attorno a un "viaggio dell'eroe" che finisce sempre nel paesino di provincia, come a esaltare le gioie della vita semplice. La protagonista femminile di solito si rende conto di aver perso tempo ed energie dietro a un'illusione (carriera e/o uomo immeritevole) e sceglie di lasciare l'attico a New York in cui abita per vivere in campagna accanto al suo fidanzato delle medie, che ritrova miracolosamente single e ancora innamorato di lei nonostante siano passati vent'anni. E sì: va male uguale, perché continua a non esserci una sana via di mezzo.
Va male uguale perché appiattire la rappresentazione femminile a due ruoli (moglie o wannabe moglie oppure sexy amante da nascondere nell'armadio) ha finito con l'appiattire la percezione che gli uomini hanno delle donne. È anche vero che i personaggi maschili non godono di ottima salute: nei film di Natale americani sono dei giganteschi mostri di egoismo però ricchi e sexy oppure aridi e solitari maschi di campagna, poveri con un cuore tenero. Nel senso: il maschile è rotto pure.
Nei Cinepanettoni invece sono tendenzialmente benestanti, furbacchioni e "belli" anche se non lo sono, ma nel loro ruolo c'è l'avvenenza per cui tutte le protagoniste femminili (canonicamente bellissime) li desiderano carnalmente, oppure sono spalle: buffi omuncoli continuamente vittime di equivoci e inseguimenti in stile Benny Hill.
Ma siamo qui per parlare di donne e allora iniziamo dall'inizio, appunto, per finire con una proposta: i Cinepanettoni non sono lo specchio della società, sono un prodotto diventato - purtroppo - sempre più mediocre e che riflette alcuni vizi e alcune, basse, pratiche ma che riconsegna al pubblico ciò che il pubblico è. Ogni persona che guarda un cinepanettone lo vede in modo diverso. Vediamo perché.
c'era una volta il capolavoro: "vacanze di natale"
C'era la commedia e c'è la commedia. E sono diverse. Chi non conosce il genere dei Cinepanettoni, potrebbe non notare la differenza immensa che corre tra la scrittura delle trame e dei personaggi di ieri e quelli di oggi. A partire dal primo Cinepanettone della storia nazionale, Vacanze di Natale del 1983 diretto dai fratelli Carlo e Enrico Vanzina, con l'intenzione di replicare il successo di Sapore di Mare, uscito qualche mese prima.
Tra lo scontro di classe rappresentato dalle due famiglie protagoniste (quella di Claudo Amendola e quella di Christian De Sica) e la prospettiva dei lavoratori stagionali (Jerry Calà) contro quella di chi a Cortina va per divertimento (Stefania Sandrelli e Guido Nicheli), il film Vacanze di Natale è intanto un'affascinante finestra sugli anni Ottanta, ma anche una critica raffinata - per quanto leggera - al capitalismo, al perbenismo ipocrita, alla mediocrità e al consumismo. Un'idea non proprio originale (è una specie di remake di un film del 1959 con Alberto Sordi e Vittorio De Sica, Vacanze d'inverno). Ma visto l'enorme e inaspettato successo di questo primo esperimento, nel 1990 uscì Vacanze di Natale '90, diretto da Enrico Oldoini con Massimo Boldi e Christian De Sica reduci da I pompieri (1985) e Yuppies - I giovani di successo (1986).
Ancora Boldi e De Sica sono stati protgonisti di Vacanze di Natale '91 e Vacanze di Natale '95 (con Luke Perry) per la regia di Parenti. Mentre i Vanzina, insieme a Boldi e De Sica, girarono Vacanze di Natale 2000 con Megan Gale e Nino D'Angelo. Dal 2001 in poi le "Vacanze di Natale" di personaggi sempre uguali sono state ambientate in ogni centimetro del globo terracqueo e girate da vari registi tra cui anche Fausto Brizzi: da Miami al Nilo, da New York, all'India, ad Amsterdam fino a Marte.
Ma le donne, dicevamo. Le attrici e showgirl (viste le parti non occorre seguire corsi all'Actor's Studio) che hanno partecipato ai Cinepanettoni sono tantissime: Karina Huff, Stefania Sandrelli, Nadia Rinaldi, Nancy Brilli, Elisabetta Canalis, Sabrina Ferilli, Michelle Hunziker ma anche Cindy Crawford, Carmen Electra, Daryl Hannah, Leslie Nielsen e Megan Gale.
la mandrilla di porto recanati e le sexy amanti
Nel primoVacanze di Natale i "bamboccioni" fedifraghi sono solo due (Nicheli e Calà) e rappresentano un tipo umano specifico in mezzo ad altri tipi umani, due storie di tradimenti e amanti nascoste nell'armadio in mezzo ad altre storie di lotta di classe, critica sociale, scoperta di sé e amori giovanili. Il loro incontro con la "mandrilla Porto Recanati", una donna grossier, fuori posto a tavola con le raffinate mogli e con un forte accento di provincia, è funzionale alla risata: racconta uno spaccato dell'Italia esagerandone i contorni per divertire il pubblico, ma nel frattempo il resto della commedia mette in scena altre storie e altre questioni.
I Cinepanettoni, tutti, da allora hanno visto sparire i dialoghi tra personaggi femminili, che sono stati scritti sempre meno per la trama e sempre più per compiacere lo sguardo maschile peggiore, quello legittimato dal potere di spogliare - con gli occhi e letteralmente - le donne, di toccarle e usarle, di mentire, manipolare e sessualizzare. Un male gaze che nei Cinepanettoni si esprime a briglia sciolta nella scrittura e nella fotografia: le donne nei Cinepanettoni compaiono nude in scene a caso, sono continuamente oggetti e mai soggetti: sono insomma la prova del fatto che a lasciar agire in libertà lo sguardo maschile si ottengono tette in bella vista, dialoghi inesistenti e nessuna identità, perché devono solo esaltare le mascalzonate, applauditissime, del protagonista di turno in cui lo spettatore medio si riconosce o aspira a riconoscersi.
Allora il problema è la volgarità di Carmen Electra che gira mezza nuda nello chalet di Massimo Boldi (di cui è surrealmente amante)? O che De Sica si sappia destreggiare, quando nell'ascensore insieme a lui ci sono sia l'amante che la moglie, entrame stupide al punto da non capire? O che sempre lui la sfanghi ancora una volta cantando e ballando Brigitte Bardot Bardot fino a uscire dalla sala perché, ancora, moglie e amante sono entrambe presenti?
il problema dei cinepanettoni è chi li prende sul serio
No: il problema è che il maschio mediocre, nel tentare disperatamente di riconoscersi nel modello proposto dai personaggi De Sica, Massimo Ghini, Massimo Boldi e tutti gli altri protagonisti centrali dei Cinepanettoni, adotta i loro comportamenti e con una caparbietà quasi sovrannaturale mantiene l'illusione rifiutando di vedere l'evidenza: cioè che le donne nella vita vera non sono i personaggi di Elisabetta Canalis e Sabrina Ferilli.
Attenzione: la questione sociale della rappresentazione mediatica stereotipata rispetto al genere è vera e importantissima, ma non si può parlare di questo in riferimento ai Cinepanettoni perché chi scrive e dirige e perfino chi interpreta i Cinepanettoni non prende sul serio i Cinepanettoni. Una fetta di pubblico maschile lo fa, mentre il pubblico femminile - e quello queer, lgbt e non bianco - alza le braccia e guarda altrove perché sa che nella migliore delle ipotesi in sua rappresentanza ci sarà una macchietta di contorno a un'altra macchietta, quella del maschio etero, bianco e un reddito alto che pure dovrebbe alzare le braccia nel vedersi rappresentato così, ma non lo fa. Ecco, dove sta il problema.
dimmi cosa guardi e ti dirò chi sei
Certamente c'è stata una involuzione verso la mediocrità nel filone dei Cinepanettoni, un genere che pare esistere solo in Italia (lo statunitense American Lampoon's Vacations è somigliante sul punto della mascalzoneria del protagonista ma molto diverso) e che forse per questo dovrebbe spingere italiane e italiani che apprezzano il genere a una riflessione: siamo così? Vogliamo essere così? E soprattutto: cosa ci piace di questi film? Nella migliore delle ipotesi, come ogni altro prodotto non pensato per avere un valore educativo o culturale, i Cinepanettoni e le commedie romantiche di Natale piacciono perché sono leggeri, non perché sono realistici. Ma conservano dosi di raggelante realtà, che ci piaccia o no, diversamente non staremmo qui a spiegare che le donne dei Cinepanettoni non sono reali ma creature inventare da maschi esistenti, quelli sì, per il loro esclusivo piacere. Allora, ancora una volta, il problema è dei maschi: non tanto dei creatori, quanto dei consumatori del prodotto in questione.